Ho conosciuto Max quasi per caso, quando, ormai orfana del grande Fabrizio De Andrè, ripercorrendo a ritroso le tracce delle sue collaborazioni artistiche, sono venuta a sapere che aveva inciso un brano insieme appunto a Max, nel disco intitolato “Max”. Disco purtroppo da anni esaurito e introvabile, così come introvabile è il “Libro dei Limerick”, che lo stesso Max scrisse diversi anni fa. in occasione di un evento genovese dedicato alla poesia umoristica irlandese che prende il nome dalla città di Limerick in cui è nata.Visitando il suo sito ufficiale, ho visto l’indirizzo di posta elettronica e così gli ho scritto, per vedere se mi poteva aiutare a trovare le sue produzioni artistiche.
Lui, gentilissimo, mi ha risposto (l’incauto) e adesso gli tocca sopportare le mie varie scribacchiate, nella sua casella postale.
Ho ottenuto le copie dei cd introvabili “legalmente taroccate” col suo consenso, ma non c’è stato nulla da fare per i limerick. In compenso, ho scoperto un artista straordinario e ci ho anche guadagnato un amico!
Compositore eclettico e geniale, da decenni svolge un prezioso lavoro artigianale, spaziando tra la musica, la poesia e il teatro.
E’ dotato di vocalità ad ampio respiro, che scava nel profondo di chi ascolta, trasformando le parole in immagini, in una sorta di caleidoscopico teatro dell’anima, talora suadente e talaltra ironico, malinconico, accorato, appassionato, sempre e comunque istrionico.
Attento alla realtà, è maestro nel trasformarla attraverso la lanterna magica della sua arte, per restituire storie originali, in cui si muovono personaggi noti e sconosciuti che assomigliano al passante frettoloso, al pendolare, al vicino di casa.
Curriculum artistico e discografia (estratto dal sito di Max su myspace)
Comincia a scrivere canzoni all’età di tredici anni. Dapprima segue appassionatamente alcuni modelli, poi sviluppa uno stile tutto suo, insieme eclettico ed inconfondibile.
Nel 1985 viene invitato alla Rassegna Tenco, al Teatro Ariston di Sanremo, come esordiente.
Nel 1990 esce il suo primo cd, Le parole del Gatto, e si aggiudica la Targa Tenco per la miglior opera prima.
Nello stesso anno vince il premio Città di Recanati, con la canzone “Via G.Byron, poeta”.
Viene invitato piu` volte sia alla Rassegna Tenco sia al Premio Citta` di Recanati, come ospite.
Tiene concerti in tutta Italia, dai piccoli club alle grandi manifestazioni musicali e poetiche, fra cui il Festival Internazionale di Poesia a Genova.
Partecipa a varie trasmissioni televisive e radiofoniche, sia in emittenti private che nelle reti nazionali.
Tra gli altri premi vinti, e` bene ricordare il Premio Regionale Ligure, che gli viene assegnato insieme all’amico e, in questo caso, “allievo”, Federico Sirianni come “capostipite di una nuova generazione di cantautori genovesi”: definizione piu` acuta di quanto non sembri.
Nel 1994 esce, con la postfazione di Stefano Bartezzaghi, il Libro dei Limerick, edito da Vallardi (collezione Domino), in cui Manfredi si cimenta con l’amico cibernetico Manuel Trucco in questa antica e nobile forma di filastrocca perditempo. Illustrazioni di Serena Giordano e prefazione di Claudio Rinaldi.
Nello stesso anno viene pubblicato il secondo cd, Max. Tra gli ospiti, il compianto Fabrizio De Andre`, che canta con lui La fiera della Maddalena.
Dopo un intervallo di altri sei anni, Max pubblica con l’etichetta Storie di Note il terzo cd, dal titolo L’Intagliatore di Santi. Un’opera magica, preziosa come un elisir, assolutamente estranea all’attuale andazzo della canzone, compresa quella cosiddetta d’autore.
Partecipa a festival e concerti a Monaco, Berlino, Saint Malo.
Viene invitato nel 2002 come rappresentante della canzone d’autore italiana alla Biennale di Belem, Brasile.
Nel novembre dello stesso anno da` alle stampe Trita Provincia (novella discreta), per i tipi di Liberodiscrivere, Genova.
Nell’ottobre del 2004, mette in scena al Teatro Duse di Genova il concerto-spettacolo “I GIROVAGHI SEDENTARI".
Negli stessi giorni esce il quarto cd, Live in Blu.
Nel luglio del 2005 riceve il Premio Lunezia.
Nell’agosto del 2005 gli viene assegnato il Premio Lo Cascio.
Nell’ottobre del 2005 la Bayerischer Fernsehen, una delle piu` importanti televisioni tedesche, manda in onda una trasmissione di mezz’ora su Max Manfredi e Genova.
Nel corso dell’ultima edizione del Meeting Etichette Indipendenti, viene premiato come “migliore solista” dell’anno.
Intanto continua la sua attivita’ concertistica: eventi, manifestazioni, club.
Ha appena concluso un tour europeo patrocinato dal Ministero degli Affari Esteri, che l`ho ha visto impegnato durante la senda metà di ottobre del 2007.
E` stato ospite il 9 novembre al Premio Tenco 2007, che in quell`anno, per la prima volta dalla sua istituzione, è stato interamente dedicato allo stesso Luigi Tenco.
Il 26 settembre è uscito il nuovo album LUNA PERSA , per Ala Bianca Group (distribuzione Warner).
Max è anche una delle voci dell’Accademia Viscontea, un gruppo musicale che propone un vasto programma di concerti e lezioni-concerto volto all’approfondimento e al recupero della musica antica sacra e profana, prevalentemente di epoca medioevale.
Hanno detto di lui (estratto dal sito di Max su myspace)
Voi qui a Genova avete il piu` bravo di tutti: Max Manfredi. (Fabrizio De Andre’, intervista a Monica Di Carlo, Corriere Mercantile)
Artigiano delle parole salate… Max Manfredi gioca con le parole come il gatto col topo… le sue canzoni danzano leggere e irresistibili tra tango e fado, ritmi dispari dei Balcani e swing jazzistico… (Guido Festinese, Il Manifesto)
La canzone d’autore esiste, parola di Max… (Paolo Zeffiri, Corriere della Sera)
Lirismo ed ironia, scontri lessicali, immagini di una straordinaria poeticita` non a caso e` diventato un importante punto di riferimento anche per i piu` giovani. (Marzio Angiolani, Ciao 2001)
Un poeta della notte e dell’alcol senza ritegno… finalmente un vero chansonnier anche qui da noi. (Stereoplay)
Luna Persa (Recensione di Lunastella)
E’ un disco che segna una tappa importantissima per la carriera di Max, ma è anche il disco in cui il suo percorso artistico trova una degna sintesi, nella varietà dei suoni, nella vastità dell’orchestrazione e nella poliforme mutevolezza che distingue un pezzo dall’altro.
Non c’è una trama unica, ma una molteplicità di piccole storie che intrecciano l’ordito l’una con l’altra, trascinando chi ascolta sul fantasmagorico palcoscenico di un teatro fatto di trasformismo e repentini colpi di scena, in cui ciascuno può forse ritrovare un pezzetto di quel se perduto che non è mai stato capace di esprimere e che Max invece ha raccolto e trasformato in vibrazione dell’anima per se e per chi lo ascolta.
Si tratta di brani eterogenei, eppure si percepisce un sottilissimo filo conduttore che lega tutti i brani: la vita reale, giocata tra sogni, momenti e storie, esattamente come il teatro: attimi, storie e persone unici e irripetibili come i preziosi istanti che formano l’esperienza, la coscienza e talvolta (perchè no?) anche l’incoscienza proprie di ogni persona di fronte ai differenti passaggi di quel viaggio di sola andata che chiamiamo esistenza. Ecco la chiave: la vita vista come un viaggio, con stazioni e fermate, e passeggeri che sonnecchiano o che si raccontano l’un l’altro.
Mi siedo e ascolto, e nell’ascoltare “vedo” i protagonisti e le scene che cambiano dietro al sipario. Si parte dall’illusione appena accennata di un chiaro di luna, per subito andare a scontrarsi con la realtà del più forte nell’Ora del dilettante, che trae spunto dal mondo dello spettacolo per raccontare invece la storia di tutti noi: quella dei diritti di cui “questo mondo imbarazzante” progressivamente priva fette sempre più ampie della popolazione mondiale.
Poi, ecco che la magia torna ad affacciarsi, nella delicatezza di quel piccolo e prezioso carillon che è Il regno delle Fate, una giostra di istantanee osservate dal finestrino di un treno, mescolate con altre soltanto immaginate.
Ma il treno riparte veloce, come il treno merci del Terralba Tango, un divertissement ironico che deve il nome allo scalo merci di Genova, Terralba appunto. Ma il treno parte davvero veloce insieme alla musica che ne scandisce lo sferragliare.
Il viaggio prosegue con Retsina, e qui trova sonorità mediterranee e suadenti, in una delicata poesia che canta l’amore di una notte, in quella notte, senza null’altro chiedere che il calore di una notte, “per poi domani ripartire”, forse nei carrugi di Genova, o forse nell’unica taverna di un’isoletta greca, in cui si beve il tipico vino resinato.
Ma è tempo di lasciare il treno per salire su un veliero a solcare le onde e l’aria, tra fado nostalgico e flamenco ondeggiante per cavalcare il Libeccio, che è senz’altro il mio brano preferito, così forte in quei suoni di vento e di mare che quasi mi pare di annusare l’odore acre della salsedine e di sentire gli spruzzi delle onde sulla pelle.
Quando la furia degli elementi si placa, troviamo i ricordi, e tra i ricordi un amore sospeso e forse mai consumato che affiora dal passato, in Quasi.
Ma non c’è tempo di sostare sui ricordi: si riparte, questa volta in carovana, forse a dorso di cammello o forse su un carrozzone gitano, per assaporare un Oriente esotico e misterioso che altro non è se non l’afa di un’estate stonata e snervante, come le corde del Zimbalon che Max ci regala con voce che vibra e cambia di tono in passaggi canori pregevoli e tutt’altro che facili da interpretare.
Poi la rabbia si stempera nella tenerezza di Aprile, dove Max pare osservare da una finestra i furtivi fremiti d’amore nei cuori di giovani donne che sognano l’amore senza ancora sapersi arrendere al “lui” di turno. A queste fanciulle il nostro dispensa malinconica dolcezza, piccole perle di poesia e forse, con tatto, anche qualche consiglio.
Siamo poi di nuovo in viaggio sulle corde tzigane di un violino, che ci porta sul fronte a vedere com’è Il morale delle Truppe, una ballata sospesa tra le guerre passate e quelle presenti, con lo sguardo sempre puntato dentro all’animo umano più propenso al conflitto che non alla pace, e ancor più quando è tempo di pace e non si è mai conosciuta la guerra vera.
La stazione successiva ci confonde le idee, con quel cartello sballato che evoca praterie e riserve indiane, ne il treno per Kukuwok, un brano geniale che solo un grande come Max poteva concepire partendo da lettere sconnesse viste in stazione.
Ma la fantasiosa prateria lascia il posto a una fumosa atmosfera di malavita, che si snoda nella Turchia dei primi anni del secolo, tra gioco d’azzardo, droga, confini, ancheggiamenti da odalische, una giovane figlia a cui badare, fughe rocambolesche, squallide stanze di pensione e voci sguaiate. E’ Luna Persa, un sorprendente romanzo che dura 12 minuti, giocato tra musiche d’oriente e la graffiante voce di Max che a tratti canta e a tratti recita, immerso in un personaggio che evidentemente sente un po’ affine.
Infine il viaggio ha termine là dove era iniziato, in quella Fiera della Maddalena, che ci riporta a Genova, insieme alla voce del mitico Faber per regalarci “brividi di ragnatele sul volto pallido della luna”.
Un gran bel regalo anche questo, che Max ha voluto fare agli ammiratori suoi e a quelli di Faber: ripescare da un disco ormai introvabile un prezioso momento della canzone d’Autore affinchè non vada perduto e altri lo possano ancora assaporare.
Ascoltare per credere!
ALABIANCA Group 2008
Distribuzione Warner Music Italia
01 - Au clair de la lune (trad.) 0.19
02 - L`ora del dilettante (M.Manfredi - F.Bagnasco - M.Manfredi) 4.58 (Anteprima su youtube)
03 - Il regno delle fate (M.Manfredi) 4.34
04 - Terralba tango (M.Manfredi - F.Bagnasco - M.Manfredi) 2.15
05 - Retsina (M.Manfredi - F.Giudice - M.Manfredi) 4.38 (Anteprima su youtube)
06 - Libeccio (M.Manfredi - F.Ugas - M.Manfredi) 4.19
07 - Quasi (M.Manfredi - F.Giudice - M.Manfredi) 4.55
08 - Zimbalom (M.Manfredi - M.Spiccio - M.Manfredi) 5.05
09 - Aprile (M.Manfredi - M.Nahum - M.Manfredi) 4.33
10 - Il morale delle truppe (M.Manfredi) 3.51
11 - Il treno per Kukuwok (M.Manfredi) 5.30
12 - Luna persa (M.Manfredi) 12.10
bonus track:
13 - La fiera della Maddalena (M.Manfredi) 5.02 con Fabrizio De André
C 2008 - Ala Bianca Publishing, tranne "La fiera della Maddalena" Universal-Teatro del Sole Ed. Musicali 1994
P 2008 - Ala Bianca Group s.r.l.
Produzione artistica: Federico Bagnasco, Max Manfredi, Fabrizio Ugas
Produzione esecutiva: Toni Verona
Coordinamento alla produzione: Federico Bagnasco, Enrico Deregibus
www.maxmanfredi.com
www.myspace.com/lunapersa
www.myspace.com/manfredimax
Registrato e missato negli studi Maccaja di Genova da maggio a luglio 2008, tranne i sei contrabbassi di “Terralba tango” e i campionamenti de “L’ora del dilettante” registrati da Alessandro Paolini al Goblin Music Studio di Genova
Missaggio: Marco Canepa
Tecnico del suono ed editing: Alessandro Caforio
Masterizzazione: Mastering-online, Berlino
“La fiera della Maddalena” è tratta dal cd “Max” (BMG Ariola/ Cantare in italiano), 1994, e cantata da Fabrizio De André e Max Manfredi. Registrata a Mulino Recording (Acquapendente) da Francesco Luzzi. Arrangiamento di Michele Ascolese, produzione artistica di Ezio Zaccagnini
Filippo Gambetta appare per gentile concessione di Felmay
Corrado “Dado” Sezzi usa percussioni Meinl e piatti e metalli Ufip, Matteo Nahum e Fabrizio Ugas suonano chitarre di Davide Castellaro, Max suona una chitarra di Antonino Airenti
Progetto grafico: Guido Castagnoli
Fotografie: Guido Castagnoli
Foto della Staffa di Pierpaolo Rinaldi, tratta dal recital ‘Batrax’ alla Galleria d’Arte Moderna di Genova Nervi.
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Recensione a cura di Lunastella
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