La lunga guerra dei sommi traditori dell'Imperium dell'uomo, e dei loro padroni, non sembra avere fine: millenni di rigida Inquisizione sono riusciti a mettere a tacere le stragi perpetrate dalle orde provenienti dall'Occhio del Terrore, ma sono inermi dinanzi alle milioni di anime che ogni giorno, dilaniate dalle guerre dell'imperatore e dal terrore della fine della loro civiltà, si aggrappano ad una flebile quanto sinuosa speranza.
Una speranza che solamente i poteri di un dio son in grado di appagare.
DATE FUOCO ALLA GALASSIA!
Su una dozzina di mondi, mentre gli stendardi dei traditori vengono tenuti in alto e la galassia brucia, un unico grido di sfida riecheggia in tutto l'Imperium: “Morte al falso Imperatore!”
Non sono molti quelli che hanno avuto il coraggio di votarsi al caos indiviso, cosi come non sono molti quelli che sono riusciti a non soccombere di fronte a tale potere.
Tuttavia i nomi degli intrepidi condottieri che riuniscono, sotto un unica bandiera, le forze del caos, non si perdono nella memoria. E i loro volti, deturpati dalla corruzione e dal potere sono destinati a rimanere per sempre impressi nelle menti di coloro che li affrontano sul campo di battaglia.
Da diecimila anni truppe scelte di superuomini diffondono il verbo degli dei oscuri, seminando morte e distruzione ovunque vadano, saccheggiando interi mondi e bruciando tutto ciò che resta dopo il loro passaggio: gli Space Marine del Caos, uniti ai servi degli dei che permettono loro l’utilizzo di macchine arcane ben lontane dalla tecnologia dell’Adeptus Mechanicus, i demoni.
La loro storia ha inizio sin dall'alba dei tempi, quando il warp non era ancora il posto ostile che è ora. Quando gli uomini non dovevano preoccuparsi delle minacce aliene o combattere contro nemici senza un'anima e senza un volto.
Ancor prima della nascita dell'Imperatore, Khorne, Nurgle e Tzeentch iniziarono a prendere forma. Gli umani sono ritenuti i maggiori responsabili della venuta del Caos: insaziabili e aggressivi, timorosi e superstiziosi , dal carattere irrequieto e subdolo, la progenie terrestre spalancò le fauci di quello che in un futuro non troppo lontano avrebbe divorato l'intera galassia e costretto milioni di mondi a soccombere sotto la morsa della disperazione.
Gran parte delle razze senzienti contribuì ad alimentare il potere e l’avanzata della triade del Caos, che ancora assopita nel warp delineava già la prospettiva di nutrirsi delle più infime paure e dei più lussuriosi piaceri di coloro che inconsciamente la stava chiamando.
Il richiamo era forte, e pulsava come sangue impazzito. Una preda troppo saporita per lasciarsela sfuggire.
Nel quarantunesimo millennio quattro sono gli dei che imperversano dal Maelstrom ai mondi dell’Imperium, richiamati dai disperati e concitati appelli degli uomini.
Nurgle, patrono di tutte le malattie e di tutte le pestilenze.
Khorne, il dio del sangue.
Tzeentch, maestro della più infima magia.
Slaanesh, signore della perversione.
NURGLE
"Nell'abbraccio del grande Nurgle, io non ho più paura, perché col suo pestilenziale favore sono divenuto ciò che più temevo. La morte."
Kulvain Hestarius, della Guardia della Morte.
Nonno Nurgle, o più semplicemente Nurgle, rappresenta ogni forma di malattia che l'uomo abbia avuto la disgrazia di conoscere. Sue sono le pestilenze, sue le piaghe, sue le pandemie.
Dal corpo coperto di pustole e bubboni, amorfo e infestato dalle mosche, viene soprannominato anche Il Sommo Signore della Putrefazione.
Al contrario di quanto l'aspetto fisico lasci presupporre, Nurgle e i suoi demoni condividono un rapporto estremamente gioviale e sereno, che deriva sia dal rinomato paternalismo del dio delle malattie, sia dalla fervente adorazione di chi sceglie di votarsi a lui.
Le grida di disperazione delle sue vittime sono viste come inni di gioia rivolte al grande Papà Nurgle e i volti distorti dalle infermità appaiono sinonimi di meraviglia e gratitudine verso colui che dona vita eterna.
Infatti, come anche le altre divinità del caos, Nurgle trae la propria forza e il proprio potere dagli uomini mortali che lo sfamano attraverso le loro sofferenze. Sofferenze che il padre di ogni infermità fa sue e condivide con quanti si affidano al dolce abbraccio delle piaghe.
I suoi Space Marines, detti anche Marine della Peste, incarnano il perverso sogno di ogni anima mortale: sopravvivere alle infestazioni e al decadimento dovuto a ogni sorta di impurità, coronando un distorto desiderio di superiorità su queste.
Nurgle viene anche chiamato “il Signore di Tutto”, quando ci si riferisce alla legge in base alla quale “Ogni cosa, non importa quanto solida e resistente possa sembrare, subisca l'avanzata del declino e la corruzione fisica”
Il Giardino di Nurgle

Nome quanto mai appropriato per la residenza del Dio della Piaga. Il suo reame nel warp consiste in un enorme e perversa distesa dove ha inizio il lungo processo della creazione di ogni immaginabile afflizione, inondata da funghi e insetti di ogni genere. Continuamente sciami di mosche e cavallette penetrano la coltre di spore che inquinano l'aria.Questo macabro paradiso di morte e pestilenza è ricoperto da uno spesso strato di vermi e scarafaggi che infestano la superficie paludosa avvolti da un groviglio di foglie e liane. Lo sguardo si perde tra i numerosi ruscelli appestati che circondano il territorio marcescente, fino ad incontrare la torbida anima che tiene vivo il cuore del giardino: l'altare di Nurgle, posto tra i detriti di un'antica città ora in rovina.
Leggende narrano di come i grandi immondi, i demoni maggiori, collassino direttamente dal corpo del signore delle epidemie per scivolare nelle paludi putrescenti, fino a prendere vita propria una volta lontani dal loro creatore. E di come orde di piccoli Nurglini (questo il nome che prendono i piccoli demoni) si stacchino dal corpo melmoso del padre per invadere la galassia.
Nurgle tiene perennemente imprigionata la sua compagna, Isha, che sottopone ad ogni nuovo flagello da lui stesso creato. Essa è in grado di debellare ogni malattia, perfino la più subdola e il Signore di Tutto è sempre pronto ad usarla per constatare quanto il suo tormento risulti efficace sugli esseri viventi.
KHORNE
"Io vi saluto! Perché nonostante il nostro cammino sia stato lungo e sanguinoso, avete servito il nostro Signore con ineguagliabile coraggio e l'onore dei veri guerrieri. Abbiamo assistito alla caduta di molti, in questo giorno, e dobbiamo ricordare, perfino quando moriamo, che anche il nostro sangue è benvenuto..."
Rinnegato Harkan Ironfist
Il dio del massacro, folle omicida, comanda orde di demoni e berserker dal suo trono costruito con sangue e teschi. Divinità della rabbia, della violenza e dell'odio, Khorne è allo stesso tempo sinonimo di furia e valore in battaglia.
Esso è il più antico dei quattro dei del caos, generato dall'impeto e dalla brutalità degli uomini nell’antico medioevo. Da allora fino ai tempi oscuri del quarantunesimo millennio il suo potere è cresciuto e prosperato mediante l'ira degli esseri viventi. Che questi fossero amici, o nemici, poco importava al Signore del Sangue.
Si narra infatti che ogni goccia spillata da un corpo accresca il lago di sangue da cui si erige il trono di Khorne, formato dai teschi di coloro caduti sotto i pesanti di colpi delle spade a catena dei suoi campioni sanguinari.
Ogni violenza è lecita e sacra, ogni guerra è vinta, nessuna disfatta è tale se in terra giacciono cadaveri. Qualsiasi nemico degno di tale nome va ucciso e sacrificato a Khorne, ogni disertore va punito con la morte, i deboli vanno sconfitti e i vili scarnificati. Chiunque tenti di opporsi all'interminabile collera omicida del signore della guerra viene ingoiato dalla macabra avanzata dei suoi berserker, brutali Space Marines rinnegati, e dei possenti Divoratori di Anime.
Ovunque nella galassia approdino i traditori del genere umano, la terra stessa freme e il cielo si bagna del sangue dei caduti e, come se questo sacrificio non riuscisse mai a placare la loro sete, i folli prescelti di Khorne non esitano a donare la loro vita in nome del dio della furia. La differenza tra alleati e avversari è minima e di poco conto, talmente sottile da risultare impercettibile.
L’unico dovere che si chiede al sangue è scorrere.
Data la natura bestiale e impetuosa della divinità e nonostante la costante neutralità che gli Dei del Caos mantengono tra di loro, la nemesi di Khorne è rappresentata da Slaanesh, mentre Nurgle e le sue epidemie sono i suoi fiancheggiatori: il forte astio che intercorre tra i due spesso e volentieri da luogo ad atroci e sublimi conflitti sul campo di battaglia, che inevitabilmente sfociano in una tremenda e apocalittica lotta millenaria.
La Fortezza di Khorne
La Fortezza di Khorne è stata costruita come monumento all’odio e alla furia cieca. Le sue fondamenta sono radicate nei principi dell’odio e della carneficina e l’intero edificio è zuppo di sangue e corpi dilaniati. Costantemente grida di battaglia e clangore di armi riecheggiano negli antri oscuri della cittadella, in cui il trono di teschi metodicamente raccoglie i trofei e le offerte dei devoti. Un rogo composto da fosche fiamme nere brucia perennemente i cadaveri dei disertori, dei codardi e di chiunque sia stato cosi sciocco da ritirarsi da uno scontro invocato nel nome di Khorne.
A difesa della Cittadella d’Ottone solamente uno squarcio senza fondo nel terreno, che si estende per chilometri fino a ricollegarsi al fossato straripante di denso liquido scarlatto.
Si narra che fu lo stesso dio del massacro a ferire brutalmente la terra con la sua fedele spada, condannando quel pezzo di mondo a sanguinare in eterno.
TZEENTCH
"Non sta ai mortali giudicare, o comprendere, le menti degli Dei. Accetta il fatto che Tzeentch abbia un posto per ognuno di noi nel suo imponente piano, e gioisci del ruolo che dovrai interpretare."
Magnus The Red
Tzeentch governa la magia e tutte le sue forme. E' la divinità del mutamento, della vitalità del rinnovamento e dell’energia delle alterazioni. Esso padroneggia l'arte dei misteri e degli arcani, senza che nessuno riesca a interferire nella sua molteplice mente, ne a ostacolare i suoi piani oscuri. Almeno il più delle volte.
Il signore degli incantesimi tesse il destino di migliaia di discepoli nel suo rifugio nel warp, impenetrabile come i suoi dogmi e oscuro quanto i suoi piani. Ascolta le speranze e i progetti di tutti gli esseri senzienti e di tutte le nazioni e suo è il potere di contraffare e corrompere il corso della storia per dare vita ai suoi disegni, ben oltre la semplice comprensione umana.
Tzeentch dona ai devoti quello che lui ritiene appropriato. Il sapere, in primo luogo, la sete di conoscenza che anima ogni individuo e la padronanza sul proprio destino. In cambio, attinge alle menti degli uomini e fa suo ogni segreto.
Il Labirinto di Tzeentch
In tutto il warp non esiste un luogo più strambo e bizzarro del labirinto di Tzeentch. Un reticolo di strade cristalline multicolore che si intersecano le une con le altre, costeggiano i reami delle altre divinità del caos, lambiscono migliaia di mondi e si estendono a perdita d’occhio. Una ragnatela in cui è impossibile non perdersi e che tuttavia tiene unito il frammentato universo degli altri poteri del caos.
Il labirinto in sé non ospita alcun genere di immondo o creatura demoniaca, nessuna difesa tangibile e neanche orrendi demoni a sbarrare la strada agli intrusi. La sola follia che alberga nel mondo di Tzeentch è sufficiente a demolire qualsiasi esercito o mortale giunto in prossimità di uno dei suoi sentieri. I lunghi corridoi in perenne movimento nascondo altri passaggi segreti, costruiti di menzogne e inganni, che a loro volta riflettono non solo la vivida luce della galassia ma anche la speranza e la disperazione, i sogni e gli incubi.
Qualsiasi mente non incredibilmente retta non trova scampo ed è destinata a vagare attraverso gli spazi dimensionali del labirinto con l’unica compagnia della propria debolezza.
Nel profondo e mutevole nucleo del reame veglia la Fortezza Irraggiungibile, residenza persona di Tzeentch: l’architettura cambia ogni imprecisato istante per assecondare i desideri del dio delle trame, le mura d’ingresso, ricoperte di bocche semi aperte pronte a chiudersi un istante dopo per non aprirsi mai più, riflettono e distorcono luci e colori che gli esseri viventi non ancora conoscono. Per questo, ingabbiati nella loro conoscenza materiale, la cittadella appare sempre distante e in posti diversi: non esiste una vera e propria strada che vi conduca, né un modo cosciente di giungervi.
Neanche i demoni sono al sicuro nel labirinto e solamente ai signori del mutamento, i prescelti di Tzeentch, è concesso visitare la fortezza.
SLAANESH
"Sii cauto, che le tue proteste non ti annientino. Ho chiesto cosi poco! Qualcuno penserà che abbia preteso il vostro sacrificio e quello dei vostri figli! Invero, nel nome della languida e incontenibile pietà di Slaanesh, ho chiesto solamente le vostre figlie. Di sicuro non vorreste negarmi questi piccoli piaceri?"
Tyrell, Rinnegato Signore di Arden IX
Il Signore del Piacere è il più giovane degli Dei del Caos. Egli prese forma soltanto nel M29, al culmine della catastrofica guerra che pose fine allo splendore degli Eldar. L'orgoglio, e l'arroganza, che questo popolo nutriva per se stesso, nutriva contemporaneamente anche l'ingordigia di Slaanesh, ancora assopito nel warp.
Gli Eldar furono sterminati e intaccati dapprima dal loro edonismo, consumati nell'anima dall'ossessiva ricerca della perfezione, e successivamente anche materialmente dal dio della depravazione, una volta che questo si manifestò con una terrificante esplosione in quello che oggi viene chiamato L'Occhio del Terrore. Sopravvissero in pochi, protetti dai loro enormi mondi-nave, denominati Arcamondi, ancora vagabondi in disgrazia nello spazio infinito.
Slaanesh è il principe indiscusso dell'eccesso e della lussuria incontrollata. Dio del desiderio perverso e della libidine, trae la propria forza dai numerosi vizi degli esseri viventi. Chi sceglie di votarsi a lui è spinto soprattutto dalla necessità di liberare la propria ingordigia e la propria avidità. La libertà, sinonimo di bramosia, che accende il fuoco del peccato, la corruzione morale e le infime passioni da cui attinge energia vitale fanno di lui un nemico da non sottovalutare, come testimoniano anche i suoi spaventosi demoni e i Marine Distorsori.
Slaanesh assume molti epiteti, nonostante gli Eldar non riescano ancora oggi a nominarlo, ma ancora più terribili e abiette risultano le sue forme. A volte si presenta con fattezze femminili, altre volte con particolari maschili, anche se solitamente sceglie di combinare entrambi i sessi nella forma con cui è più noto: un enorme mostro dalla folta criniera bionda, per metà uomo e per metà donna.
Il Palazzo di Slaanesh
Semmai qualcuno fosse cosi stolto o pazzo da avventurarsi nel reame dell'Oscuro Principe, troverebbe ad attenderlo serie e dure prove, atte ad infiltrarsi nella mente dello uno sventurato e incauto avventuriero per corrodergli l'anima.
Sei sono i cerchi da superare prima di accedere al Palazzo vero e proprio e ognuno di questi racchiude l'essenza dei peccati del Principe degli Oscuri Desideri. Un solo attimo è sufficiente a far cadere il più grande degli uomini, e imprigionarlo ai voleri di Slaanesh per l'eternità.
Il primo è il reame della cupidigia e appartiene agli avidi, il secondo ai ghiotti e agli ingordi, il terzo a chi brama a soddisfare ogni piacere carnale, il quarto è detto il reame del predominio e vi risiede chi ambisce l'assoluto controllo su ogni cosa, il quinto è dei vanagloriosi e dei superbi. L'ultimo, il più raccapricciante, presenta un paesaggio rasente la perfezione, che ogni secondo lambisce l'anima degli intrusi colmandola di profondo piacere interiore. Un'istante speso nel contemplarlo può risultare nella disfatta fisica e morale.
Il palazzo vero e proprio, dove il principe in persona risiede, non lascia invece alcuna via di scampo. Chiunque giunga al suo cospetto viene immediatamente ammaliato e corrotto, allo scopo di servire Slaanesh fino al termine dell'Universo.
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