
Recensione -- A come ignoranza
Titolo: A come ignoranza
Autore: Davide Berardi
Casa Editrice: Proglo Edizioni
Pagine: 67
Prezzo: 6.90 €
ISBN: 978-88-903071-3-3
A come ignoranza è uno di quei fumetti che definisco "casuali", nel senso che capitano casualmente davanti agli occhi di un ignaro passante...
E` così infatti che queste pagine e l`autore sono comparsi senza presunzione d`essere nello storico "delle cose lette e/o conosciute" e il tutto lo si deve al Lucca Comics&Games.
Questo anno, tra i tanti stand presenti nella zona dedicata ai Comics, era presente anche lo stand della Proglo (Prospettiva Globale Edizioni), una casa editrice con sede principale a Genova (com`è piccolo il mondo). Seduto, dopo una lunghissima giornata di "slogature di polso" a furia di firmare e dedicare ai passanti la propria arte, stava Davide Berardi, in arte Daw.
L`approccio con l`autore è stato fulmineo e trasportante, in un attimo ha convinto noi a comprare il suo fumetto, sempre senza pretese di voler apparire chissà quale eccelso artista, ma solo con un`ironia tale da non poter proprio dire di no (osservavo la copertina tranquillo e mesto quando qualcuno da dietro lo stand disse: “Ti parrà strano… ma è scritto anche dentro…”) Avendo poi sfogliato alcune pagine, il fumetto era ormai nostro, con tanto di dedica divertentissima e pungente.
"Sono un abile ipnotic...ipnottic...ipnotante... -tizio che ammalia-. Ti ho detto che il fumetto era scritto pure dentro, e c`hai creduto! No, era SOLO suggestione.
In verità scrivo così male che pare disegno e disegno così male che pare scrivo, quindi è tutto sbagliato, non capirai e morirai suicida disperato. Però mi hai dato dei soldi e io, che sono mercenario del tuo amore, ti vorrò bene per almeno 20 minuti..."
Questo è Daw e da come avrete capito, la lettura del suo fumetto è consigliata solo ad un pubblico maturo, non c`è infatti spazio per finti moralismi, c`è solo divertimento agghiacciante, alla South Park.
“Qualunque donna abbia mai avuto un lavoro, un amore o – evidentemente – una madre lo leggerà e ne sarà entusiasta” (The Times)
“Non ci crederete ma oggi quest’uomo è il più grande scrittore italiano” (Corriere della Sera)
“Ormai è più bravo di me” (Stephen King)
- Attenzione, questi commenti potrebbero non riferirsi al presente volume –
(Dalla quarta di copertina)
Il fumetto non comprende un’unica storia autoconclusiva ma ne raccoglie sei, sei spezzoni di come Daw disegna con “la poetica del fanciullino assassino” la vita.
E proprio una intro, scritta da Brullonulla, dal titolo “La poetica del fanciullino assassino”, fa da apri-scena al mondo di Daw.
Le sei storie presenti nel volume sono:
- I barbieri (o parrucchieri) sono il male: “chi mai avrebbe pensato che andare dal barbiere avrebbe portato alla catastrofica conseguenza di diventare la brutta copia di un bullo americano…”
La parodia a molti film per teenager americani è palese, accentuata dal lessico parlato che vuole descrivere attentamente le azioni che i personaggi intendono intraprendere. A questo si aggiunge il fatto che i termini ormai usati anche nell’italiano, ma di derivazione inglese/americana, vengono scritti come li si pronuncia in italiano, quasi a voler sbeffeggiare questa tendenza.
La storia è autoconclusiva e alla fine si ritornerà sempre dal maledetto barbiere…
- Fiocco azzurro a casa Dodio: “ritratto di una normale famiglia, con i normali rancori che ogni tanto dilagano”
La nascita di un bambino è sempre la benvenuta, tranne forse che a casa Dodio, dove il pargolo viene usato come arma contundente verso il padre...
La satira si fa più greve che nel primo spezzone e la parte splatter della storia acquista proprio una sua identità, è protagonista integrante. Eppure Daw non ha poco cuore, alla fine il “povero” bambino avrà la sua rivincita. Anche qui la storia si conclude e in gran stile, mentre i dialoghi si fanno più diretti e lapidari.
- Brullonulla (poichédetengoildottorato): “Il dottorato, si sa, rende importanti le persone”
Brevissima storia in cui il protagonista, dopo aver preso il dottorato, scala tutte le vette del successo, arrivando (forse) a conquistare il mondo intero e tutto per un semplice motivo, poiché detiene il dottorato.
Un mix di Frankenstein, de il “Mignolo col Prof” unito alle solite manie di grandezza e un po’ di sesso.
- Dodio, la domanda: “Un figlio che chiede al padre come nascano i bambini, ma soprattutto un padre che cerca di rispondere”
La famiglia Dodio pare interessare molto Daw, tant’è che la ripropone, individuando uno dei punti cruciali in cui tutte le famiglie prima o poi incorrono, il mistero della nascita. Peccato che non tutti i padri siano dei bravi maestri e il signor Dodio è un pessimo padre con ovviamente pessime risposte.Come nella precedente storia anche qui l’elemento splatter la fa da padrone e il tutto è comunque più accentuato che nelle altre storie.
- Il segreto del mio successo: “la persona più sfigata sulla faccia della terra come può rimediare alla sua situazione…”
Se una persona si sente un po’ giù di morale, basta che legga questa storia, nella quale potrà constatare che non c’è mai limite al peggio e che al mondo esistono persone ben più nei guai. Ovviamente il tutto condito con personaggi tragicomici come l’amico vanesio, o il dottore un po’ picchiatello e incontri con persone altrettanto fuori dalla norma. Qui è presente invece una frammistione alternata di dialoghi diretti brevi e sferzanti con dialoghi più descrittivi. La storia è la più lunga delle sei ed anche la più articolato come sviluppo spazio-temporale. È autoconclusiva.
- Un uomo veramente poco interessante: “perché parlare di una nullità quando invece puoi parlare del suo amico immaginario…”
Una facciata, una soltanto, ma come la classica ciliegina sulla torta. Piccola ma succosa e soprattutto divertente.
COMMENTO
Pertanto ad inizio recensione ho scritto che il fumetto è adatto solo ad un pubblico maturo (cosa ripetuta anche in quarta di copertina) e per maturo non si intende con abbastanza anni sul groppone, ma maturo da un punto di vista mentale, perché la sincerità con la quale Daw affronta in chiave tragicomica/splatter le sue avventure, vanno ben oltre la spiazzante ironia di una puntata dei Simpson o dei Griffin o di South Park e in generale di tutti quei filoni che vogliono demarcare la realtà nei suoi aspetti più agghiaccianti.
Come riassunto nella recensione, i temi che il fumetto percorre sono presenti tutti, la vita, la morte, la nascita, l’amore, l’amicizia ecc. ecc. in un turbinio di esagerazioni, spiegazioni e “dimostrazioni pratiche”.
67 pagine che vale la pena di leggere, non soffermandosi troppo sul metodo di disegno, o sui molti spazi “vuoti” o bianchi che Daw lascia nelle sue vignette, ma soffermandosi sempre, dopo la risata spontanea, a riflettere sul perché e su cosa si sia riso. Le risposte verranno da loro, diverse da lettore a lettore, senza bisogno di commenti, ma solo di un poco di tempo per la lettura…
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