[Libri] Intervista ad Andrea Zanotti

Intervista ad Andrea Zanotti "La Regina Nulla" è un romanzo fantasy di Andrea Zanotti, secondo capitolo della trilogia "Infiniti Mondi". DragonIsland ha recensito l'opera e adesso è il momento di fare quattro chiacchiere con l'autore.

La prima domanda è quella classica di presentazione alla quale è impossibile sfuggire, quindi rassegnati. Raccontaci un po' di te: chi è Andrea Zanotti e come è nata la passione per la scrittura?

Sono un dottore in economia, marito e padre di 35 anni, che non ha ancora perso la passione per il fantastico. Nonostante per campare debba lavorare in un'azienda che opera sulla borsa dell’energia non ho ancora perso la capacità di sognare. La vita “reale” concede ben pochi spazi per divagare, spazi che ho invece trovato scrivendo. La passione per la scrittura è nata tardi, cinque, forse sei anni fa. Come? Per vie “traverse”, direi. Gestendo un’alleanza in un MMORPG (e qui lascio a te l’incombenza di spiegare di che si tratti…) mi sono reso conto che la parte più divertente del gioco era proprio l’invio di dispacci e missive “a tono”. Creando queste mi sono reso conto appieno della potenza e del fascino della scrittura. Iniziare a scrivere un romanzo è stato il passo successivo. Da allora non mi sono più fermato.

Intervista ad Andrea Zanotti

(Spiegare ad un lettore di Dragonisland cosa è un MMORPG è come sparare sulle croce rossa ;) ) I tuoi libri vengono orgogliosamente pubblicati con la modalità del Selfpublishing, filosofia editoriale che hai abbracciato senza riserve tanto da creare il sito www.scrittorindipendenti.com. Puoi raccontare ai lettori di Dragonisland il percorso che ti ha portato a questa scelta?

Per ogni aspirante autore arriva il momento in cui il desiderio di far conoscere il proprio lavoro ad altri risulta difficilmente contenibile. Senza opprimere i soliti amici mi sono quindi deciso a seguire la trafila usuale: predisposizione sinossi – curriculum – invio editori. Un lavoraccio che ha portato a distanza di più di un anno a un paio di proposte con piccole case editrici free e di una big che però mi chiedeva un contributo alla partecipazione del rischio imprenditoriale da loro corso nel lanciare uno sconosciuto (!!!). Nell’attesa di risposte però non ero rimasto inoperoso. Grazie ad internet avevo iniziato a farmi un’idea ben precisa dello stato dell’editoria, quindi mi limiterò a esporre quelli che sono i miei convincimenti. Sei un autore esordiente? Il tuo obbiettivo è quello di farti leggere dal maggior numero di persone possibile? Sei convinto di voler scrivere altri romanzi e non di volerti solo togliere lo sfizio di vantarti di averne pubblicato uno? Allora autopubblicati in modo serio e offri il tuo primo ebook gratis! Ho rifiutato le offerte avute e ho fatto da me. Non mi sono mai pentito della scelta e ora, a distanza di un annetto sono entusiasta del riscontro di pubblico.

Dalla tua esperienza, anche con altri autopubblicati, quali caratteristiche ritieni siano fondamentali per l'opera che si vuol proporre e cosa consiglieresti a chi vuole seguire la strada della completa autonomia editoriale?

Non avere vincoli di alcun genere è il miglior viatico per poter produrre un’opera apprezzata dal pubblico. Se si parte dalla convinzione di voler sottoporre il proprio manoscritto a un editore bisognerà giocoforza partire da quello che il mercato attuale cerca, finendo con lo snaturare il proprio scritto. Quindi anzitutto scrivere ciò che ci piace e ciò che conosciamo meglio! Quello che a mio avviso manca ancora in Italia è l’idea che un autopubblicato possa produrre qualcosa di buono, ma le cose mi pare stiano cambiando, soprattutto grazie agli ebook. Anche per questo ho pensato di creare scrittorindipendenti.com, per poter dare evidenza ai testi che meritino di superare i preconcetti legati alle autoproduzioni. Solo al lettore finale spetta la valutazione. Togliersi di mezzo tutti gli intermediari a mio avviso, come sempre, giova a tutti. Ritengo che nell’autopubblicarsi non si debba pensare di “chiedere uno sconto” al lettore. Poco conta che l’ebook sia gratis, o a 0,99 cents. L’ebook deve mantenere tutti gli standard qualitativi di un libro pubblicato da un editore, e se possibile, anche meglio: copertina, impaginazione, editing e quant’altro. Il lettore, in generale, non concede sconti ed anzi è portato ad essere ancor più critico con un autopubblicato, è bene saperlo. E a mio avviso ha ragione per il semplice motivo che se lui ha corso il rischio di utilizzare il proprio tempo per scegliere l’ebook del perfetto sconosciuto senza neppure la “garanzia” dell’editore, lo scrittore autopubblicato deve fare tutto il possibile per mettergli a disposizione un'opera professionale. Io cerco di applicare questa visione e di trasferirla agli altri che collaborano con il blog e credo che pian piano stiamo imboccando il sentiero corretto.

Quali sono le letture che hai amato maggiormente e pensi abbiano più influenzato la tua formazione, intesa sia come gusti narrativi che come stile?

E’ una domanda molto difficile, in quanto la scrittura a mio parere attinge al subconscio più profondo. Posso citare alcuni autori dei quali ho amato la capacità di creare “Mondi” che sicuramente hanno lasciato il segno nel mio modus operandi, ma ogni qualvolta vado a rileggere i miei scritti mi rendo conto che situazioni/personaggi possano avere dei geni ereditati da altri che magari non credevo razionalmente mi avessero colpito così a fondo. Come non citare le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco di Martin, Dune di Herbert o la saga della Torre Nera di King? Impossibile. Oppure i tanto bistrattati racconti di Howard su Conan il barbaro, a mio parere il vero padre del Fantasy. Un altro autore che non viene altrettanto osannato, ma che io trovo geniale è il canadese Erikson con la saga sulla “Caduta di Malazan”. Una fantasia e una preparazione formidabili, un military fantasy senza eguali. Ma diamo un paio di nomi anche di compatrioti: Evangelisti e Altieri. C’è chi li ama e chi non li reputa all’altezza. Personalmente li stimo moltissimo. Il primo ancor più nei cicli minori rispetto al suo più famoso Emerich l’Inquisitore, il secondo capace con la sua trilogia L’eretico- Il Demone- La furia di dare origine a pagine dalle atmosfere cupe e inquietanti come non mai. Impossibile leggerne più di cinque pagine senza prendersi una pausa di riflessione. Insomma in estrema sintesi sono diversi i generi che hanno influenzato la mia formazione: si passa dal fantasy alla fantascienza, dall’horror alla mitologia. Al fianco della letteratura d’evasione ci sarebbero tutte quelle legate all’archeologia e al mistero, alle religioni antiche e moderne. Tutti ottimi spunti da rielaborare e personalizzare.

Intervista ad Andrea Zanotti

Il tuo romanzo “La Regina Nulla” è il volume che segue “Forze Ancestrali”, ed è il secondo capitolo di una trilogia fantasy che intende inserirsi in un progetto più ampio di “Infiniti Mondi”. Puoi dirci qualcosa in più in merito a questo progetto?

Molto volentieri, anche se non vorrei apparire un tantino megalomane… l’obbiettivo non è certo di facile realizzazione in realtà, ma l’idea sarebbe quella di descrivere di volta in volta diversi Mondi, dotati di un pantheon comune e collegati quindi in una storia più vasta. Ogni Mondo dovrebbe essere quindi leggibile a se stante, mentre chi volesse avere una visione globale più completa ed appagante potrebbe cimentarsi con tutta la “produzione”, riuscendo a trovare collegamenti/personaggi già conosciuti ecc… Non è certo semplice architettare il tutto, ma credo possa dare soddisfazione sia al lettore che a me stesso.

“La Regina Nulla” è un romanzo che indubbiamente ricalca i toni dell'Epic Fantasy, tuttavia se ne discosta nella misura in cui la tipologia di protagonisti e le dinamiche creano assonanze con la nostra storia passata. Lo stesso Tolkien, che ha inventato la lingua elfica, aveva le solide basi di studioso linguista. Ritieni che la conoscenza del nostro passato possa dare una “marcia in più” anche quando si creano mondi virtuali?

A mio avviso il fantasy per essere apprezzato deve avere solide basi “razionali”. Poi certo, dipende dalla fascia di lettori cui l’autore intenda rivolgersi. Troppo spesso si tende a pensare che il fantasy sia più facile da scrivere perché tanto “tutto è possibile”. Credo invece che la difficoltà risieda proprio nel bilanciare situazioni capaci di stupire il lettore, pur mantenendosi entro i confini di qualcosa di credibile e sempre coerente. Pertanto la risposta alla tua domanda è un sì incondizionato: la conoscenza della storia è fondamentale, oltre ad essere fonte infinita di spunti. E’ sorprendente constatare quanti degli eventi che si possono ritrovare in un fantasy e che lascino il lettore a bocca spalancata, siano in realtà avvenuti anche nella storia reale. Provate a indagare e ne scoprirete a bizzeffe.

La quasi totalità dei personaggi del romanzo è umana (se vogliamo inquadrare in tale definizione anche la Stirpe di Nessuno come semplici umani deformi) a cui viene affiancata o contrapposta una serie di vere e proprie divinità , gli Antichi, e di potenti figure mitologiche quali i Titani. Non hai temuto inizialmente di creare una disparità di forze eccessiva tra i vari schieramenti dal momento che nel mondo da te creato non si trova magia “ad ogni calcio di sasso”?

Sicuramente il rischio c’era e spero di essere riuscito ad aggirarlo bene. Tutto ruota attorno al fatto che gli Antichi non siano d’accordo fra loro, siano spesso “svogliati” e incostanti. Inoltre se l’intervento di uno di essi si fa troppo invasivo, ci sarà una reazione “uguale e contraria” capace di mantenere lo status quo. Il fatto che non ci sia il “Dio buono” contrapposto al “Diavolo o Dio cattivo che sia” contribuisce a donare imprevedibilità al tutto. Inoltre la possibilità concessa ad alcuni semplici umani di accedere alla realtà non-ordinaria, dimora degli Dei, è anch’essa una valvola di sfogo che concede ulteriori chance ai mortali. Inizialmente ero intenzionato a mettere più magia a disposizione degli uomini, ma, almeno in questo Mondo 1, ho deciso di limitarla al minimo. La magia è un elemento “destabilizzante” che facilmente può incrinare il bilanciamento di cui parlavamo prima e, in questi miei primi scritti, non ho voluto azzardare troppo. Nel Mondo 2, avremo qualcosa che si avvicina di più alla magia tradizionale. Vedremo se avrò maturato le competenze per gestirla al meglio…

Troppo spesso si tende a pensare che il fantasy sia più facile da scrivere perché tanto “tutto è possibile”.

I protagonisti del libro provengono da terre molto diverse con culture, armi e società che sembrano distanziarsi tra loro anche nel tempo. Hai trovato difficoltà ad inserirli in un amalgama unico che li connettesse sullo stesso piano della storia?

Ho cercato di compensare gli svantaggi “tecnologici” con una maggiore attrattiva verso il soprannaturale/divino. Mentre i soldati della Lega di Hoilos hanno armi ed armature, macchine d’assedio e quant’altro, i nomadi dei deserti hanno il loro paladino divino Samael e gli Angeli di Fuoco, i mezzuomini con le loro armi di pietra, hanno la Regina Nulla e così via. E’ un modo per differenziare in modo sostanziale i popoli, pur cercando di mantenerne equilibrate e incerte le sorti anche nel momento dell’inevitabile scontro.

Nel romanzo si parla di uomini e donne, persone con una storia e vita pregressa che si trovano a fronteggiare eventi più grandi di loro ma che vi reagiscono con gli strumenti della propria competenza ed esperienza. Eventi che sicuramente li segneranno e trasformeranno, ma, nella lettura, non ci troviamo di fronte a nessun adolescente che debba andare alla ricerca di sé stesso o “crescere” lungo il cammino. Pensi che si possa scrivere una buona storia fantasy anche uscendo dal clichè del romanzo di formazione?

A mio avviso dipende anche in questo caso dal target cui è destinato il libro. Io miro a una fascia adulta, e più che formare spero il testo possa aver dato qualche spunto di riflessione. Il mio lettore ideale è colui che non vuole gli venga data in pasto una soluzione prefabbricata, una morale o quant’altro, ma che preferisce costruirsi la sua opinione, indipendente. Non che io mi sia messo a tavolino a pianificare la cosa, intendiamoci, è venuto del tutto naturale, non essendo a mia volta né uno sbarbatello (purtroppo…), né un saggio con intenti formativi. Quello che spero riesca a saltar fuori dai miei scritti è che non vi è una via corretta da seguire, non vi è il buono/cattivo, ma personaggi che perseguono i propri scopi e lo fanno convinti sia la cosa giusta da fare. E’ un modo di intendere il fantasy diametralmente opposto da quello classico che vede la lotta fra bene e male come protagonista. Per intenderci, io ho sempre “tifato per il male”, per il semplice fatto che si sa che è sempre destinato a fallire. E’ una cosa che non ho mai digerito. Certo, anche nella mia trilogia ci sono delle evoluzioni (alle volte anche strabilianti… ma per questo dovrete attendere il III° volume…), ma rimangono circoscritte all’intimità dei singoli personaggi e al loro destino, senza mai assurgere a modelli comportamentali da prendere come riferimento.

C'è, tra i personaggi raccontati, qualcuno a cui ti sei affezionato di più oppure hai messo tanto di te in tutti da ritenerli paritari?

Indubbiamente ogni personaggio rispecchia un aspetto della visione del mondo dell’autore, su questo non ci sono dubbi. La cosa che più mi ha colpito quando per scherzo ho iniziato a scrivere Forze Ancestrali è stato il prender vita dei personaggi. Questa è la vera magia della scrittura. Personaggi che hanno avuto la forza di non voler morire ad esempio. Spero non mi consideriate un pazzo a questo punto, ma è assolutamente così. Sono abituato a fare una sorta di scaletta, molto schematica per tracciare la via che dovrà seguire il romanzo. Poi procedendo però “lascio liberi” i personaggi di scrivere il loro destino. E’ l’interazione fra questi a determinare quanto della scaletta verrà poi rispettato e non sempre questa ha la forza per imbrigliare le esigenze dei singoli personaggi. Ad esempio la scaletta delle trilogia prevedeva il ruolo di protagonista principale per CorvoRosso. Chi di voi leggerà Forze Ancestrali si renderà presto conto che altri sono emersi come attori forse anche più importanti. Bullwai o Drakorius, il Reietto stesso, o Marcos, tutti questi hanno incalzato sin da subito il primato del Capotribù dei Corvi della Sabbia, finendo con il rubargli la scena e garantendosi forse un posto anche nei Mondi successivi. Non è stata una scelta razionale la mia, ma semplicemente un constatare la forza assunta dal personaggio, che pretendeva di non essere lasciato lì, a mezza via. A più d’uno quindi sono rimasto affezionato, ma non vi dirò altro, per non rovinarvi la sorpresa.

La cosa che più mi ha colpito quando per scherzo ho iniziato a scrivere Forze Ancestrali è stato il prender vita dei personaggi. Questa è la vera magia della scrittura.

Parliamo del futuro. Il terzo volume della trilogia bolle in pentola o addirittura è già pronto?

Il III° volume dal titolo “I Pretoriani Bianchi (Mondo 1.3)” è in fase di controllo e rielaborazione… in concreto è già ultimato, ma prima di vedere le stampe ha bisogno di essere rivisto nella forma, in modo tale da poter essere presentato nel modo più professionale possibile. L’uscita è prevista per il prossimo giugno. Per chiunque desiderasse tenersi aggiornato sulla serie (si perché ho iniziato la scrittura anche del Mondo 2.1) ho predisposto la seguente paginetta: http://andrea-zanotti.blogspot.it/#!/2013/01/piano-editoriale.html.

Grazie mille Kes per l’occasione concessami e un saluto a tutti i lettori di Dragonisland

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