Editing, questo sconosciuto

Editing, questo sconosciuto Una sorta di mostro mitologico a più teste, con un artiglio in punta alla coda e tanti, lunghissimi denti affilati. Forse dovremmo descriverlo così, l'Editing, questa creatura, o artefatto, di cui tutti parlano ma che proprio pochi hanno visto davvero.

Esiste?
È pericoloso?
Fa male e nuoce gravemente alla salute?
Oppure è meglio tenerlo in gabbia, con la catena al collo, possibilmente corta? Tutti noi ci siamo imbattuti spesso in chiacchiere, processi, condanne ed esecuzioni sull'argomento e il panorama abbraccia diverse scuole di pensiero. Proviamo a catturarne qualcuna (non sogniamoci nemmeno lontanamente di riuscire a contemplarle tutte).

Editing, questo sconosciuto

Dove finisce il refuso e comincia il confuso.

Proprio qualche giorno fa, mi sono imbattuta in una riflessione interessante di cui estrapolo giusto qualche brano (ringraziando la mia brillante interlocutrice per lo spunto):

""... la cosa che mi colpisce molto è la presenza assidua di 'colleghi' che tolgono i panni dello scrittore per diventare giudici e censori" [...] "... ho conosciuto individui votati a martirizzare il prossimo per un refuso, per l'uso di un aggettivo piuttosto di un altro, per l'uso di un argomento narrativo piuttosto di un altro..."

State annuendo, non è così?
Sì, perché è capitato a tutti, e non si sta parlando della semplice "recensione troll" che in questo ambito non merita poi tanta attenzione, ma di quella particolare attitudine a vestirsi come per andare a una battaglia di softair e prepararsi al più completo e devastante bombardamento.
E quando la caccia ha inizio, signori, non si fanno prigionieri!
Il refuso per molti diventa il parametro per misurare il talento del "rivale" (ops! Collega! Certo, collega!) e se costui se n'è lasciati scappare troppi, non si sa perché, ci si sente meglio.
In realtà, nella fase creativa, chi scrive -a qualsiasi livello- se lo fa con passione, si lascia trasportare dai venti impetuosi dell’ispirazione che lo sballottano di qui e di là.
È chiaro che nell'inseguimento dell'immagine, della scena, del momento che si sta raccontando, le dita non tengano il passo.
Il refuso appare lì, come una bestia in agguato, che non aspetta altro se non lo smarrimento catatonico del creatore per colpirlo alle spalle.
Imperdonabile?
La risposta potrebbe essere più complessa di quello che verrebbe a istinto ed è qui che entrano in gioco gli "alleati".

Editing, questo sconosciuto

Spacciato per refuso.

Dopo la prima fase, quella concitata della creazione, chi scrive passa alla fase di rilettura e correzione (a noi piace pensare che tutti lo facciano).
"Scrivi da ubriaco, edita da sobrio", è la regola d'oro.
Tuttavia non è detto che sia sufficiente.
Se hai scritto qualcosa, nel momento in cui rileggerai ti lascerai trasportare dalla scena, perché sai già come va avanti e il tuo occhio sarà puntato sulla resa più che sulla forma.
Potresti rileggere cento volte lo stesso pezzo e non accorgerti del refuso, accoccolato lì comodo, con tanto di ghigno strafottente proprio sotto il tuo naso.
Molti sono consapevoli di questo pericolo ed è allora che passano il proprio scritto al "collega" di turno, e cominciano a sperare.
Se però, in tutto lo scritto, tanto per fare un esempio, il creatore ha continuato a usare il pronome "gli" al posto di "le", non solo è molto probabile che sia sessualmente confuso, ma è evidente una carenza grammaticale di base piuttosto seria, ed è difficile spacciarla per "Ops, mi è scappato sulla tastiera".
E qui ci siamo.
La grammatica è un ingrediente importante per chi vuole scrivere in maniera professionale (se è un hobby, non si cerca la pubblicazione), ma è anche vero che, con una lingua complessa come l’Italiano, conoscerla proprio tutta è abbastanza utopico.
L’errore ci sta (e non è refuso in questo caso), non si finisce mai di imparare e si migliora con il tempo. Però ci sono errori ed errori. Sbagliare condizionali e congiuntivi, apostrofi, accenti e pronomi, di fatto “sporca” lo scritto e lo rende meno godibile, qualificando l’autore come mediocre.
E il refuso vero, quell’errore di battitura puro, come va valutato?
Con gli strumenti che ci sono oggi (Word che ti sottolinea in rosso le parole scritte male, tanto per citarne uno), se non si correggono alcuni refusi evidenti, viene il sospetto che il testo non sia stato riletto. Quindi sì, in quel caso è difficile perdonarlo, perché appare come un peccato di superficialità.
Se è vero che da un lato, la genialità di uno scritto e il suo valore artistico dipendono senza dubbio da un insieme di parametri, dall'altro, una bella storia raccontata male è come una torta che ti è caduta in una pozzanghera mentre la portavi alla festa: non te la gusti proprio.
Chi tiene che "il piatto si presenti bene", si da un gran da fare per ottenere un buon editing.
E poiché di colleghi onesti c'è sempre penuria, mentre i rivali germogliano peggio della gramigna, è qui che interviene colui che ha tutto l'interesse a essere un vero alleato: l'Editore.
Se gli è piaciuta la storia e il modo di esporla, la costruzione dei periodi, l'impostazione delle scene, il crescendo e i mille altri aspetti che caratterizzano l’opera, allora avrà tutto l'interesse perché altri la apprezzino in pari modo, ripulendo il gioiello dalle impurità che lo rendono "meno luminoso".
Ma è proprio qui che cominciano i dolori: come fare un buon editing senza inquinare lo stile dello scrittore?
Facciamo un giro al museo dei possibili "alleati".

Editing, questo sconosciuto

L'Editore Ninja.

È quello che passa senza che nessuno lo veda. Transita sinuoso attraverso una foresta di virgole inutili, allitterazioni e ripetizioni senza sfiorarle, con la stessa agilità con cui si muove in uno spazio privo di alcuna punteggiatura. Non si cura dei refusi, ti appartengono e ti rispetta, non vuole intaccare il tuo estro artistico e punta dritto alla meta: la pubblicazione. Il suo passaggio è siglato unicamente dall’emblema che si trova sulla copertina, proprio come Zorro o i Serial Killer (scegliete voi).
Naturalmente, essendo invisibile, l'esercito nemico dedicherà i propri attacchi (spesso senza alcuna pietà) al bersaglio più facile: l'autore. Anche in questo caso, l'Editore Ninja, pieno di fiducia nel suo campione e nelle relative qualità, gli permetterà di condurre la battaglia in piena libertà e solitudine. Verrà allo scoperto solo se provocato direttamente (basta anche osare presumere garbatamente che abbia una qualche responsabilità nell’operato) e allora la sua reazione sarà repentina e funesta (e spesso condita da ingiurie di dubbio gusto). In qualche caso, scatenerà contro il malcapitato avversario la schiera dei propri campioni autori che, onorati di combattere sotto le sue insegne, ne prenderanno immediate difese.

Editing, questo sconosciuto

L'Editore Gnomo.

La tecnologia è il suo cuscino. Se esiste uno strumento che sostituisce il lavoro dell'uomo, lo usa con piena fiducia. Dovesse mancare una virgola, lo strumento non si limiterà a suggerirla, ma si occuperà di piazzarla laddove ritiene sia tecnologicamente etico. Se rileva un refuso, lo spiana e sostituisce. L’autore non se ne accorgerà neppure (a meno che non si metta a confrontare riga per riga il risultato con l’originale: tempo stimato dai tre ai quattro anni di lavoro).
Se l'esercito nemico dovesse attaccare l'autore, l’Editore Gnomo tace. Sta all'autore procurarsi lo strumento (tecnologico o no) che affronti questo genere di attività.
Se il nemico dovesse invece rivolgere le proprie attenzioni a lui direttamente, la risposta sarà deflettere in automatico ogni responsabilità ai presunti difetti di fabbrica degli strumenti utilizzati. È molto probabile che anche questa opera di dirottamento si svolga attraverso messaggi preimpostati e asettici. È inavvicinabile. Lasciate un messaggio in segreteria, e verrete richiamati. Sempre che lo strumento addetto al richiamo non si inceppi.

Editing, questo sconosciuto

L'Editore Golem.

È gigantesco, mastodontico. Come tutti i grandi, è circondato da un vasto esercito di cui non conosce direttamente i singoli elementi e si limita a prenderne in considerazione il numero. Di coloro che si assestano nella sua comoda ombra, sceglie giusto i più blasonati come campioni, coloro che provengano da una nobile schiatta e che si siano già fatti un nome, non importa se per eredità o per merito (questa seconda ipotesi è rara quanto un politico onesto). Un sigillo di casata è un sigillo di casata in fondo, e tanto basta.
Essendo grande, ricco e potente, non ha problemi ad assoldare professionisti che svolgano il lavoro più umile (correzione bozze, editing, valutazione) e demanda la valutazione del loro operato al risultato della campagna: se ottiene una vittoria, allora il sottoposto che ha guidato la brigata ha lavorato bene. In caso di sconfitta, viene soppresso e sostituito, scegliendo da coloro che attendono pazienti in una lunghissima coda ordinata.
Tutti coloro che ancora non sono stati ammessi nelle sue schiere, lo odiano e ne parlano malissimo (spesso anche a ragione), ma sono prontissimi a passare dalla sua parte se, per pura fortuna, dovesse accorgersi di loro e reclutarli.
Nel caso del Golem, la qualità dell’editing subisce almeno una cinquantina di sfumature, che comunque restano direttamente sottomesse all’unica, vera legge di mercato: se il prodotto va di moda, vende. Se il prodotto vende, allora è buono. La grammatica, il valore culturale dell’opera, il refuso, la qualità stessa del lettore che riesce a conquistare non hanno alcun peso.
Che siano nobili principi di buona famiglia o una comunità di macachi, è irrilevante: basta che abbiano del denaro da spendere e che lo facciano al suo indirizzo. Se per disgrazia un altro lavoro, prodotto da un altro editore, dovesse farsi notare, allora manderà i suoi addetti a depredare il minuscolo avversario del suo campione (che se non è un folle idealista destinato a morire giovane, accetterà per forza di cose).

Editing, questo sconosciuto

L'Editore Mercenario.

Esemplare molto comune e numeroso, la cui presenza prolifera più dei conigli, specialmente in Italia.
Le sue regole sono ridotte all’osso: tu paghi, lui pubblica.
In fase contrattuale è altamente probabile che blandisca l’autore con complimenti sul testo (che non ha assolutamente letto), e mostri i muscoli, promettendo campagne vittoriose in ogni dove, fama e gloria a profusione, oro e donne (o l’accrescimento dell’autostima e la conquista del peso forma, a seconda del genere). Naturalmente questa sarà solo una fase di contrattazione oratoria. Nel contratto non scriverà nulla di tutto ciò e si premurerà invece di puntualizzare quali sono i doveri del committente, sorvolando con consumata abilità sui propri.
L’editing in questo caso semplicemente non esiste e se qualcuno ne parla e domanda, glisserà con un “Naturalmente è compreso”. Se si è fortunati, forse correggerà giusto i refusi che gli passeranno sotto gli occhi attraverso Word. A torta finita, se il risultato non soddisfa e se qualcuno dovesse domandare che ne è stato dell’editing o della promozione, si limiterà a sorridere condiscendente, scuotendo la testa e indicando la postilla sotto il “depliant”: l’immagine ha puro scopo illustrativo.

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L'Editore Compagnone.

Lui è tuo amico. I suoi successi sono i tuoi successi, ma soprattutto… sono i tuoi successi che diventano suoi. I tuoi fallimenti ecco… quelli, no. Non è lui che procura fama e gloria a te, ma se tu la porti a lui, ti amerà fino alla morte, prostituendosi e facendo di tutto per comparire in ogni foto in cui appari anche tu.
Il suo motto è “Siamo sulla stessa barca”, ma di solito non è lui quello che rema.
Mostrandosi fin da subito come “amico”, pretende che le regole dell’amicizia siano rispettate, specialmente dai suoi autori che devono dimostrare quanto ci tengono e quanto gli siano grati per l’opportunità di far parte di una simile “famiglia”. Quindi affiderà l’editing di un autore all’altro, e viceversa, senza alcun compenso, sotto il meraviglioso, nobile, funzionale “Spirito di squadra” (o magari con qualche buono sconto per l’acquisto di uno dei libri della propria casa, naturalmente). Ogni eventuale pecca non sarà dunque di sua competenza e quando l’autore andrà a lagnarsi, gli batterà amichevolmente una pacca sulla spalla e proporrà una serata in birreria per sparlare di quel superficialone che ha editato male il testo del collega. Non è escluso che la sera dopo si trovi allo stesso tavolo con l’altro, per avvertirlo di come “tizio” si sia lamentato del suo operato. Se però l’autore dovesse beccare l’editore in un brutto momento (la ragazza lo ha mollato, o non ha trovato parcheggio), allora non è esclusa una violenta paternale, condita dall’immancabile “Chi ti credi di essere?”, o “Cerca di essere umile!” e “Pulisci la cameretta!”.
Tutto come in una vera famiglia, insomma.

Editing, questo sconosciuto

L'Editore Maestro del Conio.

Ogni fascia di stampa ha un costo diverso. Per ottimizzare il prodotto, bisogna che il numero di pagine rientri nella fascia adeguata di costo. L’equazione deve tenere conto delle potenzialità date dalla tipologia di pubblico cui il prodotto è diretto, quali sono le disponibilità economiche di tale pubblico, che numero di piede ha, quanto legge, in che modo, quante volte va di corpo (serve a calcolare le ore di lettura spese sulla tazza), quali libri acquista solitamente e qual è la media delle pagine, rapportate al prezzo di copertina.
Dopo aver preso in considerazione questi e molti altri parametri, talvolta raggiungendo formule matematiche di complessità più che dignitosa, l’operazione di Editing è pronta per essere messa in atto: si taglia.
Editing terminato.
Non esistono testimonianze di allungamento, ma nel caso basta ingrandire il carattere di stampa e il gioco è fatto.
Se la storia perde porzioni rilevanti, significa che o il lettore era distratto e non si è impegnato a completare ciò che mancava lavorando di fantasia, oppure l’autore non ha saputo prevedere questa evenienza e ha mancato di disseminare opportunamente il racconto di indizi chiari ed esplicativi. In ogni caso, l’Editore ne esce matematicamente pulito.

Editing, questo sconosciuto

L'Editore Eroico.

Legge il racconto. Sì, per davvero. Lo valuta, dice anche per quando è prevista la sua risposta (sia negativa che positiva) e in caso di risposta affermativa, si occupa dell’editing in diretto contatto con l’autore, scambiando pareri e opinioni. Quelli che ancora non sono stati presi di mira dal Golem e sono riusciti a diventare un po’ più che minuscoli, si possono permettere il lusso di affidare a ogni autore un editor personale, con cui si confronterà costantemente. L’autore così apprenderà sia quali sono i propri punti deboli e gli errori più comuni, in modo da riconoscerli e migliorarsi, sia quali sono i talenti su cui puntare.
L’editing dell’Eroico non è detto che sia perfetto (nessuno lo è mai), ma di sicuro è maniacale e appassionato.
Forse è pazzo.
Dei suoi autori non solo conosce il nome, ma anche difetti, virtù, aspirazioni e personalità. Conosce anche il ramo letterario nel quale opera e, molto probabilmente, non ama i vampiri che luccicano.
Qualcuno pensa che sia estinto, ma girano voci che da qualche parte lo si possa trovare ancora e stia tentando di ripopolare la specie (e restituire dignità alla nostra letteratura).

Concludendo.

E qui ci fermiamo. La panoramica qui esposta è tutt’altro che completa e di sicuro esistono anche incroci di genere, i “sanguemisto”, nelle più fantasiose combinazioni (come il pericoloso “Ninja Compagnone”), che lasciamo a voi il piacere di individuare.
Se non altro, cari esordienti, adesso avete magari qualche informazione in più per armarvi adeguatamente prima di entrare nella foresta dell’editoria. È un mondo complesso, duro e affascinante allo stesso tempo. Ma se avete deciso di scrivere un libro, be’, un misurato spirito masochistico indubbiamente non vi manca e non vi spaventerà certo provare a muovervi su questo campo di battaglia.
A voi tutti, buona fortuna.

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