[LIBRI] Intervista a Davide Cencini

Darkwing - La spada dai sette occhi Eccoci, come di consueto qui su DragonIsland a incontrare l’autore di una delle nostre ultime letture. Oggi abbiamo il piacere di scambiare quattro chiacchiere (virtuali) con Davide Cencini, autore di “Darkwing – La Spada dai Sette Occhi”, che io me medesima Azia Rubinia

ho veicolato più che volentieri dal blog dei Demiurghi alla nostra bella isola con cui, ormai da un paio d’anni, collaboriamo attivamente.

Innanzitutto “Ciao, Davide e grazie di essere dei nostri.”

Il piacere è tutto mio ragazzi!

Ok, chiusa la classica formula di rito, passiamo alla parte scottante, la nostra intervista!

Darkwing I - copertina

1) Davide Cencini, immagino grande appassionato di giochi di ruolo e letteratura (e non solo) fantasy. Presentati su! Parlaci di te, come se dovessi presentarti nel nostro forum (che, beninteso, se ti andasse di partecipare un po’ ne saremo tutti lieti!)

Ciao a tutti! Cosa posso dire, sono un trentenne che, come tutti quelli della mia generazione, non ha del tutto superato la fase “anni ‘80” ed è felice di non averlo fatto. In realtà le mie fonti d’ispirazione maggiori provengono da cartoni, cinema e fumetti, meno dalla letteratura fantasy classica, come forse si intuisce dal mio stile di scrittura. I giochi di ruolo sono un mio interesse, è vero, anche se non mi definirei un giocatore assiduo.

2) Vediamo di cominciare con una domanda di rito: quando, come e perché nasce Darkwing nella tua testa e poi con la tua penna?

È un po’ lunga la faccenda; dopo l’uscita del prossimo libro metterò sul sito ufficiale un articolo che spiega nel dettaglio le origini del progetto. Darkwing è l’evoluzione di un’idea nata molto tempo fa, addirittura da una fanfiction di PKNA. È un progetto cresciuto con me un po’ alla volta, che non ha mai guardato alle mode del momento; in altre parole non è nato per andar dietro al successo di qualche altro autore, ma piuttosto come un’espressione dei miei valori e della mia creatività. Riguardo al “perché”, non c’è un perché vero e proprio, c’è un “se magari…”. Con Darkwing cerco una rivalsa su chi ha appiattito il fantasy e lo ha condannato alla nomea di un genere di puro intrattenimento.

3) Una curiosità che non so in quanti ti hanno chiesto: ma come ti è venuta l’idea delle abbuffate di Peter? Sono sempre descrizioni esilaranti, specie quando pennelli con poche parole lo stato d’animo del cuoco di turno.

Mi divertono i personaggi mangioni! Sono cresciuto con le abbuffate di Bud Spencer e le padelle di fagioli di Terence Hill, poi ci si sono messe le tavolate di Goku, e quelle di Harry Potter hanno dato il colpo di grazia. Che dovevo fare dopo un simile lavaggio del cervello? Forse un lavaggio gastrico! E poi siamo italiani, ce piace a magna’ bene. Anche Peter è di origini italiane, ce l’ha nel DNA. Perciò, buon appetito!

L’animo umano racchiude in sé mostri peggiori di qualsiasi dungeon

4) Ammettilo: questo libro l’hai scritto a quattro mani con l’ironia, vero? Sei così di natura o è tutto frutto di uno studio attento?

Non c’è dietro alcuno studio, al massimo un po’ di perizia; in verità, è solo il mio modo di essere più autentico che esce fuori quando scrivo. Se mi vedi dall’esterno, probabilmente ti apparirò come una persona seriosa e concentrata. Se chiedo a uno sconosciuto di indovinare che lavoro faccio, di solito dice “ingegnere”. Eppure quando mi conosci ti accorgi che il senso dell’ironia ce l’ho dentro. Quando la gente legge i miei testi, semplicemente, mi vede per come sono davvero!

5) Premesso che ogni giocatore di ruolo si riflette in parte in Peter al suo risveglio e ogni master si riconoscerà sicuramente nella sua impietosa descrizione, quanto di Davide è presente in Peter? O, magari, il tuo carattere si riflette di più in un altro personaggio?

Mi hanno posto una domanda simile di recente in un’altra intervista, la mia risposta è stata che c’è un po’ di me in molti dei protagonisti. In realtà non mi identifico troppo con Peter che è soprattutto il portatore dei miei valori: laicismo, spontaneità, intraprendenza, volontà, senso di giustizia. Come carattere invece, forse sono più un Kai, cioè una persona che all’esterno appare molto seria e precisa, ma in realtà porta dentro un lato estremamente passionale. Vonatar è quello che più trasmette il mio idealismo: anche se lui lo esprime attraverso il fanatismo religioso, che è quanto più di distante da me ci possa essere, trovo che mi somigli nel suo desiderio di toccare il cuore della gente con gli ideali in cui crede così intensamente. Infine, in Lyse c’è il mio lato affettivo, là dove lei desidera affermare i propri sentimenti e vederli riconosciuti, una ricerca di dignità che sento anche mia. La sua capacità di amare intensamente è ciò che mi lega di più al personaggio.

Davide Cencini

6) Ci sono stati dei momenti in cui mi sono trovata a chiedermi se preferivo Landar (il cavallo elfico, quello intelligente del gruppo che non si esime dall’esternare la sua approvazione sulla tenuta da avventuriera di Lidia, ndA) o Lidia come personaggi… è innegabile che sono legati a doppio filo alle avventure di Peter e molto in sintonia con lui. Come sono nati?

Non saprei rispondere, tutti i personaggi principali di Darkwing sono venuti fuori in modo molto spontaneo, nel senso che non ho dovuto sforzarmi per crearli. È stato un po’ come se fossero già lì, in attesa di venire alla luce. Poi, ciascuno ha dietro i suoi piccoli riferimenti, Landar è chiaramente figlio di varie generazioni di cavalli disneyani, mentre per Lidia è un po’ più complicato.

7) Nel libro vediamo una bella commistione di fantasy e fantascienza e l’esperimento a me ricorda molto Spider-man 2 e quello del dottor Octopus… sono entrambi generi nelle tue corde o hai una predilezione netta?

Sinceramente il collegamento con Spider-Man 2 mi giunge inaspettato, comunque, la distinzione tra fantasy e fantascienza per me è priva di senso. Il fantastico è per l’appunto il regno della fantasia, io posso immaginare benissimo un mondo medievale con le astronavi se questo ha senso all’interno dell’ambientazione che ho creato. Quindi sì, sono entrambi nelle mie corde, ma li percepisco come un unico genere.

8) Approfondiamo un po’ gli aspetti terreni del libro. Anche se non li ho citati nella recensione – la stessa riportata sul blog dei demiurghi – affronti temi “caldi” che mai si sono visti nella narrativa di genere. E per temi caldi intendo cose come attacchi terroristici, l’affido di minori, la violenza domestica. Da cosa scaturisce la scelta di affrontare queste tematiche importanti in un libro di narrativa fantasy?

La prendo un po’ alla larga. Giorni fa il mio editore mi ha detto che è stato difficile convincere alcune librerie a ordinare copie di Darkwing per un unico motivo: non per il prezzo di copertina, per le recensioni o per il nome dell’autore, ma solo perché si tratta di un fantasy italiano. Ecco, io credo che questo la dica lungo sulla nomea che si è creato questo genere nel nostro paese. I nostri autori hanno la reputazione di scrittori per “bimbiminkia”, se mi concedete l’espressione, al punto che vengono scartati prima ancora di essere letti, indipendentemente da quanto meritano. Questo giudizio negativo si è talmente consolidato che le librerie nemmeno ti ordinano se sei un autore emergente che non pubblica con un grande editore (che poi sono proprio quelli che hanno creato il problema). Io mi domando perché diamine un fantasy, per principio, debba essere considerato un testo di pura evasione, privo di attinenza con la realtà o addirittura privo di valore. E mi infastidisce ancora di più che ci siano scrittori fantasy italiani che sposano questo modo di ragionare, cioè che il fantasy non debba avere a che fare con la realtà. Ma che lo scrivo a fare un libro se non ho niente da dire? Meglio che mi risparmio la fatica! Io invece penso che le storie, di qualunque genere, debbano trasmettere valori universali e anche un fantasy possa affrontare questioni di attualità e realtà quotidiana. Legare questi aspetti significa cercare di fare un salto di qualità rispetto alla solita minestra.

9) Rimanendo in tema con questi argomenti scottanti, vero caso unico nel genere: sono forse questi i veri mostri che Peter deve affrontare?

L’animo umano racchiude in sé mostri peggiori di qualsiasi dungeon. È questo il tema di fondo di Darkwing. Il nemico più pericoloso spesso è quello che portiamo dentro noi stessi, ed è quello che non solo Peter, ma molti dei personaggi di Darkwing dovranno affrontare.

Con Darkwing cerco una rivalsa su chi ha appiattito il fantasy e lo ha condannato alla nomea di un genere di puro intrattenimento

10) Un altro argomento che mi è parso di capire ti stesse a cuore affrontare in questo libro è la religione o, quanto meno, la sua filosofia. Sbaglio?

Non sbagli, mi sta molto a cuore approfondire il rapporto tra l’uomo e la religione. Vedi, il fatto è che il concetto di venerazione mi ha sempre suscitato sconcerto. Non riesco a capire come credere in una religione possa spingere delle persone ad abbandonare il senso critico o perfino il buonsenso. In nome della fede ci si può convincere di cose palesemente assurde o compiere gesti terribili e pensare di aver fatto qualcosa di lodevole. È come se la religione fosse capace di far breccia nel nostro sistema di valori e teleguidarli in remoto, di fronte al dogma la nostra mente cessa di ragionare, si piega; e a me, una convinzione che non ammette repliche spaventa a morte. Questo tipo di fede malata che rende ciechi di fronte ai concetti di umanità più basilari, è il tramonto della ragione umana, che secondo me è il nostro dono più bello. È l’ideologia che prevale sul principio fondamentale dell’autodeterminazione dell’essere umano. In Darkwing questa tematica avrà un ruolo assolutamente centrale, non a caso vedremo che è proprio questa la natura del conflitto che oppone Peter, portatore di valori fortemente umanistici, al suo nemico Vonatar che all’opposto riconduce ogni suo gesto alla volontà divina, e pur compiendo azioni terribili non ne avverte il peso non tanto perché sia malvagio, piuttosto perché nel sistema di valori in cui crede, ciò che fa è assolutamente giusto, anzi sarebbe una colpa comportarsi altrimenti.

Davide Cencini

11) Sul tuo sito World of Darkwing svolgi un’accurata descrizione di Corown, dalla geografia ai popoli che la abitano, le razze, i mostri e tutto quanto ne consegue, dai miti e le leggende alla religione e le filosofie… da quando tempo lavori a questo progetto e com’è nato nella sua complessa interezza?

Darkwing ha attraversato una lunga evoluzione, sono più di dieci anni che ci lavoro su, quindi ho avuto molto tempo per definire l’ambientazione nei dettagli. Sono una formichina paziente, che lavora aggiungendo un piccolo tassello alla volta; a volte invento cose che sembra nemmeno servano ai fini del racconto in sé, finché poi non ti accorgi che tutti questi tasselli insieme formano un unico grande mosaico. Il mondo di Corown è un luogo complesso che non fa da semplice sfondo alle vicende dei protagonisti, si potrebbe dire anzi che è esso stesso un personaggio vivo e in costante evoluzione che non mancherà di sorprendere con sconcertati rivelazioni. Le epoche che ha attraversato e le civiltà che si sono estinte hanno un’influenza decisiva sul presente, inoltre è centrale anche il ruolo dei radianti che grazie ai loro poteri hanno sempre svolto un ruolo importantissimo nel decidere i destini di Corown nei momenti cruciali della sua storia.

12) Ci puoi anticipare qualcosa sulla serie?

Questo sembra un lavoro per Spoiler-Man! Il mio progetto è di articolare Darkwing in 7-8 libri divisi in due serie principali. Ne L’Armata degli Scheletri (il 2° libro della serie, di cui qualcuno ha già letto la versione autoprodotta uscita in precedenza) si acuirà la tensione col regno di Greyven, fino a una drammatica escalation che porterà allo scoppio della guerra. Peter dovrà nuovamente scendere in battaglia, stavolta per salvare ciò che ha di più caro, e trovare un equilibrio con la sua identità di Darkwing che diventa sempre più oscura e potente. Vedremo crescere molto anche il filone dei Solar che si affermeranno come coprotagonisti delle avventure di Peter e compagnia, e svolgeranno un ruolo centrale nei libri successivi.

13) Infine l’ultima domanda, il rito sacro del recensore per antonomasia DracoDraconis sulle cui orme noi pallidamente ci incamminiamo: ma chi te l’ha fatto fare?

Se lo prendo…!

 

Con questo si conclude l'affascinante viaggio nel mondo di Darkwing, in attesa della seconda puntata che, si prospetta, allettante come il primo volume. Ai posteri l'ardua sentenza, per ora noi ci limitiamo a ringraziare Davide della sua disponibilità e della sua apertura a questo confronto.

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