«Ragazzi… ho un’idea!» proclamò giulivo Pandemyc, e prima che l’eco della “a” si fosse spenta, lo strofinio delle sedie riempì la sala riunioni
«No raga’… aspettate di sentirla almeno… è bella!»
«Sì beh, Imperatore…» lo degnò puntualmente Aliciotta «…anch’io stamattina ho fatto una bella ca’ata, ma non è che indico una riunione per vantarmene!»
«Maremma stitica! Avresti dovuto!» la rimbeccò piccato l’Imperatore, decisamente disturbato dall’idea di essersi perso cotanto racconto.
Aliciotta inarcò un sopracciglio e cercò conforto negli occhi del disgraziato più vicino, ma trovò solo l’imperturbabile maschera sorridente di “V per Vendetta” indossata da Barimoor e nel sentirsi sbeffeggiata, imprecò elegantemente tra i denti,
«Le tue “idee” Pan, significano una slavina di lavoro in più per me!»
«Gran bella metafora» approvò sottovoce Thorin attraverso il fumo della pipa.
Pandemyc comprese che era giunto il momento di tirar fuori il meglio di sé e scartando l’idea di slacciarsi i pantaloni, passò alla seconda in classifica: manga occhioni giganti (che per un attimo eclissarono l’importanza del suo naso), pugnetti chiusi sotto il mento con pollici d’ordinanza in fuori e voce rigorosamente piagnucolosa e supplicante,
«Ma dolciotta mia… è Halloween…»
«Embè? Per il nostro anniversario non eri così ispirato. L’idea migliore che ti è venuta è stata il “pacco reale”. E non era un diamante»
Con occhio tremulo, Pan azzardò un fugace sguardo in basso e colto da improvvisa ansia da prestazione esalò insicuro,
«Non… ti è piaciuto?»
Prima che una fumante Aliciotta potesse dissipare (o confermare) i suoi dubbi, una figura avvolta in un enorme mantello nero si intromise tra loro,
«Ho sentito bene?» domandò in uno svolazzo di vocali dal tono cavernoso,
«La cosa del “pacco reale”?» sorrise Pandemyc, tornando a nutrire un’accettabile dose di autostima,
«No, Halloween» enfatizzò il mantello parlante e l’eco che si diffuse nella sala riunioni fu talmente surreale che Firey svenne sulla porta, ostruendo così l’unica via di fuga a tutti gli altri. Curiosamente, sulla maschera di Barimoor comparve una smorfia di indubbio disappunto.
La mortifera figura, evidentemente abituata –e anche un po’ appagata- a simili reazioni riprese su un’ottava più bassa,
«Haloween è un tempo carico di magiaaa…»
Questa volta fu Ellrelion, la cui sensibilità elfica non poteva reggere oltre, a svenire e l’intransigente Boromir proruppe in un bestemmione al cui confronto Badile si sentì una verginella,
«Parola di Potere si usa una sola volta per round! Signora Morte, tu non sei al di sopra del Manuale» e nel dirlo si fece il segno della croce, prima di proseguire «A meno che non sei un Master!»
Sulla parola “Morte” Shey’raen si sentì chiamata in causa come le patatine a una seduta di d&d e drizzò le orecchie puntute con aria golosa (se avesse avuto la coda, avrebbe scodinzolato)
«Chi devo uccidere?»
Ormai sopraffatto dalla luttuosa piega che aveva preso la discussione, Pandemyc si accasciò su se stesso come una zucca andata a male e nel vederlo tanto affranto, Thorin non poté più astenersi.
Con flemmatico fare compunto, chiuse il giornale, adagiò la pipa e si levò.
Sotto il suo sguardo severo, uno a uno i presenti si spensero in un silenzio di tomba.
Un lupo ululò in lontananza.
«Esimi colleghi» intonò l’elegante nano con voce profondamente carismatica «Ora che avete presentato, con dubbia abilità dialettica e discutibile impiego dei corretti registri grammaticali, i vostri convincimenti, nonché espresso con generosa goffaggine le vostre pulsioni emotive, direi che è giunto il tempo di incunearci nel sentiero al quale codesta discussione era originariamente votata, per darne un puntuale sviluppo. Chiedo inoltre venia per la lungaggine del primo periodo di codesto mio eloquio. È risaputo che frasi brevi sono meglio assimilate da menti semplici quali le vostre»
Melian deglutì.
«Quindi?» cinguettò un po’ incerta, stendendo la recente manicure a indicare la figura ammantata «Anche stavolta non è la Morte?»
Thorin inarcò un sopracciglio, chiedendosi segretamente quale parte del suo discorso avesse fatto menzione della Morte, e schiarendosi la voce con non poco imbarazzo si inumidì le labbra improvvisamente secche,
«No. È sempre Lunastella»
«Peccato» scrollò le spalle Melian e anche se i corpi scomposti di Firey ed Ellrelion accasciati in terra non dissipavano i suoi dubbi, decise che Thorin parlava troppo bene per avere torto e che il dilemma non meritava più attenzione delle infradito autunnali, tacco ventidue, che l’elfa indossava per l’occasione.
«E mi permetto di richiamare la vostra labile attenzione…» riprese Thorin, sollevato dal non dover fronteggiare ulteriori domande da parte di Melian «…all’argomento principale di questo convegno. La rivista»
«Daaai!» si illuminò improvvisamente Melian, smentendolo all’istante «È uscito il nuovo numero di Elfa Duemila?»
Firey rinvenne.
Pandemyc scoppiò in lacrime.
Barimoor cercò uno spigolo e vi pestò la testa. Forte.
Thorin deglutì.
«No. La DragonZine»
«Ah. Peccato» visibilmente dispiaciuta, l’elfa tornò a dedicare le proprie cure a qualcosa di primaria importanza, come il controllo settimanale delle doppie punte, e Thorin ringraziò segretamente gli dèi,
«Dicevo… L’idea è quella di sviluppare argomenti a tema. Tutta la DragonZine dovrà gravitare intorno a un’unica ambientazione tematica»
Silenzio.
Corrucciando lo sguardo, Thorin si chiese se per caso tutti avessero notato la ripetizione, scomoda persino sul suo palato, ma necessaria e voluta per amor di chiarezza. Poi però passò in rassegna i volti tesi dei presenti e non poté ignorare il fatto che persino sulla maschera di Barimoor fosse comparsa quell’aria di vaga “attesa”, quasi il discorso non fosse completo.
Inaspettatamente, il momento di stallo fu rotto proprio da Melian,
«Bello!» gorgogliò frizzante «E qual è il tema?»
Halloween del Gidierrista
Il tuo momento è giunto!
No, ok… smetti di ricorrere a tutte le pratiche di scongiuro che conosci (e se lo stai facendo in ufficio cerca almeno di non farti beccare dalla collega accanto) e rilassati perché non stiamo parlando di quel momento, ma di quell’altro.
Sì, esatto!
Il momento di gloria, quel magnifico, agognato, strabenedetto arco di ventiquattro ore in cui potrai mostrare ciò che sei senza sentirti dare del pirla.
Halloween!
È la tua riscossa, l’unico giorno dell’anno in cui non sarà tua madre a guardarti con aria compassionevole, con quegli occhi tristi e rassegnati che sembrano voler chiedere “Ma cosa ho messo al mondo? Un incrocio tra un Gormita e Peter Pan?”
No, oggi sarai TU a squadrarla col fare saccente di chi ha ricevuto in dono venti centimetri (sotto i tacchi, non nei pantaloni… non ci sperare)
Tu sei quello che sa, quello che si è documentato, quello per cui la parola “Halloween” non è un’imprecazione del vicino pugliese, ma un frammento di quella grande cultura antica di cui TU possiedi tutte le nozioni che hai disciplinatamente reperito nel delizioso calderone di internet.
Magari non ti puoi permettere ancora il lusso di chiamarla “Samhain” senza essere frainteso e rischiare un manrovescio (mamma quando non ti capisce, ti mena sulla fiducia) ma potrai truccarti peggio di un travone senza rischiare i suoi insulti, le sue lacrime di disperazione, i suoi veti alla “Non ti sognare di uscire di casa conciato così!” e, non meno importante, la verginità anale quando passerai per il corso, cosa che non guasta mai.
Tu sei un gidierrista e come tale vivi la festa di Halloween con profondità, impegno e cura del dettaglio tali che un progettista aerospaziale tedesco di madre svizzera ti fa “na pippa”
Sei cresciuto a pane, dadi e lattice, mica cotiche!
Il tempo dei “dolcetto o scherzetto” è finito.
Ora si fa sul serio.
Misuratore Halloweenico di Gidierrista:
Per il gidierrista, la progettazione della festa di Halloween ha inizio rigorosamente il due novembre dell’anno precedente, durante la fase di pulizia del viso dai residui di sangue finto dell’Halloween appena passato.
Non c’è tempo da perdere e i punti esperienza acquisiti all’ultima festa vanno immediatamente impiegati per dotarsi di nuovi talenti che lo aiutino a evitare gli intoppi appena riscontrati.
Qui, il tipo di domanda che il gidierrista si pone misura esattamente il suo stato di avanzamento nella società gidierristica, il suo cosiddetto “livello di esperienza”.
Eccone una blanda carrellata (l’articolo rischia di diventare troppo lungo e se è così me lo segano :P):
Come posso evitare la prossima volta di trovare altri quindici vampiri vestiti come me?
Gidierrista di primo livello.
Sorpreso a corto di finanze –fortemente compromesse dal recente acquisto dell’ultimo Compendium “Nuova razza giocabile: il mezzo-dracolich-mezzo-planare”, d&d 4° edizione- ha raccolto in casa quello che ha trovato:
Vecchio panciotto del matrimonio di nonno Achille (se lo becca lo ammazza a morsi –con la dentiera- senza concedergli tiro salvezza);
Foulard di seta rosso papavero che mamma ha indossato una sola volta prima di scartarlo perché fa schifo persino a lei, ma era in omaggio con il massaggiatore plantare della Media Shopping e tant’è…;
Giacca di zio Ermanno (tre onorevoli taglie in più, orgogliosamente coltivate a lardo e porchetta);
Pantaloni di papà “stagione 1961-62”, talmente obsoleti che persino i ragni si rifiutano di tesservi la tela intorno;
Orecchino a croce modello “Madonna Ciccone” anni ’80, reliquia proveniente direttamente da una delle ex di tuo cugino più grande Ettore;
Camicia color panna (un tempo era bianca) con maniche a pizzo e cinque bottoni in madreperla (meno uno, sostituito da un bottone automatico malamente nascosto sotto il bordo). Forse apparteneva a zia Adelina, ma meglio non indagare come sia finito in casa;
Anfibi tirati a lucido con olio di gomito (l’unica cosa di proprietà e la più vicina a una scarpa da vampiro);
Denti di plastica acquistati alla Coop, reparto provvisorio “maschere per Halloween”, per € 3,50. Nella confezione è compreso: plasticoso cerone bianco che il gidierrista distribuirà solo con cazzuola e tanta buona volontà; morbida matitona nera, così tenera che si taglia con un grissino, cui non riuscirà mai a fare la punta; altro plasticoso cerone rosso che dopo i fallimentari tentativi con il bianco, non toccherà nemmeno se lo pagano.
Poiché non ha pratica di trucco, il gidierrista di primo livello implorerà la fidanzata del fratello, barattando il favore con un prestito a lungo termine della Play Station.
Risultato: Halloween da Incubo (perfettamente a tema quindi) annegato in due litri e mezzo di birra a basso costo e infima qualità (morte degli ultimi spiccioli). Tutti gli altri vampiri alla festa (tantissimi!) sembrano migliori di lui, o se non altro hanno tutti i bottoni uguali alla camicia. Di donne non se ne parla.
Come faccio a parlare senza sembrare Giovannotti con la dislessia, e a mangiare senza massacrarmi la lingua e compromettere così le mie prossime uscite con la tipa?
Gidierrista di secondo livello.
Sopravvissuto all’esperienza dell’anno precedente, la prima cosa che eviterà di fare è comprare il “kit vampiro” della Coop. La seconda cosa sarà rimandare l’acquisto del Compendium (magari gli va bene e se lo fa regalare per Natale che tanto è vicino) e con il prezioso denaro risparmiato, farà l’investimento più figoso dell’occasione: denti a capsula per i canini (€ 80,00 dal tizio che conosce un amico dell’amico)
Segue una breve indagine su come fissarli (il Cukident del nonno casca a fagiolo) e successiva risata satanica di prova, più un’ora e cinquantadue minuti di smorfie e pose davanti allo specchio.
Con un simile accessorio, la vestizione passa decisamente in secondo piano, sebbene il gidierrista abbia imparato che qualche collana ben assestata, vistosi bracciali e un discreto mantello nero (pazienza, lo si compra alla Coop…) possono fare la differenza e mascherare i difetti dell’approssimazione.
Con l’upgrade dei denti, l’attenzione si sposta necessariamente sul volto e il trucco assume un ruolo primario. A questo livello, la fidanzata del fratello non basta più e si ricorre invece alla propria “tipa” (il gidierrista non ha una “fidanzata”, ha una “tipa”).
I vantaggi sono indubbi: lei è innamorata (o per lo meno finge bene), farà di tutto per renderlo irresistibile (l’invidia delle amiche è un incentivo potente), sarà contenta di sentirsi importante per lui e di vedere che gli interessano tutti i segreti del fondotinta che andrà a spiegargli mentre lo trucca (per una volta avranno un argomento in comune che non sia il sesso), ma soprattutto non gli costerà la Play Station; a lei basterà il Joystick.
La preparazione sembra eterna, ma il risultato è decisamente appagante e così si parte!
Baldanzoso come un principe, il gidierrista di secondo livello monta sulla sua panda rosso sangue rappreso, carico di aspettative per la festa notturna, lasciandosi alle spalle una madre perplessa ma rassegnata (lei pensa ancora con nostalgia a quando per Halloween lo vestiva da Batman!)
La fregatura si svela subito quando il gidierrista arriva al pub e saluta gli amici con un altisonante “Ssiao”, suggellato dalla inevitabile risata collettiva. Lì si rende conto che forse avrebbe dovuto provare a parlare davanti allo specchio, ma quella parte non gli è proprio passata per la testa.
Con dignitoso sdegno, scocca un’occhiata alla “tipa”, un implicito rimprovero per il trucco che evidentemente non è stato più scioccante della parlata, e si chiuderà in un elegante silenzio che pur non permettendogli di essere il simpaticone della festa, se non altro si sposerà perfettamente con il ruolo del personaggio. Il peggio arriva a notte inoltrata, quando i crampi della fame saranno ormai più rumorosi della musica di fondo e di mordere un collo per nutrirsi non se ne parla. Stremato, ordina da mangiare sottovoce (mettendo a dura prova l’udito della cameriera) e quando finalmente si trova davanti al succulento panino-con-dentro-il-mondo, per paura di devastare i canini da 80 euro cerca con discrezione di sfilarli, scoprendo così che il Cukident mantiene le promesse, proprio come dice la pubblicità.
Intrappolato nei propri denti vampirici, il gidierrista rinuncia a mangiare, ringhiando un decoroso “Non ho fame” alla tipa che gli chiede perché non tocca quel ben di dio, e ottiene se non altro una reazione di profondo turbamento afrodisiaco, chiaramente interpretabile nello sguardo goloso che lei alterna tra lui e il panino.
Risultato: Halloween da Crampi, ma con finale apprezzabile passato nella panda, a scontare piacevolmente il debito con la tipa che lo ha truccato.
Come faccio a evitare di trovarmi a letto con quaranta di febbre e sotterrato da una montagna di fazzoletti di carta il due novembre?
Gidierrista di terzo livello.
Il tempo dei vampiri è archiviato: troppi concorrenti, poca originalità, ma soprattutto troppa fatica.
E poi non c’è storia: le ragazze sono avvantaggiate e il loro trucco, il loro look da darkettone-lolite, già ampiamente raffinato durante tutto il corso dell’anno, attraverso lo shopping estremo che le dota di ogni più piccolo accessorio mozzafiato, dà un pagone da paura a tutti i maschietti.
Per fortuna, durante l’ultima seduta di “Vampiri, Secoli bui” il master ha avuto un picco di originalità e ha inserito degli spettri che hanno ridotto il party a un colabrodo.
Ecco la risposta: spettri.
Semplice, economico, originale e di grande effetto.
Intanto, il trucco bianco è più facile da reperire (e l’importante è evitare il reparto provvisorio di Halloween della Coop), più semplice da stendere (non ti serve la fidanzata, o la “tipa”) e maschera perfettamente il pallore da vacanza passata in stanza d’albergo (per maggiori dettagli, vedi “BimboMinkia della DragonZine numero 3).
In secondo luogo il costume è letteralmente geniale: lenzuolo vecchio con buco per la testa, buco per le braccia, strappi vari qui e là (con un tocco di artistica creatività si fa in modo che somiglino a unghiate) e una bella catena da ferramenta come cintura, collana e bracciale. Sarebbe bello metterci anche un bel paio di manette, ma usare quelle regalate dagli amici scemi all’ultimo compleanno, con il peluche rosa confetto intorno, non sembra un’idea geniale e può di contro scatenare troppe domande imbarazzanti da parte di mamma.
Un tocco di Ketchup, colato a opera d’arte senza pentimento, mannaia in lattice dell’ultimo live e mano sanguinante di gomma appesa alla cintura per amplificare l’effetto.
Minimo sforzo, massimo risultato.
E sotto il lenzuolo?
Dopo un breve dialogo con l’armadio, che miseramente confessa di non aver visto altro colore che il nero sugli abiti di ordinanza che il gidierrista indossa tutto l’anno, e una fugace prova per vedere quanto traspare sotto il lenzuolo bianco, la decisione è presa: sotto il lenzuolo niente.
O meglio… maglietta della salute (regalo di mamma, mai indossata) e pantalone estivo grigio cenere (errore di un lavaggio, sempre a opera di mamma. Sia benedetta quella donna!).
Che Halloween sia la notte a cavallo tra il 31 ottobre e il primo novembre, il gidierrista lo scopre solo quando esce di casa e il gelo gli afferra le viscere, con conseguente effetto “rifugio della lumaca” al basso ventre.
Ma ormai è fatta e si va al pub.
L’originalità non passa inosservata e prima della seconda birra, il gidierrista spettro ha già raccolto le avances di due vampire, un angelo oscuro e una gatta nera. Evidentemente, il contrasto “nero su bianco” le fa sentire ancora più belle e le pericolose promesse della mano di gomma non possono essere ignorate.
Finché si sta all’interno del locale, tutto fila liscio come acqua su una pietra tombale e tra una birra e un approccio il gidierrista spettro finisce per accettare di “accompagnare” a casa la gatta nera.
È allora che cominciano i guai.
Appena varcata la soglia del locale, gli viene impietosamente ricordato che è il primo novembre e per quanto lei gli miagoli accanto, lui comincia a nutrire forti dubbi sulle proprie prestazioni.
La panda è un rifugio scomodo, ma finché il riscaldamento è a palla la speranza galleggia.
Si vaga un po’, scartando le piazzole già occupate da altre auto (ovviamente più belle della panda) finché i posti “noti” finiscono e ci si ritrova in qualche luogo talmente remoto che persino il Tom Tom si arrende alla propria ignoranza.
È qui, sull’ombelico del mondo, che la panda sbuffa il suo ultimo ansito di benzina.
Il gidierrista spegne il motore, fingendo che era proprio qui che voleva portarla e in un’impietosa lotta contro il tempo, cerca di concludere prima che la macchina si sia del tutto raffreddata (e con essa il suo “scettro del potere spettrale”)
La gatta però non glielo permette (e le guarnizioni usurate della panda nemmeno) perché vuole che “Si parli un po’ di noi prima” e la nottata annega appunto nelle sue chiacchiere, mano nella mano, fino all’arrivo dell’amica che viene a prenderla per portarla a casa prima che i suoi la becchino in giro a quest’ora.
Quanto a lui, gli amici hanno il cellulare spento o non raggiungibile e il gidierrista sospetta che molti di loro sono impegnati in qualche distante piazzola.
Persino quello con il vestito da vampiro e denti di plastica!
Risultato: Halloween da Brivido. In attesa dell’alba e con essa della disponibilità rinnovata di qualche amico a portare una fiaschetta di benzina, si caccia un cd degli Iron Maiden nel lettore e si canta a squarcia gola, tanto qui non vi sente nessuno. La batteria darà forfait sulle note di “Hallowed be thy name”
Come sarò il prossimo Halloween?
Gidierrista dal quarto livello in su.
Comunque gli siano andate le cose negli anni precedenti, non mollerà mai perché in fondo è un eroe dentro (mamma direbbe “un pirla”, ma a lui va bene lo stesso)
Si voterà a imprese sempre più estreme pur di impersonare ogni genere di essere passato sul Manuale dei Mostri e non.
Conserverà le ossa di pollo per costruirsi la falce da Morte, scuoierà i vecchi peluche della sorella per farsi il costume da licantropo, supplicherà il macellaio di dargli il sangue di pollo (senza per altro vergognarsi un solo istante per la richiesta) per il costume da orco assassino, ed esplorerà nuove frontiere di trucco, andando fin dove uomo non è mai giunto prima.
In ogni caso il suo Halloween sarà sempre qualcosa di speciale e indimenticabile.
Di qualunque livello tu sia, buon Halloween a te, caro gidierrista.
Disegno by Kanuka. Complimenti per l’opera!
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