I due servi lo vestivano tenendo la testa china e attenti a non incrociare il suo sguardo.
Se ne stava in piedi.
Stagliato nell’anticamera divinatoria con le braccia perpendicolari al corpo, mentre la sua vestizione cerimoniale veniva ultimata. Quando gli furono applicate le stole rosse si mosse di un passo avanti e i servi corsero via negli angoli bui e si inchinarono.
Con le sue mani indossò il piviale ed entrò nella cattedrale.
Ivi era silenzio.
I densi fumi delle fucine oscuravano il sole che in questa fase del giorno proiettava rossastro ombre nella polvere atavica del luogo sacro. Polvere che plumbea si depositava sul ferro dell’imponente statua che occupava la navata principale. La statua di ferro, la statua di Dio, la statua di Ashkal.
La vuota cattedrale si esprimeva con l’eco dei passi del Sacerdote. Quando egli fu al cospetto dell’Idolo, dai pulpiti posizionati simmetricamente al centro della cattedrale, fecero la loro comparsa i Diaconi dell’Ordine Sacro.
Il Vescovo di Ashkal si voltò, e in questo modo poteva osservare i suoi quattro fratelli in alto sui pulpiti. Dando le spalle all’Idolo sembrava che la sua figura divenisse gigantesca e, sebbene i Diaconi occupassero posizioni sopraelevate, chinarono il capo dinanzi al rappresentate di Ashkal.
«Sacri Fratelli»
La sua voce era un tuono.
«Gli ignari popoli che vivono al di là delle terre di Oltremonte ci chiamano barbari. Loro credono che siamo solo luride bestie. Capaci solo di compiere scempio. Ma loro non sanno che il nostro popolo è eletto. Il nostro popolo è stato scelto per soffrire, per degradare all’attuale stato animalesco, in modo che possa essere salvato. La consapevolezza è una condanna. Noi siamo chiamati a guidarli per poi bruciare i nostri peccati e lavare i nostri debiti con il nostro dolore.
Ashakal ci ha benedetti! Ci ha dato la forza, la potenza, il desiderio del sangue affinché noi possiamo purificare queste terre e dominarle. Noi abbiamo il compito di soggiogare i deboli, arginarli e togliergli il controllo.
Per Ashkal noi dobbiamo farlo. È la voce di Dio che ognuno di voi sente dentro di sé, la sente scorrere nel suo sangue.
Ma fratelli, quello che Ashkal ci chiama a fare è difficile. Richiederà il nostro sacrificio e lo sterminio del nostro popolo.
Anche un Dio ha nemici.
Potevamo vederne i paramenti un giorno. Potevamo vedere il simbolo della sgualdrina adorata dal popolo umano di Couronnia. Noi intingeremo la candida veste della puttana nel sangue. Banchetteremo con le carni dei loro figli e bruceremo le loro case perché loro sono la bestemmia al nome di Ashkal. Loro contaminano anche le nostre file di soldati devoti.
Adesso abbiamo nemici tra di noi, come noi.
Questi orchi traditori si ritengono Eletti.
Bestemmiatori eretici!
Si ritengono superiori perché sostengono essere stati risparmiati dalla maledizione.
Sudici! Credono che il coraggio che Ashkal ci infonde sia una maledizione, credono che la forza che possediamo non ci sia stata data per dominare, ma per essere dominati.
Pazzi!
Oh no! Ma noi devoti di Ashkal non ci faremo soggiogare da questa piaga. La estirperemo lavandola con tutto il sangue necessario»
Il Vescovo di Ashkal tacque. Voleva solo dare il tempo ai Diaconi affinché potessero formulare l’unica obiezione plausibile. L’unica domanda che c’era da porsi.
«Fratello»
I quattro diaconi parlavano contemporaneamente perché ogni fase della cerimonia era concordata. Loro quattro valevano uno al cospetto del Vescovo.
«Dicono che il popolo dei traditori abbia un profeta. Lo chiamano Seher. Il Profeta del Sogno»
Il Vescovo giunse le mani e gonfiò il petto.
«Eccolo il profeta!»
Alle sue parole due Orchi del Clan Skull entrarono riverenti ma assai decisi nella cattedrale, procedendo con lo sguardo fisso a terra trascinando con sé un prigioniero incatenato a una croce di ferro, costretto a muoversi con quel fardello sulla schiena.
Il prigioniero era un orco come loro, ma diverso in alcune connotazioni. Le sue fattezze erano più esili di quelle dei suoi fratelli. I suoi lineamenti più dolci, più simili a quelli della razza umana sebbene avesse comunque una corporatura massiccia. Il suo fisico era debilitato. Il volto livido.
I Militari gli tolsero il fardello e lo sbatterono a terra obbligandosi ad inginocchiarsi colpendolo alle rotule con l’elsa delle armi.
Il Vescovo fece un cenno distratto di consenso.
«Eccolo qua il… “Profeta”. Inginocchiato davanti ad Ashkal. Se fosse il profeta che si va narrando perché non si alza e non mi uccide? Perché non mostra la sua forza? Guardami feccia! Guardami!»
Seher fece lo sforzo di guardarlo negli occhi. Aveva la gola riarsa. Gli centellinavano l’acqua e le percosse l’avevano portato al limite di sopportazione. Trovò però le forze di alzare lo sguardo e quando il Vescovo si ritrovò a sostenere il suo sguardo, di un vivo intenso, fu capace solo di fare una smorfia di stupore e disprezzo.
«Come osi guardarmi? Come osi?»
Uno dei guerrieri carcerari lo colpì bruscamente alla nuca facendolo rovinare a terra.
Seher non emise mai un lamento. Non si lamentava mai.
«Chi sei? Impostore ciarlatano. Tu non sei un profeta»
«Lo sono invece» - disse tossendo.
Le guardie sollevarono le armi ma il Vescovo le bloccò con un gesto.
«Ah sì lo sei? E allora perché non mi uccidi? Perché il tuo Dio non ti aiuta, Ashkal è forse più forte?»
«Dio è con me»
Il Vescovo rise e la sua risata era tanto folle che contagiò gli astanti. Non osarono ridere ma un ghigno si dipinse sul volto di tutti.
«Che Dio è, un dio che ti tiene qui dinanzi a me ad affogare nel tuo piscio e nel tuo sangue? È questo forse il tuo Dio?»
«No. Il mio Dio mi rende capace di sopportare tutto questo»
Il Vescovo era adirato. Com’era possibile? Come faceva a non cedere.
«Io posso ucciderti. Posso farti a pezzi, tagliarti la testa e lasciarla appesa a monito affinché tutti i traditori come te capiscano che fine fanno i profeti»
«Fallo!»
Il Vescovo si interruppe allibito.
«Uccidimi e libera la mia Anima. Se il mio destino è la morte qui e adesso, allora vorrà dire che è da qui che tutto deve iniziare»
«No! No!»
Il Vescovo lo colpì con un calcio e lo fece cadere riverso.
«Non ti renderò un martire! No non ti ucciderò! Portatelo via, e cercate quelli come lui. Tutto Oltremonte non avrà pace finché non li avremo sterminati tutti. Quando li trovate torturateli, uccidete i loro figli stuprate le loro donne fateli soffrire affinché implorino di morire!»
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