Ali di Tenebra di Mauro Saracino

alt Appena comincio a leggere Ali di tenebra mi ritrovo complice di un furto. Poi capisco che è molto peggio. Omicidio, quindi? Tecnicamente, non sarebbe neanche quello. Il personaggio che viene presentato nel primo capitolo di Ali di tenebra si chiama Mayra, è una cacciatrice di taglie, e non sta andando ad uccidere un essere umano. Sta andando ad uccidere un angelo. Fidati, ha i suoi buoni motivi.

Ali di tenebra comincia così, con un personaggio forte e volitivo, una donna abituata a tener testa a situazioni ed avversari che sono più potenti di lei, più veloci di lei e che – basta soltanto una distrazione, una debolezza, un errore – possono renderle la vita un inferno. Mayra è un personaggio che ha una fortissima carica aggressiva, è una sopravvissuta, una solitaria, tosta e testarda, una che porta a termine il lavoro e che poi torna a casa, si getta vestita sul letto e il giorno dopo ricomincia. I motivi che la spingono sono suoi e suoi soltanto.

Alla parte opposta dello spettro, se mi passate questa immagine, c’è un altro personaggio: Alessio. Alessio è un ragazzo “normale”, come tanti. Vale a dire che, al contrario di Mayra, lui non sa niente di Ali di tenebra (o di “Ali bianche”), non sa nulla di quello che sta accadendo a Roma nel periodo in cui tutto sembra cambiare. Alessio lavora in fabbrica, ha altri pensieri, tira avanti come può, facendo i conti con il passato che non lo molla (o è lui, che forse non molla il suo passato) e cercando di scivolare il più silenziosamente possibile attraverso il presente. Si invischierà in cose più grandi e pericolose di lui soltanto per aiutare il fratello minore. E questo lo porterà, nel bene o nel male, ad affrontare i suoi, di demoni.

Su questi due poli opposti – personaggi che non sanno niente e personaggi che sanno anche troppo – fanno perno i veri manipolatori, le forze oscure e quelle meno oscure – ché non è detto che “angelo” sia sinonimo di “bene”, sia chiaro. In questa storia è meglio non dare niente per scontato, non fidarsi di nulla. Forse è per questo, che Mayra è così cinica.

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Il romanzo, a parer mio, ha una simmetria tutta sua. Si rivela negli eventi, nei personaggi, nelle forze in campo, nelle dicotomie e perfino nei modi in cui i personaggi fanno ciò che fanno per ottenere quello che vogliono. Tutto è come un intricata ragnatela in cui, man mano che si legge, le risposte giungono quasi nello stesso momento in cui il lettore si pone la domanda. Una cosa che, onestamente, a me piace molto. Soprattutto perché poi, nel centro esatto di questa ragnatela, danzando fin dall’inizio da una parte e dall’altra, compare un altro personaggio: Oliver Graham. Di lui posso solo dire che è dotato di grandi poteri, ma non diro altro di più. Se non che, per come la vedo io, pur restando una figura mai ben definita, è comunque uno dei fulcri principali del romanzo.

Ma, se per un verso vedo questa simmetria come un’altra virtù del romanzo, dall’altro non posso non notare che, per il modo in cui è progettata, risulta delicata e, in certi casi, fragile. L’autore, ad esempio, lascia volutamente alcune cose in sospeso e il lettore resta in apnea, a volte per troppo tempo. In questo modo, si rischia di generare confusione o incomprensione, specialmente per quanto riguarda alcune scelte dei personaggi. In questi casi, comunque, è sempre lo stile dell’autore a riuscire a tener ferma l’attenzione e impedire comunque al lettore di perdere interesse o di avere quell’ attimo in cui “Ehi, aspetta un attimo, questo non torna”.

Non è detto che “angelo” sia sinonimo di “bene”, sia chiaro. In questa storia è meglio non dare niente per scontato, non fidarsi di nulla.

 

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Pensate che abbia già fatto fin troppo spoiler? Neanche per sogno. Ce ne sono di cose, in Ali di Tenebra, che vi faranno tenere gli occhi ben aperti. Pagina dopo pagina, la storia scorre in modo molto fluido, descritta con uno stile asciutto e diretto. Mauro Saracino porta il lettore in una Roma molto particolare; una Roma che scivola, attraverso le sue descrizioni, in una dimensione altra. In questo setting, gli eventi si dipanano poco per volta, ma nitidamente; i personaggi si rivelano, con profondità e coerenza; i dialoghi sono realistici e ben fatti (e, in diversi casi, divertentissimi). Si ha l’impressione – o, almeno, io l’ho avuta – che l’autore abbia voluto parlare di cose che conosce, dando il via alla fantasia solo quando necessario, ma sfruttando le proprie esperienze in modo cauto, senza strafare, per non perdere coerenza e rischiare così di rendere stereotipati i dialoghi o le scene.

Il romanzo stimola immagini, fa riflettere, ci sono molte idee che incuriosiscono e danno sapore all’ambientazione, il ritmo è coinvolgente e la voglia di vedere come va a finire è sempre più forte. Come qualcun altro ha detto - sia qui sul forum, che altrove in altre recensioni – questo romanzo si “beve” tutto d’un fiato. E fino all’ultima goccia, aggiungerei io.

 

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