Donne in Bilico

Donne in Bilico L'esperienza del teatro è una forma d'arte che mescola fantasia, sensi, percezioni, creatività, memoria, corpo, tutto. È "giocare un ruolo" su un palco, esposti al giudizio del pubblico.
La nostra Lunastella ci racconta cosa significa essere autore e interprete di qualcosa che vivrà nella magica atmosfera di quel palco. Buona lettura (Shey'raen).

Dal cuore alla scena - Diario di un sogno realizzato

Ora che tutto è finito, il sonno tenta invano di placare l’adrenalina che ancora mi scorre nelle vene, tenendomi sveglia. Dietro alle palpebre chiuse, vedo scorrere a ritroso ogni fotogramma di questa serata speciale. Sento ancora quello scroscio avvolgente e rivedo il Direttore Artistico del teatro che si sposta, per lasciarmi il posto a centro scena: l’applauso è tutto per me, per questo mio cuore vibrante di emozioni, per questo mio corpo che anela all’abbraccio totale, per questo mio spirito creativo che vuole ad ogni costo farsi ascoltare.

Mi hanno ascoltata eccome, lasciandosi toccare a loro volta il cuore, la mente e lo spirito, ipnotizzati dal mio ultimo saluto in rima, quando, a sipario ormai chiuso, ho lasciato la mia anima libera di volare e l’ho donata al pubblico, affinché custodisca il ricordo di questa serata, su cui, forse qualcuno rifletterà, una volta tornato a casa.

Donne in Bilico

Solo allora ho realizzato che l’applauso era proprio tutto mio e, con le lacrime agli occhi, sono tornata al centro, allargando le braccia quasi a voler stringere a me quell’ottantina di persone che, quella sera, aveva scelto di muoversi da casa per vedere “Donne in Bilico”.
C’erano stati altri applausi prima, per tutto il gruppo: attori, musicisti, regista, tecnico delle luci e Direttore Artistico del Teatro. Ma quei tre minuti di battimani erano per me, come autore e come interprete.

Un pubblico particolarmente attento, quello del Sipario Strappato di Arenzano, che a quanto se ne dice ha il palato fine, abituato com’è a rappresentazioni di elevato livello qualitativo. Il Sipario Strappato è piccolo, ma ha la sacralità di un vero Tempio del Teatro e, per una compagnia amatoriale, esservi ammessi a recitare è un passaggio importante ed è anche una grande emozione.

Donne in Bilico

La sala è alquanto insolita, trattandosi di un’antica chiesa sconsacrata dove, tra marmi e stucchi, epitaffi e statue di santi, davanti all’altar maggiore, è incastonato il palcoscenico, che si affaccia direttamente sulla platea. Pare di essere proprio in bocca al pubblico e, sapendo oltre tutto che qui si sono avvicendati nomi illustri ed accreditati, non si può fare a meno di provare una certa reverenziale tremarella, nel calcare questo palco.

Eppure, è proprio questo pubblico che più di ogni altro ha scandito empaticamente ogni scena, in precisa sintonia con quanto veniva rappresentato, sottolineando i momenti salienti con risate, commozione, applausi e persino con un sussulto, quando due delle protagoniste, incontrandosi per la prima volta, si spaventano.

Ancora il sonno non viene e il pensiero corre al recente passato, al percorso che mi… che CI ha portati a vivere questo momento.

Donne in Bilico

Quando, quattro anni fa, ho deciso di fondare il laboratorio teatrale “La Porta Nascosta” ero alla ricerca della mia dimensione artistica e immaginavo di lanciare una specie di messaggio in bottiglia oltre il tempo e lo spazio, un messaggio che avrebbe potuto raggiungere molte persone sconosciute, che grazie ad esso avrebbero a loro volta scoperto le loro potenzialità latenti!

“Donne in bilico” è nato perché avevo qualcosa da dire e lo volevo dire attraverso atti simbolici e poetici, senza dover ricorrere a sermoni e spiegoni.

Avevo da poco completato il mio corso triennale di teatro ed ero perfettamente consapevole del fatto che, alla mia età e con la mia fisicità “diversamente bella”, non avevo grandi possibilità di mettere in pratica quello che avevo imparato. Oggettivamente - e senza neppure scomodare la contemporanea cultura dell’apparire – nessun gruppo teatrale sarebbe disposto ad affidare un ruolo importante ad un’attrice inesperta, di aspetto anonimo e troppo adulta per essere proposta come debuttante. Nel teatro, una donna con le mie caratteristiche, a meno che non abbia calcato per anni il palcoscenico, accreditandosi come “brava”, può tranquillamente darsi all’ippica, perché tanto non troverà nessuno che sia disposto a valorizzarla affidandole ruoli di un certo spessore.

Donne in Bilico

Al massimo ti usano per fare la caratterista negli spettacoli per l’infanzia, ma – con tutto il rispetto che ho per quei ruoli e per le bellissime esperienze fatte nell’ambito del Festival delle Fiabe di Rocchetta Nervina – alla lunga, finisci per sentirti una specie di caricatura vivente e la cosa ti può anche venire a noia. Se bruci dalla voglia di esprimerti e cimentarti in ruoli “alla tua portata” ma più impegnativi - e soprattutto capaci di accrescere il tuo bagaglio culturale e tecnico - è legittimo aspirare a qualcosa di diverso. Gli attori professionisti devono trovare il modo di guadagnarsi la pagnotta e spesso sono costretti ad adattarsi ai giudizi e preconcetti dei registi di turno. Ma io, rispetto a loro, ho un vantaggio: non faccio teatro per mestiere, ma per passione e questo fa di me una donna libera, che può liberamente scegliere di percorrere un’altra strada.

Però, se volevo cimentarmi in ruoli più appaganti, dovevo crearmi da sola l’occasione per farlo!
Così, ho radunato intorno a me un manipolo di amici e, insieme a loro, mi sono buttata senza rete in questa realtà affascinante, che richiede impegno, concentrazione e dedizione… e talvolta anche qualche rinuncia.
La mia passione per la scrittura poteva sposarsi bene con quella per il teatro e darmi un’ulteriore chiave con cui aprire la mia “porta nascosta”.

La Porta Nascosta è infatti il nome che abbiamo scelto di dare al nostro gruppo!

Abbiamo lavorato sodo per circa due anni, prima di affrontare il debutto. Il percorso era tutto in salita, ma ho continuato a crederci e a spingere il gruppo, anche quando si litigava furiosamente... perché un autore vivente e recitante è un bell’ingombro per qualsiasi regista. E le cose si complicano se quell’autore sono io e il regista è la mia più cara amica.

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In quei due anni, non sono mancati i momenti difficili, talvolta persino drammatici, e l’intero gruppo è stato più volte messo a dura prova dalle circostanze della “vita quotidiana”. Ma i problemi legati allo stress abituale non bastavano da soli per temprarci al meglio e così ciascuno di noi, a turno, si è ritrovato ad affrontare la malattia o la morte di persone care, le preoccupazioni collegate alla congiuntura economica e alla mancanza di lavoro, lo sfratto e il trasloco, il mobbing e le vessazioni del capufficio.

Mille volte sono stata sul punto di mandare tutto all’aria, soprattutto quando non riuscivamo a lasciare i problemi fuori dalla porta e li portavamo con noi alle prove, ribaltando sugli altri la nostra rabbia.
Ricordo in particolare una sera, ad una settimana dal debutto. Erano volate parole grosse tra la regista e il Generale e quell’aspro conflitto aveva sconvolto le tre attrici che meno ci conoscevano; loro non potevano sapere del legame speciale che da sempre unisce il Generale, la nostra regista, uno dei due musicisti e la sottoscritta. Non potevano sapere che, per quei due zucconi, “era normale” fare a testate per poi riconciliarsi. Forse sarebbe davvero finito tutto lì, con quel silenzio pesante, se la sera dopo non ci fosse stata in programma una cosa speciale.
Io stessa avevo fortemente voluto affiancare alcuni momenti di formazione teatrale al lavoro di messa in scena e uno di questi momenti lo avevo studiatamente calendarizzato a ridosso del debutto. Si trattava di uno “studio di approfondimento sui personaggi” con un attore accreditato... e molto intrigante.
Era un piatto ghiotto e, nonostante i malumori della sera precedente, nessuno se lo voleva perdere! Infatti, si presentarono tutti puntuali in sala prove e in qualche modo superammo la crisi.

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Naturalmente ci sono stati anche dei bei momenti, attimi di condivisione e risate, piccole istantanee del lungo percorso di crescita vissuto insieme, a stretto contatto di gomito, nello scambio di comprensione e solidarietà reciproca, nella partecipazione all’altrui dolore e nella ricerca di una crescita “insieme”.
Grande emozione ce l'hanno regalata i musicisti, che hanno composto la musica “a misura” dello spettacolo, calibrandola su ogni personaggio, lasciandosi ispirare dalle nostre prove e dai nostri errori, fino a dare al tutto una connotazione particolare, dal sapore magico e un po’ antico... vagamente poetico, in perfetta simbiosi con il testo e con gli intenti che avevo immaginato all’inizio dell’avventura.

Il debutto andò comunque benino, un po’ meno la replica del giorno dopo, ma giocavamo in casa al Teatro Garage, dove molti di noi avevano seguito i corsi di teatro, e avevamo un pubblico “amico”, che applaudì con generosa bonarietà, glissando di buon grado sulla nostra inesperienza.

Dopo quella prima prova, c'è stato un lungo periodo di pausa e riflessione, che ci ha permesso di capire se e in qual misura volevamo impegnarci a giocare ancora insieme.
La mia risposta affermativa ha trovato eco in quelle di altri soci fondatori e così abbiamo ricominciato a vederci per le prove, sempre alternandole a momenti di formazione teatrale, in una costante ricerca che coinvolge noi stessi e il nostro corpo, come individui e come gruppo di persone che interagiscono l’una con l’altra e con lo spazio che le circonda.
La replica di Bogliasco del 2012 era fondata su una maggior consapevolezza e il pubblico lo ha senz’altro recepito; inoltre, in sala non c’erano solo “amici e parenti”.
Anche quello era stato un momento magico, ma è nulla a confronto di quello che provo stasera e che sancisce la mia vittoria contro la malasorte, gli dèi dispettosi, i bastian contrari, i dubbi e il destino!

Donne in Bilico

La realtà ha superato il sogno e i tre anni passati a preparare, sperimentare, limare, provare e riprovare questo spettacolo, non sono trascorsi invano!
L’ho fatto io... e quasi non ci credo. Nessuno poteva farlo per me, anche se poi ciascuno aveva il suo ruolo. Sono io che, con le mie sole forze, ho trovato il modo di riunire il gruppo, ispirarlo, animarlo e portarlo con me in questo viaggio bellissimo e profondo. E sono sempre io che ho trovato il modo di allargare il gruppo, per permettere a chi aveva altre priorità di vita di riprendere fiato, mentre altri si avvicendavano sul palco nel ruolo che era stato il loro.
Il gruppo, nonostante tutto, è cresciuto, attraverso il lavoro insieme, cementando rapporti di amicizia e consapevolezze personali. E talvolta regalando anche emozioni ad altre persone, che dalla platea ci hanno seguiti nel nostro Viaggio.
Quella di stasera era la quarta performance, ma nessuna aveva mai raggiunto il livello di tensione e di empatia che abbiamo sperimentato “nel qui e ora” da poco trascorso.

Sono consapevole di tutto questo, al termine della mia cavalcata mentale a ritroso nel tempo, mentre il sonno comincia finalmente a bussare alle mie palpebre.
Lucidamente mi godo ancora un attimo di gloria, sorrido, sospiro e mi avvolgo come un bozzolo nel piumone, ben sapendo che da domani si ricomincia a remare, nella vita quotidiana e nel sogno della prossima impresa teatrale!

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