Tanis & Tersem - by Barimoor
"Il fiume catturava il riflesso del sole al punto da sembrare un nastro di oro fuso che si snodava ansa dopo ansa sotto il calore impressionante che martellava come il maglio di un ramaio; sotto quella calura il profilo delle colline tremava sensibilmente confondendo la vista.
Il profilo sottile della stretta imbarcazione era programmato appositamente per scivolare silenzioso sulle acque del fiume fendendo come una lama lo sbarramento di papiri, che si piegavano come cortigiani di fronte al loro sovrano.
Al suo timone Tanis muoveva appena la mano per brevi correzioni di rotta, restando per il resto immobile, totalmente concentrato sull`ambiente circostante attento a captare ogni minimo movimento che lo avrebbe avvertito della vicinanza della sua preda."
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"Non era un cacciatore qualunque. Al di là di ciò che prendeva dal fiume per la propria sopravvivenza, Tanis ambiva a un animale che era temuto da molti per la sua pericolosità e molto ambito dai sacerdoti di Osiride, gli unici ad avere il permesso di mangiarne le carni, e dai nobili per l`avorio con cui potevano abbellire sé stessi e le loro donne. Con la pelle poi i conciatori ricavavano materiale per armature e fruste. Tutte cose che Tanis vendeva a caro prezzo e che gli venivano sempre pagate senza alcuna esitazione data la scarsità dei materiali.
I suoi occhi erano fissi davanti a sé e tuttavia non erano concentrati su nessun punto in particolare, restando in quel particolare stato percettivo in cui avrebbe carpito immediatamente il seppur minimo movimento. Accanto a sé a portata di mano aveva la faretra con la dotazione di speciali frecce, più lunghe del normale e bilanciate con piume colorate da un lato ed una sottile punta uncinata in bronzo che avrebbe penetrato la spessa pelle dell`animale restando al contempo ben conficcata nella carne, allargando la ferita e la conseguente emorragia ad ogni suo successivo movimento. Ma non sarebbe bastata quel tipo di freccia, che si era costruito apposta, per colpire la sua preda. Serviva anche un`arma dotata della potenza necessaria a scagliarla.
Tanis aveva imparato a costruire archi da suo padre, ma era sempre stato frustrato dalla fragilità degli usuali materiali. Dalle esili piante che crescevano lungo il fiume non si poteva pretendere la resa che lui si aspettava. Si era quindi ingegnato a rinforzare l`arco lungo incollando con resine vegetali delle fasce sottili di avorio alternate a piastre di bronzo lunghe come un suo dito lungo tutto l`affusto dell`arco; la corda l`aveva ottenuta..."
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