Recensione - Il Labirinto d'Ambra

Il Labirinto D'Ambra Signori, prepariamoci a tirare un bel sospiro di sollievo perché a quanto pare, dopo aver esordito incespicando un po’, il Fantasy Italiano ci sta finalmente offrendo qualche ottima perla.

E in un panorama inquinato dal pregiudizio (in parte giustificato) conquistare la fiducia del lettore è diventato alquanto difficile. Per questo il merito è maggiore.

Parliamo di Il Labirinto d’Ambra, di Gloria Scaioli. Dopo aver divorato letteralmente il primo capitolo della saga, La Radice del Rubino , non ho potuto fare a meno di mettermi in coda per leggere il seguito, e ho avuto fortuna perché ho staccato il primo numerino!
Quindi questo giro tocca a me parlarne.
Per chi è pigro e non vuole leggersi tutta la recensione, due parole: leggetelo, merita!
Per tutti gli altri, entriamo in qualche dettaglio (prometto di non fare spoiler).

Il Labirinto d'Ambra

Trama

(Sinossi): Si dice che il giovane principe dai capelli bianchi attenda rinchiuso in una torre lontana.
Si dice che i Clipei siano montagne invalicabili, ma che una strada trafigga la roccia e che conduca attraverso un sentiero di argento vivo a un mausoleo nascosto.
Si dice che Megalopoli sia preda di una nebbia che imprigiona, i territori a est siano ridotti a rovine e che il mare solcato dalle grandi navi porti con sé un nuovo, misterioso pericolo.
Si dice anche, però, che Manfredi voglia recuperare il principe e incassare la sua ricompensa e che non c’è monte, nebbia o tempesta che possa fiaccare la sua volontà, che pieghi il braccio che brandisce la spada.

Se pensate che il protagonista sia uno però, vi ingannate. Con Manfredi si muove un gruppo di individui tanto variopinti, così ben caratterizzati, che è difficile dire chi regga la scena meglio e più a lungo. A ognuno il loro. E, per noi lettori, a ognuno il proprio beniamino. Ma parliamo della trama vera e propria. Si sviluppa senza fretta, ma senza dilungarsi inutilmente, con un equilibrio che sbalordisce e che è frutto del vero, naturale talento di Gloria. Ogni avvenimento si prende il suo spazio con un ritmo che è sempre idoneo alla scena rappresentata. Sa essere onirico e lento quando ci si muove fra le nebbie o nell’abbraccio della notte sul mare, incalzante nei momenti di pericolo, musicale e sussurrato fra le mura delle case degli artisti. Il lettore scende fra le pagine del libro con una naturalezza disarmante.
Non mancano tocchi di vera originalità, colpi di scena ben dosati, menzioni a una cultura ellenica e mediterranea ben calibrate e disseminate ad arte per tutto lo scritto.
Ne risulta una storia semplice e allo stesso tempo peculiare, destinata a imprimersi nella memoria con facilità.

Personaggi Principali

Manfredi: Cacciatore di Taglie. Ingaggiato dal mago Sosigene, intraprende un viaggio per andare a salvare il principe Euno.
È indiscutibilmente il leader del gruppo, sebbene parli molto poco. Ha l’aria di un uomo che è meglio non fare arrabbiare, eppure reca con sé una mistura di saggezza e sicurezza che incutono rispetto. Notevole come la sua figura non emerga necessariamente dalle gesta o dai dialoghi, quanto piuttosto da quello che passa attraverso i dialoghi degli altri personaggi. È il loro modo di vederlo, il loro approccio prudente nei suoi confronti, le parole misurate, o quel “Adesso mi ammazza” solo pensato, che lo ritraggono meglio di mille descrizioni. Risulta indubbiamente carismatico e convincente anche per il lettore.

Duccio Artigiani, detto Quasimastro: Pittore di Pentapoli. Condannato alla forca a causa di un furto, viene salvato da Manfredi che cerca in lui il possessore di informazioni preziose per il suo viaggio.
Viene spesso da pensare “Il momento divertente del film” (cit.) quando appare. Chiacchierone, fastidioso a volte, sognatore e ingenuo altre, credulone, è uno tra i personaggi più reali del libro. Perfetta controparte di Manfredi, è colui che viene spesso schernito, quello che porta allo sfinimento con fandonie, lamentele, racconti inventati e reali, quello che parla sempre nel momento meno opportuno e che si avvicina pericolosamente al confine della pazienza dei compagni più insofferenti. Non si può fare a meno di amarlo e desiderare di tirargli uno scappellotto ogni tanto. Tutti noi conosciamo un Duccio nella nostra vita reale.

Filocolo e Filostrato Metelli: Gemelli molto particolari, l’uno l’opposto dell’altro. Raccolti anch’essi da Manfredi per le stesse ragioni.
Filocolo è conte, elegante per natura, astratto dalla realtà e perennemente pacato. Sul suo volto è difficile catturare il barlume di un’emozione persino nei momenti più concitati.
Filostrato è l’esatto opposto, l’altra faccia della medaglia. Violento, sempre pronto alla baruffa, facilmente irritabile, permaloso, minaccioso, dallo sguardo “cattivo”. È quel tipo di personaggio che con il suo carattere difficile, con la sua sottile vena di malvagità, non può fare a meno di conquistarti. Non per nulla Duccio gli è spesso appiccicato.

Cino: È un micrandro, un uomo di piccola statura, simile a quella di un bambino. Ultimo sopravvissuto di un villaggio che è stato sterminato per qualche misteriosa ragione.
Gioco forza, il suo aspetto fa sì che gli altri compagni del gruppo lo trattino come un bambino, tanto che spesso al lettore può fare tenerezza. Generoso e un po’ suscettibile, specie quando si parla delle sue fattezza, ha un cuore molto più grande del corpo che lo contiene. Non fatevi ingannare però: non è paragonabile agli hobbit e non è frutto di alcuna influenza proveniente dall’opera di Tolkien. La sua caratterizzazione è originale e intrigante.

Tamiri: Guerriera mercenaria. Saranno singolari vicissitudini, iniziate nel primo libro, a farle incrociare i passi con gli altri del gruppo.
Forse è il personaggio che trova meno spazio di tutti, seppure quando compare lascia il segno. Sembra di fatto la versione femminile di Manfredi, giusto un po’ più loquace e tagliente nella sua ironia. Sebbene la guerriera dai capelli rossi appaia dura e pericolosa, in un paio di occasioni mostra una piccola breccia, un lato gentile che affiora, pur mascherato dietro la dura corazza.

Sinone: Mago della terra con poteri metamorfi.
Eccolo qui, l’antagonista. Divorato dalla sete di potere, non è però un folle, né il classico dalla risata malvagia sputata fuori sempre nel momento meno opportuno. In realtà è molto più umano di quanto forse lui stesso vorrebbe essere e le sue fragilità, il suo tormento, spesso possono fare breccia nel lettore.

Sono questi i principali personaggi, sebbene molti si accompagnano a loro lungo tratti di strada, molti incrociano i passi con quelli dei protagonisti e anche se compaiono solo per qualche pagina, non restano mai sbiaditi. Che vi si dedichino due righe o un paragrafo, ogni comparsa ha il suo peso, la sua dignità, la sua fine caratterizzazione.
La bravura di Gloria nel far questo è sbalorditiva e messa in campo con tale naturalezza che al lettore resta l’impressione che quelli siano personaggi realmente esistenti.

Il Labirinto d'Ambra

Stile

Una delle cose più accattivanti e un po’ ruffiane del libro, è proprio lo stile.
L’autrice sembra ricca di una vena di brillante ironia che permea tutto il suo lavoro. Aleggia fra le righe, si intrufola nei dialoghi, colora le descrizioni dove gli oggetti e i paesaggi assumono una personalità, virtù e difetti proprio come fossero personaggi veri e propri. Di certo è un modo di raccontare che affascina e cattura, anche se ha la sua contropartita.
Se infatti l’intero romanzo gode di questa ironia che nell’insieme cattura, al punto di non voler smettere mai di leggere, qualche volta si intromette più di quanto dovrebbe, smorzando magari una scena che invece ci stava proprio prendendo dritti allo stomaco e apparendo così un po’ forzata e fuori luogo. Allo stesso modo, si inserisce nei dialoghi di ogni personaggio, minacciando di renderli tutti parimenti capaci di sarcasmo e battute brillanti, anche per quelli dalle cui labbra non ti aspetti una simile arguzia.
Insomma, a me sembra che l’autrice qualche volta si affacci dietro i personaggi, ammicchi e scompaia di nuovo. Ma poiché è un vero piacere leggerla, questo piccolo difetto (sempre che sia un difetto) lo si può decisamente perdonare.
Insieme all’ironia, si accompagna una ricchezza di linguaggio ben dosata, mai pesante, e il sapore di una cultura notevole che stuzzica e incuriosisce.

Autrice

Non vi dirò quello che si può leggere sul retro della copertina e che è la sua breve biografia.
Io ho visto Gloria l’anno scorso, proprio in occasione della presentazione del suo primo lavoro, “La Radice del Rubino”. Ha letto un pezzo, uno stralcio di battaglia in cui compariva Tamiri e noi (c’era Azia Rubinia con me ed Elios delle Tigri, dei Demiurghi), ci siamo scambiati sguardi colmi di sorpresa ammirazione. Beh, di certo ha dalla sua delle capacità recitative notevoli e chissà, forse proprio il “teatro” ci ha messo del suo nell’inchiostro che ha buttato giù. Lo sapremo con l’intervista magari. .

Commento personale

Ho già detto molto parlando dello stile, ma non ho ancora detto che il libro presenta una “Premessa” che riassume le vicende del libro precedente, un “Indice” dei capitoli, un “Glossario”, un elenco dei “Luoghi” e un’appendice dei “Personaggi”.
Un simile lavoro è senza dubbio il segno di una grande attenzione nei confronti del lettore, il desiderio di agevolare al massimo il godimento del libro. Un lavoro fatto bene, degno di un plauso che si suppone vada tributato all’autrice quanto all’editore.
Per il resto la storia ha una sua ambientazione che è davvero fuori dai canoni di quanto io abbia letto normalmente e che prende slancio dal primo, per amplificarsi anche meglio nel secondo lavoro, mantenendo qualità e intensità.
L’influenza di una cultura mediterranea che si rifà a miti antichi, accarezzando le leggende elleniche, ammiccando a personaggi illustri (come per esempio Leonardo da Vinci), è palpabile, assolutamente affascinante. Qualche volta i riferimenti agli antichi miti greci sono espliciti, qualche volta si possono cogliere nei nomi, le cui sonorità sono decisamente aggrappate alla nostra lingua e cultura.
Fortemente originali anche certi luoghi inventati (lo Spazio Disorientato, per citarne uno), razze e creature che sorprendono in fantasia. Trovo una certa genialità che mi ricorda molto uno dei meriti della Rowling, quello di creare cose e luoghi assolutamente nuovi (la “passaporta”, il “Platano picchiatore” e tanto altro). In conclusione, una gran bella prova di come fare del buon fantasy anche senza andarsi a rifare a quella cultura nordica, da cui hanno attinto da sempre i grandi autori che ci hanno fatto sognare per generazioni.
Di certo una bella ventata di novità, fatta bene, scritta bene e offerta con una cura palpabile.

Il Labirinto d'Ambra

GENERE: fantasy
COLLANA: Aurendor
PAGINE: 300
PREZZO: 14,00 € iva inclusa
DATA DI USCITA: 25 marzo 2013
ISBN: 978-88-906462-7-0
DATI TECNICI: f.to 15X21 - brossura, cartoncino plastificato lucido

Per tutti, sul sito di Plesio Editore, è a disposizione l'Anteprima.
Buona lettura.

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