Epifania - Ombre dal Passato

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Epifania - Ombre dal PassatoSuperare indenni le devastanti feste di questo periodo non è cosa da tutti, e poiché io sono specializzata nell'analisi psicopatica del "Giocatore di Ruolo e amante del Fantasy", non posso proprio esimermi dal riassumere il nostro (mi ci metto anche io) stile festaiolo, nel modo più dissacrante possibile.

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- Non c'è regalo migliore se non il Manuale del Giocatore (poesia Natalizia): il gidierrista sa che una cameretta piena di manuali è la cosa più vicina alla felicità. Non ha importanza se il destinatario del regalo si intenda di gioco di ruolo tanto quanto una donna si intenda di motori. Il Fantasy rende le persone più colte, più interessanti, migliori. E poi regalare il manuale base sottolinea l'assenza di tutti gli altri manuali che invece il gidierrista, ovviamente, possiede. (Superbia)

- Naturalmente il Manuale del Giocatore che il gidierrista regalerà è quello dell'edizione appena finita in disuso, grazie all'uscita della nuova edizione. Lo spaccerà per un "prezioso pezzo d'epoca" (Avarizia)

- Il gidierrista non è ciò che è da ieri. Lo è necessariamente da anni: non fa nessun effetto dire di essere gidierristi se non si accompagna l'affermazione con "Da un bel po' di anni". Quindi nessuno dichiarerà di esserlo se non si è superata una quota accettabile. Il massimo è poter dichiarare "Sono Master" che a orecchie profane suona molto simile a "Maestro". Ottenere l'effetto "Ohhh... insegnami!" è l'anticamera del sesso. (Lussuria)

- Le feste non si passano con i compagni di gioco, a meno ché i loro personaggi non siano di livello inferiore al proprio. (Invidia)

- Allenato durante le partite di gioco di ruolo, affollate dei più devastanti, unti e radioattivi spuntini di rito, il gidierrista non teme né il pranzo di Natale, né gli avanzi di Santo Stefano, né tanto meno il Cenone di Capodanno (e successivi assalti alle scorte). Qui darà il meglio di sé e non avrà rivali. (Gola)

- Passare il Natale con la famiglia è un sacrificio necessario per raccogliere le preziose "buste dono" a base di sonante pecunia (da trasformare successivamente in manuali, dadi e miniature). Scoprire che Zia Adelina ha preferito regalargli un maglione a scacchi verdi e marrone per il gidierrista è peggio di un Master che gli nega la classe di prestigio "Impagliatore di Draghi" -4° edizione, ovviamente- (Ira)

- Le giornate successive al primo di Gennaio non sono tracciabili. Il gidierrista ha fatto troppo di tutto quello che non fa il resto dell'anno (relazioni sociali, sesso) e si abbandona sfinito sul divano, telecomando alla mano, aspettando pazientemente che il periodo festaiolo termini. E comunque, se non si gioca di ruolo, non vale la pena fare altro. (Accidia)

Insomma, a Natale siamo tutti più "buoni".

Comunque, finalmente, quando tutto sembra perduto, arriva il 6 Gennaio!
L'Epifania, che tutte le feste porta via!
Che sia benedetta quella vegliarda che mette fine a questo supplizio!
Il gidierrista si risveglia dal torpore e in preda al fuoco sacro del rinnovato interesse per la vita, si lancia in fantasiose e creative battute da rivolgere rigorosamente a tutto il sesso femminile che gli passa davanti.
L'Epifania è per lui il sinonimo di "Felicità", perché in fondo il gidierrista è un eterno bambino.

Ma è sempre stata solo una festa per "bambini"?

Epifania e Medioevo

Nel Medioevo l’ Epifania rappresentava la “Dodicesima notte” successiva al Natale.
Era questo il lasso di tempo in cui si svolgeva la semina e da questo dipendeva il raccolto futuro, la sopravvivenza e la forma del nuovo anno.
Dodici notti in cui i contadini credevano di vedere la divinità Diana, dèa della Fertilità e della Fecondità, volare al di sopra dei loro campi.
Come per tutte le cose pagane però, successivamente la Chiesa condannò questa figura e la sprofondò tra le entità infernali.
Lentamente, nel tardo 1500, nacquero e proliferarono storie di streghe e rituali blasfemi, condite da voli e convegni a cavallo tra il vecchio e il nuovo anno e per accrescere il timore nei confronti di queste figure, trasposizione distorta della vecchia divinità pagana, si diede loro il volto di orribili vecchie, deturpate dal trascorrere degli anni e dalla dedizione a pratiche dissolute ed empie.

Epifania - Ombre dal Passato

Solo molto più tardi, quando ormai il ricordo dei vecchi culti pagani fu abbastanza sbiadito, la Befana assunse il ruolo più benevolo di una simpatica vecchina che porta doni ai bambini.
Esiste una leggenda comune che narra la nascita di questa figura:
“Quando i Re Magi partirono per portare doni a Gesù Bambino, solo una vecchietta si rifiutò di seguirli. Quando, pentita, cercò di raggiungerli, non ci riuscì. Da allora, nella notte tra il 5 e il 6 gennaio, volando su una scopa con un sacco sulle spalle, passa per le case a portare ai bambini i doni che non è riuscita a dare a Gesù Bambino”

L’enciclopedia Treccani ne dà la seguente definizione:
è per il popolo un mitico personaggio in forma di orribile vecchia, che passa sulla terra dall’1 al 6 gennaio. Nell’ultima notte della sua dimora il mondo è pieno di prodigi: gli alberi si coprono di frutti, gli animali parlano, le acque dei fiumi e delle fonti si tramutano in oro. I bambini attendono regali; le fanciulle traggono al focolare gli oroscopi sulle future nozze, ponendo foglie di ulivo sulla cenere calda; ragazzi e adulti, in comitiva, vanno per il villaggio cantando…in alcuni luoghi si prepara con cenci e stoppa un fantoccio e lo si espone alle finestre… I contadini della Romagna toscana sogliono invece portarlo in giro sopra un carretto, con urli e fischi, fino alla piazzetta del villaggio, ove accendono i falò destinati a bruciare la Befana…Gli studiosi vedono nel bruciamento del fantoccio (la Vecchia, la Befana, la Strega), che persiste un po’ dappertutto in Europa, la sopravvivenza periodica degli spiriti malefici, facendo risalire il mito della befana a tradizioni magiche precristiane…

Un volo all'indietro

In tempi ancora più antichi, il "solstizio d'inverno" era un periodo ritenuto sacro, durante il quale ci si preparava per onorare la rinascita del sole. Alla fine del solstizio, la cui durata è di dodici giorni, le ore di luce ricominciano la salita e le giornate si allungano nonostante il clima diventi più freddo.
Nelle regioni del Nord questo tempo durava nove giorni, in cui il mitico condottiero Odino percorreva l'arco dei cieli insieme ai suoi valorosi guerrieri, portando doni ai comuni mortali.

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Ma nella Grecia antica questo compito toccava a Hera e il periodo del solstizio di inverno abbracciava dodici giorni e dodici notti.
Hera, legata a Diana -da cui Herodiana in seguito- rappresentava la dèa notturna per eccellenza.
Nel suo ruolo, sovrintendeva al "Corteo di Diana" in cui le donne compivano sortilegi per garantire fertilità e abbondanza.
Con l'avvento del Cristianesimo, queste donne vennero marchiate come malvagie e dissolute, votate a Satana, decadute nello spirito e nell'aspetto al punto di apparire brutte e vecchie.

È quasi bizzarro ritrovare una sorta di specchio nella storia della festa dedicata all'Epifania rispetto a ciò che rappresenta: questa figura inizialmente bella e importante, ha visto la decadenza e la morte della propria reputazione in un tempo oscuro e nero come l'inverno, per poi ritrovare la via per il riscatto, la rinascita che risveglia in noi il desiderio di riscoprirne le origini.
Se non è magia questa...

Buona Epifania a tutti.

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