LA CADUTA DELLE DONNE
Ero Dea d'aria ed acqua,
agli albori della linea del tempo:
Nut del cielo, matrice primordiale.
Tu eri un Dio di fuoco e di fango,
Geb della terra, germoglio e seme.
Nessun conflitto, nessun dolore
nel duplice spirto che plasmò materia.
Poi venne il ferro e con esso la morte:
non so chi fu il primo a pugnare guerra.
Fu perso il ricordo dell'era d'oro.
Sorelle, dalle candide mammelle,
serbate ancora memoria nel sangue
dei giorni atri della nostra caduta?
Volgemmo lo sguardo l'una contro l'altra,
per conquistare un padrone che ci voleva schiave.
Nel rogo bruciammo il retaggio
delle strege, figlie della Vita.
Il nostro ventre fu un campo da arare,
oggetto di lussuria il nostro corpo,
catena stretta il ventre materno,
nella carne dei figli violentati.
Lo spirito smarrito si confonde,
per mutare la forma e la sostanza.
Se ieri ho toccato il fondo dell'abisso,
nel vuoto del mio dolore incompleto,
oggi leggera riemergo alla luce
e il cavallo ritorna nei miei sogni.
Non più selvaggio, ma mite e mansueto
a passi lenti mi conduce al mare,
dove non crescono rami di mimosa.
LA FESTA DELLA DONNA
Ed eccoci qui, anche quest'anno, tra mimose e spogliarelli maschili, ad assistere alla consueta, squallida parata di donne che, lungi dall'essere "libere di decidere autonomamente della propria sorte", escono di casa senza i loro uomini magari soltanto quella fatidica sera, assemblandosi in lunghe processioni sguaiate e pecoreccie che scimmiottano i peggiori e più beceri comportamenti dei tipici "maschi italiani"!
Ora, con una punta di commiserazione per i poveri malcapitati maschi che si ritrovano "oggetto" degli strali di improbabili befane assatanate, non posso che guardare con distaccato disprezzo i rituali di improbabile liberazione delle mie simili, che lungi dal far comprendere al maschio padrone che occorre instaurare una più equa suddivisione dei ruoli sociali, lo si esalta viepiù come centro unico dei nostri pensieri di povere femmine ocheggianti, senza offesa per le oche naturalmente, nobili animali che mantengono intatta la loro dignità pur nella loro andatura ancheggiante e paperesca.
Le donne si sono fatte comprare da un ramo di mimosa, innalzato come bandiera del consumismo e quante di noi conoscono le vere origini di questa festa ormai svilita del suo profondo significato sociale?
Quante donne sanno che quei gialli e odorosi batuffoli di primavera sono lì a commemorare un tempo di doloroso sfruttamento del lavoro femminile, ad onorare le vittime (tutte donne) di uno dei più orribili episodi del cammino delle donne verso quelle conquiste sociali di cui oggi tutti indistintamente - uomini e donne, sì - veniamo progressivamente e inesorabilmente deprivati, in nome di quella schiavitù che risponde al nome di "globalizzazione"?
Ebbene, per chi non lo sapesse, le origini della festa dell'8 Marzo risalgono al lontano 1908, quando, pochi giorni prima di questa data, a New York, le operaie dell'industria tessile Cotton scioperarono per protestare contro le terribili condizioni in cui erano costrette a lavorare. Lo sciopero si protrasse per alcuni giorni, finché l'8 marzo il proprietario, Mr. Johnson, bloccò tutte le porte della fabbrica per impedire alle operaie di uscire. Allo stabilimento venne appiccato il fuoco e le 129 operaie prigioniere all'interno morirono arse dalle fiamme. Fu Rosa Luxemburg, che in seguito a questa tragedia, per onorare il ricordo delle vittime, propose la data dell'8 marzo come giornata di lotta internazionale a favore dei diritti delle donne.
8 MARZO: UN MESSAGGIO DA DONNA A UOMO
8 Marzo: Festa della Donna!
Anche oggi, come tutti gli altri anni, qualcuno sorridendo ci regalerà la mimosa.
Anche oggi, come tutti gli altri anni, i mass-media parleranno di noi e dei nostri problemi.
Anche oggi, come tutti gli altri anni, fiumi di parole ci scorreranno addosso: autorevoli personaggi si degneranno di parlare di noi; verranno intervistate donne famose (chissà perché sono sempre tutte così patinate ed asettiche!) ...e poi tutto sarà finito e anche questa giornata potrà essere tranquillamente archiviata, come tutti gli altri anni, insieme alle varie Feste della Mamma, del Papà, del Lavoratore, degli Innamorati, eccetera, eccetera, eccetera.
Hai ragione uomo: cosa posso desiderare di più?
Ebbene: quest'anno, tanto per cambiare, non vorrei fiori e sorrisi. Non vorrei discorsi stereotipati e destinati a lasciare il tempo che trovano.
Quest'anno, per un giorno soltanto, vorrei che tu, uomo, provassi a metterti dalla mia parte.
Vorrei che, per un giorno soltanto, provassi a coniugare il ruolo di madre con quello di chi deve lavorare; vorrei che, per un giorno soltanto, il tuo capufficio vecchio e brutto ti guardasse come se volesse spogliarti; vorrei che, per un giorno soltanto, la tua carriera fosse bloccata ai livelli inferiori anche se sei più brava di tanti uomini; vorrei che, per un giorno soltanto, fossi costretto a prostituirti per tirare avanti.
Vorrei che, per un giorno soltanto, ti toccasse sorridere e "dire sì" anche se non ne hai voglia; vorrei che, per un giorno soltanto, ti fosse chiesto di "reggere la coda" al tuo partner; vorrei che, per un giorno soltanto, ti dicessero che sei isterico (o peggio "uterino") solo perché per un attimo hai perso la pazienza o perché tieni ancora ai sentimenti, in questo mondo arido.
Vorrei che, per un giorno soltanto, tu potessi partorire!
Solo così potresti veramente capire i miei problemi!
Solo così, forse, durante tutto il resto dell'anno le tue parole sincere potrebbero essere seguite da fatti concreti!
Siamo donne, uomo, e non vogliamo rinnegare la nostra femminilità.
Non vogliamo essere contro di te.
Non temere: non vogliamo prendere il tuo posto nella Società!
Vogliamo solo essere considerate ed accettate per quello che siamo, con i nostri pregi e i nostri difetti. Vogliamo solo che venga finalmente riconosciuto il nostro ruolo nella Società e nella Storia: un ruolo che non può più essere quello di semplice comparsa, ma di co-protagonista, insieme a te, uomo, per la costruzione del nostro tempo!
Quest'anno uomo per favore, tanto per cambiare, non parlare: agisci!
| < Prec. | Succ. > |
|---|












