Recensione: L'Ultimo Khama

L’Ultimo Khama Non ci sono dubbi sul fatto che questo libro sia una sfida. Non è puro intrattenimento, non è una storia leggera, non ci sono domande facili. Scritto bene, profondo, chiede al lettore un impegno che si allontana di certo dalla lettura di puro intrattenimento, ma che punta a un viaggio difficile attraverso le maglie del pensiero filosofico.

Qui però, senza fare alcuno spoiler come sempre, ve lo racconterò con parole semplici, in modo che se doveste decidere di raccogliere la sfida, saprete a cosa starete andando incontro. L’Ultimo Khama , di Stefano Andrea Noventa, ci trascina in un mondo che appare quasi sognato, dove la tecnologia si affaccia e intreccia con delicatezza a tradizioni che, in qualche modo, mi hanno fatto pensare ad antichi rituali pagani, con uno spiccato senso del sacro nei confronti di grandi temi, quali la vita, la morte, l’amicizia, la fedeltà. Il risultato è senza dubbio accattivante.
Scenderò nel dettaglio più avanti, ma andiamo per gradi.

 L’Ultimo Khama

Trama

(Sinossi): Le sorti dell’esistenza vacillano. I confini della realtà si sgretolano. Sulle spalle di Miya il fardello di condurre il rituale che conferirebbe stabilità al mondo. Tra dubbi e tradimenti, fuggendo all’ira di colui che un tempo ha amato e accompagnata da una sorella forse burattino in mano ad altri esseri, la giovane dovrà riuscire a sigillare quello che viene profetizzato come il Khama definitivo. Nella speranza che i suoi dèi non siano macchine di un tempo antico.

L’inganno e il dubbio sono i temi principali, i veri protagonisti che ammantano i personaggi e li seguono nel loro cammino surreale, in una terra che si sgretola al pari delle illusioni. A ogni pagina ci si ritrova a mettere in discussione le certezze acquisite nelle pagine precedenti ed è uno dei pregi di questo lavoro, perché non è mai scontato. Scavando in cerca della trama, si trova un filo tutto sommato semplice: il destino del mondo che si sta sgretolando è in bilico, e dipenderà dalle scelte compiute dai personaggi in gioco, coloro che sono chiamati a portare a termine il rituale del Khama, o a rifiutarlo.
Ed è qui che cominciano le domande: è tutto già scritto, o dipende dalle scelte dei mortali? E queste scelte, da cosa nascono? Ciò che vediamo, viviamo, amiamo ci influenza in ogni azione, creando infiniti bivi e possibilità. Una volta intrapresa una strada, i personaggi si pongono le stesse domande che ci poniamo noi: era quella giusta? Era scritto che avremmo scelto quella? Sono un burattino, oppure ho il potere della scelta? Sono stato influenzato e ingannato, e se sì, era per il mio bene o per un interesse diverso?
La vera avventura è tutta qui, nel viaggio interiore, nelle grandi domande sul senso di vita e morte, sul loro intreccio, sulla necessità che l’una ha dell’altra, sul significato degli dèi (sono reali o sono macchine create da noi?), sull’equilibrio degli elementi per l’equilibrio del mondo.
La parte spirituale del romanzo si intreccia continuamente alla parte razionale e filosofica.
Per la parte spirituale c’è la ricerca degli dèi, della loro voce guida, la speranza che essi siano reali e che agiscano per il bene del mondo. E insieme a questo, la profonda paura, più che della propria mortalità di fronte a simili entità, dell’inevitabilità che ci rende strumenti nelle mani del loro volere, magari sacrificabili per un bene superiore.
Commoventi e simboliche sono le descrizioni dedicate all’immenso Albero della Vita, alle distese delle città di luce, con tocchi di vera poesia.
La parte razionale/ filosofica è la più difficile da affrontare. I personaggi sbiadiscono di fronte alle grandi domande che l’uomo si pone da sempre e che comunque hanno mille risposte, tutte giuste e tutte sbagliate. Ogni volta che la sacralità viene messa in discussione, la macchina prende il sopravvento, parti di biomeccanica compaiono sui corpi dei mortali e li trasmutano in mostri. C’è del simbolismo anche in questo forse, come nella notte che tenta di sconfiggere il giorno eterno. A una lettura superficiale, si è portati d’istinto a contrapporre il negativo (i mostri, la notte, la morte) al positivo (i mortali, la luce, la vita), ma anche questo potrebbe essere un inganno dei sensi e della mente. La ricerca è dei personaggi quanto del lettore. Arrivate all’ultima pagina e domandatevi se siete riusciti a compierla fino in fondo.

Personaggi Principali

Miya: Il Fuoco, la Vita. Si potrebbe pensare sia la protagonista, ma il suo ruolo si intreccia in equilibrio con quello della sorella, Belaren, e degli altri “Interpreti” che vanno a comporre gli elementi necessari al Khama.
Il personaggio di Miya è dolce, ma estremamente fragile, il più carico di dubbi. Per quasi tutta la narrazione è più trascinata che volitiva nelle scelte e questo forse la rende un po’ meno incisiva di quelle che sarebbero state le sue potenzialità. Tuttavia è un personaggio assolutamente credibile, forse proprio per la sua “debolezza”.

Belaren: L’Acqua. È la sorella maggiore di Miya e fin da piccolissima si mostra particolarmente dotata. Ha una viva curiosità per le cose del mondo, per le grandi domande, paure che affronta e supera, potenzialità che la rendono ambita agli occhi della misteriosa Jehinn. Il suo ruolo è davvero molto simbolico perché come l’acqua, si insinua negli spazi lasciati vuoti in una ricerca che non trova mai sazietà.

Jehinn : L’Aria. Misteriosa, ingannevole, illusoria, è una Eterea, dal volto che sembra modellato nel cristallo. Parla solo tramite i pensieri ed è la parte più astratta, più inesplicabile del gruppo. Non mostra mai emozioni, quasi asettica, eppure profonda nel suo offrire la propria visione dei significati della vita, dell’equilibrio e della morte. Apparentemente è una creatura che possiede una conoscenza superiore rispetto a quella dei mortali.

Ghan: La Terra. Chiamato “Il Custode” è una colonna portante, un “luogo sicuro”, la vera forza del gruppo, solido come l’elemento che interpreta, affidabile, fedele, genuino. Probabilmente il protagonista meno protagonista, eppure più profondo del gruppo.

Dobrak: La Morte. Uno strano antagonista a tutti gli effetti, perché nelle sue poche apparizioni (purtroppo) si è più portati ad amarlo che odiarlo. Intelligente, superiore, cinico (si direbbe) e freddo, eppure spinto da una forza che davvero nulla ha a che vedere con la fredda razionalità. Un personaggio complesso e meraviglioso a mio parere, che avrei voluto vedere molto di più.

Ci sono naturalmente altri personaggi di contorno, mere comparse, salvo forse Miyaran, la madre di Belaren e Miya, la cui presenza in qualche modo aleggia per tutto il romanzo.
Tutti, protagonisti e comparse, sono però solo tratteggiati. Non è la loro personalità, le loro debolezze o la loro forza a spiccare, quanto le loro domande. La vera protagonista è la ricerca della risposta giusta al significato della vita.

L’Ultimo Khama

Stile

Stefano scrive bene. Ha una proprietà di linguaggio che spicca e qualche volta sorprende se si pensa che questo è il suo lavoro di esordio. Ci sono momenti di vera poesia, che si esprime in particolar modo quando si dedica alle descrizioni, sporadiche, delle ambientazioni. Nel leggerle, non una sola volta mi sono convinta del fatto che le abbia tratte direttamente da qualche suo sogno.
Un po’ debole invece nei dialoghi, dove si percepisce qualche volta una piccola difficoltà a introdurli, o a delineare bene chi sia l’interlocutore.
Un difetto un po’ più grosso è l’uso un po’ troppo frequente delle metafore, in qualche caso davvero così numerose da appesantire un po’ troppo il periodo e perdere così di efficacia. Perdonabile comunque, visto il tema trattato.

Autore

E qui mi concedo di divertirmi un attimo, perché invece di rifilarvi le note che trovate sul libro (che raccontano di una carriera veramente promettente), vi racconterò invece della persona che ho avuto modo di conoscere durante un pomeriggio presso la fiera del libro di Chiari (BS). Intanto aveva la sciarpina da scrittore, un volto modesto, un maglioncino tipicamente nerd (per scherzo, l’ho paragonato a Leonard di “The Big Bang Theory”) e un temperamento composto, professionale e timido. Amante dei Gioghi di Ruolo (è un Master) non poteva non ispirarmi immediata simpatia. In un solo pomeriggio non si può imparare molto di una persona, ma ho avuto la netta sensazione di avere di fronte un ragazzo in possesso di una bella testa, una spiccata sensibilità e una gentilezza che lo rendono subito amabile. Se legge queste righe, probabilmente arrossisce ;)

Commento personale

Difficile esprimersi qui. Il romanzo è definito sci-fi, genere che io non conosco e dunque non posso attingere a eventuali paragoni. Di certo è un libro speciale, ben strutturato nell’evoluzione della storia che di certo non è né banale, né prevedibile. Le domande dei protagonisti sono le stesse che si pone il lettore strada facendo, e questo lo rende in un certo senso interattivo. La storia è più vissuta che raccontata, i dubbi crescono, le certezze sprofondano fino a farci mettere in dubbio tutto, specialmente il finale.
La profonda filosofia che lo permea lo rende di certo una lettura non adatta a tutti, ma indicata a coloro che amano esplorare i labirinti della mente e perché no, perdersi senza necessariamente andare a caccia della via d’uscita. Tutto può essere giusto o sbagliato. Non è un’avventura, né l’azione di per sé ha molta rilevanza, tanto da essere rara e quasi di contorno.
Senza dubbio è un lavoro curato, amato e molto sentito.

L’Ultimo Khama

GENERE: sci-fi
COLLANA: Aurendor
PAGINE: 206
PREZZO: 10,00 € iva inclusa

Per tutti, sul sito di Plesio Editore, è a disposizione l'Anteprima.
Buona lettura.

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