I Vanyar: Popolo delle Stelle

E-mail Stampa PDF

I Vanyar: Popolo delle Stelle

Articolo - Dungeon & Dragons tratto da "La voce di Edoras"
http://www.lavocediedoras.terradimezzo.gdr-online.it/

I Vanyar.
Eldar,ossia Popolo delle Stelle.
Fu questo il nome bellissimo che il Vala Oromë diede al popolo leggiadro, gioioso e dolcissimo che trovò intorno alle rive di un lago ai piedi di maestose montagne, durante i suoi numerosi vagabondaggi per l'allora giovane Terra di mezzo, illuminata solo da una splendida volta stellata.
E furono proprio una miriade di stelle che questi splendidi esseri videro per prima cosa appena aperti gli occhi, ed essi amarono quella luce, e la celebrarono in numerosi canti.

 


Gli Eldar, che poi tutti conobbero anche semplicemente con il nome di elfi,erano tuttavia già dai primordi un popolo variegato,diviso il varie famigle e clan, ognuna con le proprie attirudini e desideri,oltre che particolari connotazioni fisiche,sebbene matrimoni misti tra le diverse stirpi non fossero affatto proibiti e rendessero non assoluti i particolari esteriori della prole di tali sodalizi.
Quando,per volere di tutti i Valar, gli spiriti che per ordine del Creatore fungevano da custodi del Mondo,fu richiesto che gli elfi inviassero rappresentanti dei tre allora principali rami del popolo degli Eldar per ricevere il saluto delle Potenze e l'invito a trasferirsi tutti a Valinor, il Santo Regno della Luce, dove essi avrebbero dimorato al sicuro dai pericoli del mondo esterno e avrebbero goduto della gioia e della felicità perfetta propria di quel paradiso,solo una delle tre stirpi si dimostrò prontissima a partire senza alcuna remora verso quel reame di fulgida luce,quando i tre ambasciatori di ritorno da valinor portarono alla loro gente i racconti colmi di stupore per una bellezza senza fine e soprattutto l'invito dei Valar a raggiungerli nella loro dimora:questi esseri coraggiosi erano detti Vanyar, ossia i "Chiari", e da allora sempre tra tutte le stirpi sono stati i più bramosi nel desiderare la Luce,da loro stimata più preziosa di qualuque altra sostanza sulla Terra. Costoro facevano parte della stirpe meno numerosa tra tutte,e fisicamente era contraddistinta da una splendida chioma dorata, un incarnato luminoso e occhi del pari chiari,generalmente di colore azzurro intenso.
Primi a partire per il Reame Beato,sotto la guida di Ingwe il loro consimile inviato a Valinor per ricevere l'invito dei Valar,e ora eletto loro sovrano e Re Supremo di tutte le stirpi elfiche della terra,furono anche i primi ad arrivare, dopo innumerevoli anni di peregrinazione e traversie,alla loro meta finale,e a godere quindi della splendida luce che avevano visto solo riflessa sul volto e negli occhi di Ingwe e degli altri due loro consimili rappresentanti delle altre due stirpi e la loro gioia alla luce delle Potenze del Mondo ebbe inizio davvero. Insieme ai Noldor iniziarono la costruzione di una splendida città su un colle solitario che si innalzava,tra dolci declivi ricoperti di boschi,tra le alte vette dei monti Pelori,insuperati in altezza da nessun'altra catena montuosa nel mondo,e che proteggevano e separavano la patria dei valar dalle terre esterne. A essa diedero il nome di Tirion, e le sue bianche mura si innalzarono maestose,a proteggere edifici del pari ingegnosi e colmi di fascino, circondati da splendidi giardini;ma nessuna delle mura e nessun palazzo della città si elevava in altezza quanto la Minon Eldaliéva, la Torre di Ingwë, il cui faro posto alla sommità proiettava una luce argentea che era possibile scorgere anche da molto lontano e trapassava ogni ombra. E questi due antichi popoli, i Vanyar e i Noldor, furono ammessi alla presenza delle Potenze di Valinor. E i Valar si innamorarono della bellezza che era in loro e di quella che erano capaci di creare in molte forme diverse; e se i Noldor divennero discepoli di Aulë, il Vala più di tutti abile nella manipolazione della materia del Mondo e capace di creare con essa opere stupefacenti, fu di Manwë, il Signore dei Valar, il reggente e custode del Mondo e di tutte le forme di vita che dimorano in esso,che i Vanyar divennero i prediletti. Da lui questa stirpe imparò l'arte del canto e della poesia,ed i Vnyar in suo onore e per la delizia di tutti coloro che li ascoltavano composero molte opere colme di fascino e bellezza,a celebrazione della filicità continua e costante che provavano nel dimorare in Valinor. Essi amarono profondamente Varda, la Valië della luce e creatrice delle stelle, del pari amate fin dal giorno del loro risveglio nella Terra di mezzo. Col passare di lunghi secoli neanche la luce delicata proiettata sulla loro bella Tirion dagli Alberi lontani bastò loro,e desiderarono a tal punto godere della luce piena del Reame Benedetto da abbandonare la città in cui avevano dimorato in compagnia dei Noldor per vivere da allora liberamente nelle pianure di Valinor,vagabondando per i suoi boschi,o facendo visita alle Potenze nella cittadella di Valmar dove esse prendevano forme visibili alla loro vista, benchè fossero ben più che mera carne. Lo stesso Ingwë andò a dimorare su Taniquetil, la montagna più alta della Terra,in compagnia di Manwë e Varda, e dal suo seggio al fianco di quei due grandi continuò a regnare e ad essere considerato Re Supremo di tutti gli Eldar. Presero questa decisione desiderosi di maggiore luce e vicinanza ai Valar,ma non fù una scelta sofferta o gravosa, poichè nulla impediva loro di far visita sovente ai loro congiunti Noldor rimasti a Tirion, tanto che frequenti furono i matrimoni tra le due stirpi, e individui possenti nacquero da tali unioni: Indis dei Vanyar, parente di Ingwë, convolò a nozze con Finwë, sovrano dei Noldor e in tempi antichi uno dei tre ambasciatori inviati dai Valar a invitare gli elfi al loro cospetto. I due figli frutto di tale sodalizio furono Fingolfin il Possente e Finarfin il Bello,il primo valoroso ma anche generoso e sincero,celebrato nei canti come uno dei più grandi eroi del Mondo antico, il secondo ricordato come dotato di una grande sensibilità, un cuore pacifico e una mente salda e ragionevole,poco propenso a cedere a furori improvvisi,più simile del fratello alla madre e alla stirpe di lei. Come lui furono suoi due figli, del pari famosi ossia Finrod Felagund e Galadriel, il primo ricordato per la profonda fedeltà e la grande amicizia che lo legò alla stirpe degli Uomini,dei quali intuì le potenzialità al contrario di molti suo simili che invece li ignorarono ritenendoli creature futili e fragili. Della secondogenita di Finarfin, Galadriel, o Artanis come la chiamava il padre, ossia "nobile donna", si ricorda appunto la nobiltà d'animo e la possanza fisica e mentale, ineguagliata sia dai Noldor che dai Vanyar salvo che dallo zio Fëanor,fratellastro di Finarfin, il più grande artigiano di tutti i tempi, che bramò infatti per le proprie creazioni finanche un solo capello della bellissima chioma bionda della nipote, nella quale splendeva sia il biondo radioso degli Elfi Chiari sia il fulgore della luce dei due Alberi. Pur essendo ambedue stati personaggi valorosi, protagonisti di grandi avventure e tragedie, in loro lo spirito spirito coraggioso e intraprendente proprio del sangue noldorin era stemperato e mitigato dal sangue vanyarin ereditato dalla nonna, poichè se i Noldor erano infuocati da forti passioni, desiderosi di imprese gloriose e dall'ansia di creare che è comune a molti artisti, i Vanyar erano un popolo mite, riflessivo e generoso,oltre che profondamente spirituale e legato più di tutti gli altri ai Valar, dei quali si consideravano discepoli e apprendisti nella via della saggezza e della compresione su tutto cio che nel Mondo ha vita,e che tentavano sovente di celebrare in canti gioiosi e appassionati, come già scritto. Non mancavano tuttavia di celebrare e ricordare con versi struggenti gli eventi dolorosi che pure arrivarono a turbare la pace di Valinor. Quando Melkor,lo Spirito del Male e dell'Odio e il più potente di tutti gli esseri creati, salvo il solo Manwë, si liberò dalla prigionia cui i Valar per amore del mondo e degli elfi lo tenevano costretto, e nella sua malvagità uccise i due Alberi sacri da cui la luce di Valinor propanava, chi se non un cantore dei Vanyar,conosciuto come Elemmìrë,compose il bellissimo Aldùdenië, il "Lamento per i due Alberi", in celebrazione della luce che mai più avrebbero diffuso il loro splendido fulgore. E quando moltissimi dei Noldor,salvo Finarfin e i suoi seguaci decisero alfine di dipartirsi dal reame Beato per tornare nel mondo esterno,convinti che la bellezza di Valinor non sarebbe mai più riemersa dalla tragedia,peruasi loro stessi a trarre vendetta su Melkor che aveva ucciso il loro re Finwë e li aveva derubati delle gemme preziose create con grande fatica e persino dei Silmaril, tre gemme di splendore incommensurabile create dal possente Fëanor,ebbene ben pochi di coloro che avevano sangue vanyarin nelle vene intrapresero l'esodo,con l'importante eccezione dei figli di Fingolfin e Finarfin,e Fingolfin stesso, i primi troppo valorosi per restare indietro mentre buona parte del loro popolo intraprendeva la rischiosa impresa,e il secondo riluttante a tradire un giuramento fatto al fratellastro Fëanor di seguirlo ovunque fosse andato; e ciò dimostra ancora una volta di che pasta fosse fatto, pronto a mantenere giuramenti e a non lasciare i figli e il popolo in balia del solo giudizio di Fëanor,sempre molto focoso ed eccessivamente appassionato. Eppure il dolore che i Vanyar e i Valar provarono per la loro dipartita fù enorme,e anche quando il danno provocato dal Nemico fù in parte riparato e il Sole e la Luna innalzati nel cielo per sopperire alla perduta lucentezza degli Alberi ormai morti, comunque la serenità antica mai tornò perfetta e incorruttibile come prima,poichè essa è come cristallo,e una volta incrinata nulla può rigenerarla come se non fosse mai stata spezzata. Ma quando,dopo centinaia di anni di lotte continue,Melkor giunse a prendere il sopravvento e a imprigionare e sterminare gli elfi e gli uomini che combattevano contro il suo dominio nella Terra di Mezzo,furono i Vanyar a rispondere al loro disperato appello,e sotto la guida delle Potenze affrontarono coraggiosamente le forze del nemico,e seppur con grave difficoltà e perdite giunsero ad avere la meglio sulle sue mostruosità e a sterminarle;in seguito tornarono in Valinor, celebrati per la loro vittoria,ma desiderosi di ricominciare l'idilliaca esistenza che avevano sempre condotto,scevri dalle forti e a volte oscure passioni che pure a volte si impossessavano dei Noldor: in questo,dimostrano una maggiore maturità e umiltà,l addove i Noldor ci metteranno ben due ere a rendersi conto dei propri limiti e ad accettarli,divenendo in tal modo molto simili negli attegiamenti alla stirpe dei Chiari. Essi, nella mente dello scrittore, rappresentano forse un esempio da seguire,un popolo che pur traendo dai Valar ispirazione e insegnamenti volti a migliorarsi,rimangono innocenti e incorrotti,perchè consci del proprio posto e ruolo nel mondo che li circonda. In essi non troviamo fede cieca o servilismo nei confronti delle Potenze,ma un desiderio di capire e di essere partecipi del loro disegno senza la brama di controllarlo o volgerlo per i propri fini, che essi siano buoni o malvagi,laddove sia le altre stirpi elfiche sia la razza umana sovente cadono in questo errore.

by Pasquale "Autior" Abate






 


Ultimi Post

News da Ashura