La Ruota dell'Anno ha segnato un altro quarto di giro e il sole è ormai il padrone indiscusso del cielo, lanciato verso lo zenith del massimo fulgore, che si appresta a raggiungere nell'imminente solstizio estivo.
La dea fanciulla di Imbolc è cresciuta ed è ora pronta ad accogliere il seme fertile del suo promesso sposo, abbandonando nel fuoco le spoglie candide dell'infanzia.
Le lunghe ore di luce e le temperature miti portano gli esseri che vivono in sintonia con il Ciclo Cosmico a trascorrere più tempo all'aperto, riversandosi nei cieli con striduli garriti o sui prati con corse sfrenate, per celebrare con gioia la rinnovata vitalità della terra e il tempo della sua fecondazione.
Sulle sponde del ruscello che canta
danzano fanciulle pronte all'amore.
Nelle rosse faville dei bivacchi
le mandrie detergono il loro inverno.
L'ardito guerriero non teme fiamma,
per conquistare quel ventre da arare.
La passione consuma e poi trasforma
due corpi uniti in fremito di vita.
Il Calendario Celtico segna i giorni di Beltane (o Bieltane, o Beltaine): la terra in piena fioritura riempie l'aria di profumi; gli insetti ronzano da una corolla all'altra, avidi di nettare; il bestiame, dopo il lungo periodo trascorso al chiuso, ritrova pascoli verdeggianti e fecondi accoppiamenti.
Nell'antichità, le attività umane erano tutte rivolte alla coltivazione della terra e il calore accendeva le notti di stelle e di passione amorosa. Tutta la natura, dal più piccolo fiorellino del campo fino al più possente cervo della foresta, è chiamata a svolgere la sua funzione riproduttiva, dedicando questo tempo alle piacevoli attività della scelta di un compagno, corteggiamento, accoppiamento e fecondazione.
Persino gli uomini moderni - che dal ciclo della natura sono ormai anni luce distanti - si sentono più ringalluzziti che mai e sono inclini a cedere alla dolce seduzione della passione: i profumi che l'aria reca alle loro narici assuefatte di smog - sempre che non provochino una crisi di sternuti allergici - sono sollecitazioni troppo potenti per non sentirsi invogliati a guardarsi intorno alla ricerca di un partner con cui celebrare il rigoglio dei sensi.
E così - proprio come fanno gli animali - uomini e donne si corteggiano, si cercano, si lusingano e finalmente si abbandonano al potente richiamo della natura, vivendo l'attimo sospeso senza porsi troppe domande: quelle semmai verranno dopo!
La festa di Beltane continua così a risvegliarsi ogni anno nel ciclo vitale di ciascun essere vivente, anche se pochi ormai ne sono davvero consapevoli.
Come tutte le Feste del Fuoco, anche Beltane pare avvolta da un significato magico ed esoterico, che forse è soltanto leggenda, anche se come ogni mito che si rispetti affonda le sue radici in fatti documentabili e solitamente associati alla magia della natura che si rinnova di anno in anno.
Molte tradizioni sopravvivono dai tempi antichi, pur essendo state distorte e pesantemente coperte di superstizioni, ad arte alimentate dalle fole che nobiltà e clero solevano ammanire al popolino ignaro, per godere indisturbate dei privilegi del potere.
Fin dagli albori della "nuova fede", nelle tradizioni popolari contadine, vengono innestati nuovi concetti, legati alla paura o al presunto intervento "miracoloso" di santi e icone sacre, in modo tale da colpire l'immaginario collettivo fino a soppiantare del tutto nella memoria il significato primordiale dei simboli di provenienza pagana.
Personalmente non smetterò mai di rammentare come il termine pagano sia riferito non già a un adoratore del demonio o di strane divinità pastorali, ma a chi lavorava la terra, cioè al contadino: questo è infatti il vero significato etimologico del termine "pagano" che deriva appunto dall'etimo latino "pagus" che significa letteralmente "villaggio", a sua volta correlato con l'etimo greco "pagos" (="colle", "picco").
In effetti con il termine "aeropagus" si indicava comunemente un agglomerato urbano che, grazie alla posizione naturale favorevole e solitamente sopraelevata rispetto ad una vallata, consentiva alle famiglie rurali di trovare riparo insieme al bestiame e difesa dalle scorrerie dei banditi e degli eserciti invasori.
Tali insediamenti spesso divenivano veri e propri villaggi organizzati, i cui abitanti erano detti pagani, cioè abitanti del pagus.
Poiché all'avvento del cristianesimo i paesani (o pagani che dir si voglia) furono tra i più restii ad abbandonare le vecchie tradizioni in favore della nuova fede, le antiche tradizioni spirituali furono messe all'indice dalla chiesa dei papi e degli imperatori e il termine pagano assunse una connotazione dispregiativa sinonimo di eresia e pertanto perseguitabile con ogni mezzo.
E l'inquisizione medioevale ha poi fatto il resto, consegnando ai giorni nostri soltanto il pallido riflesso della magia dei tempi antichi.
Qualcosa di quelle tradizioni è tuttavia sopravvissuto, cantato di corte in corte dai Bardi (alcuni dei quali diedero poi vita ai più recenti Trovatori delle corti della Francia meridionale), o nelle piccolissime comunità arroccate sulle cime più impervie o nelle più impenetrabili foreste che fino a pochi secoli or sono ricoprivano gran parte del territorio dell'Europa.
Credo addirittura che sia da ricercarsi proprio in queste false credenze indotte la tendenza (tramandata attraverso truculente fiabe popolate di lupi, orchi e briganti) a considerare il bosco come un luogo “pericoloso e cupo", assumendo un atteggiamento di paura e diffidenza nei confronti della "natura selvaggia”. Solo così riesco in parte a spiegarmi l'atteggiamento inconsapevole dell'umanità dell'era industriale, che cerca con ogni mezzo di asservire la natura, piegandola ai voleri dell'uomo, disboscando e urbanizzando, per addomesticare infine anche le più impervie aree del pianeta, in quella sfrenata corsa che nei secoli scorsi è stata spacciata per "progresso".
Ma, tornando alla tradizione di Beltane - e cercando di recuperare i simboli della saggezza perduta, magari prendendo le distanze dalle assurde parate di ciarlatanesimo che solitamente si accompagnano al cosiddetto "neopaganesimo" - ritroviamo intatta e impossibile da sradicare la tradizione del Fuoco, nelle miriadi di piccoli falò campestri che riscaldano le notti estive.
Le tradizioni sopravvivono nella magia della notte di San Giovanni Battista che, lungi dal festeggiare il santo precursore, nelle campagne riporta alla pagana usanza di raccogliere proprio in quella notte le erbe medicamentose e l'acqua sacra che si trasforma e che trasforma.
Acqua che che ritroviamo nel battesimo cristiano, il cui miracolo si rinnova nella forma, pur se pochi riescono a percepirne ancora la sostanza.
Il tradizionale Falò di San Giovanni è pratica assai diffusa in tutto l'arco alpino e appenninico e in particolar modo nelle campagne liguri e del basso Piemonte, dove non vi è aia né greto asciutto di torrente che non abbia il suo fuoco piccolo o grande, nella famigerata notte tra il 23 e il 24 di Giugno.
La tradizione del falò di Beltane prende vita dall'usanza contadina di far passare il bestiame tra due fuochi ravvicinati, per purificare gli animali, prima di lasciarli liberi nei pascoli erbosi.
Tale pratica aveva un significato puramente igienico e serviva a liberare gli animali dai germi accumulati durante la loro lunga permanenza invernale nelle stalle e negli ovili.
Diversa appare l'origine di altri falò estivi, durante i quali gli uomini si ritrovano a festeggiare il ritorno della bella stagione, con canti, balli e abbondanti libagioni. È comunque questo il momento di bruciare nel falò di Beltane le bamboline costruite a Imbolc per simboleggiare il passaggio dalla fanciullezza all'età fertile.
È famosa l'usanza del "salto del fuoco", in cui i più aitanti guerrieri si cimentavano allo scopo di "mettersi in mostra" agli occhi delle fanciulle per conquistarne il favore, così come in altri luoghi sono invece le coppie da poco formate a saltare il fuoco per propiziare la loro unione, prima di appartarsi a celebrare la passione amorosa.
Un'antica usanza, legata al Calendimaggio nordico, esorta a legare nastrini colorati ai rami di un vetusto albero, meglio se cresciuto nei pressi di una fonte cristallina, per propiziare i desideri delle fanciulle innamorate.
In altri luoghi, si sceglie un albero in una radura e lo si adorna per farne l'Albero della Festa attorno a cui si intrecceranno canti, balli e ghirlande di fiori, per tutta la durata della celebrazione.
Alcuni popoli trasformano l'Albero della Festa in un altissimo palo eretto nel bel mezzo della piazza principale del paese, alla cui sommità vengono legati cibi e manufatti, che potranno essere conquistati da coloro che per primi riusciranno ad arrampicarsi sulla viscida superficie del palo fino ad afferrarli. E qui ravvisiamo le origini dell'Albero della Cuccagna, che ancor oggi nelle feste peesane, costituisce un cimento importante per chiunque desideri sperimentare la propria abilità.
Anche la tradizione del Calendimaggio nostrano prevede ghirlande e corse campestri, ma a queste si affiancano composizioni poetiche e canti che danno vita a vere e proprie disfide artistiche, con tanto di giuria e vincitori.
E non è difficile ravvisare in queste forme di festeggiamento, tracce delle bardiche disfide del druidismo antico!
Gli dei-archetipo del sole allo zenith, ai quali è dedicata questa festa, sono Belenos e Belisama, che presiedono rispettivamente all'aspetto maschile e a quello femminile del Sole.
Entrambi simboleggiano il massimo splendore della luce ed il calore vivificante dell'astro diurno, ma ciascuno di essi rappresenta una parte ben precisa della simbologia solare che, contrariamente a quanto una certa cultura misogina ha cercato di trasmettere, ha in se gli aspetti bivalenti del maschile e del femminile, esattamente come avviene per tutto ciò che concorre alla generazione della Vita.
Belenos rappresenta la fecondazione fallica e Belisama il grembo che accoglie il seme, Belenos è il Calore invincibile e Belisama la fiamma della vita che dispensa doni, Belenos presiede al potere dell'intelletto e della razionalità, Belisama ha l'energia magnetica dell'intuizione e potenti fluidi che governano l'interazione delle forze cosmiche con il pianeta terra.
Insieme hanno il potere della gestazione, essendo entrambi portatori del materiale genetico, che presiede alla creazione di nuova vita soltanto quando le energie del maschile e quelle del femminile vengono integrate insieme in un tutt'uno armonico.
Nel Druidismo, Beltane segnava il vero inizio dell'estate - il Solstizio è di fatto l'inizio della sua fine, dacchè il sole, dopo aver raggiunto il massimo fulgore dello zenith, si avvierà alla lenta parabola discendente che lo porterà all'Equilibrio del prossimo Equinozio.
Era il periodo in cui venivano indette Assemblee e Raduni, si discuteva, si prendevano decisioni e si festeggiava l'imminente raccolto. Si celebravano matrimoni e le coppie rappresentavano nel rituale l'incontro del Dio e della Dea. Era anche il tempo in cui altre coppie concludevano i matrimoni per prova celebrati a Lughnassaad e decidevano se formalizzare la loro unione con un vero e proprio matrimonio.
Talvolta si nominavano un Re e una Regina di Maggio, che per la durata di un anno, avevano il compito di guidare il Clan nello svolgimento delle pratiche agricole e nell'amministrazione della giustizia e dei beni comuni: il Re e la Regina rappresentavano la terra e quanto più il loro operato fosse stato volto al benessere pubblico (piuttosto che al potere personale), tanto più la terra avrebbe elargito frutti e messi abbondanti.
Il titolo di Regina di Maggio è stato anche in tempi relativamente recenti sinonimo di un regno breve, gravato di responsabilità e foriero di cambiamenti.
Il significato simbolico della festa di Beltane è quello dell'integrazione tra intelletto e intuizione, per entrare in una nuova fase di crescita. Gli esseri umani che desiderino riaccostarsi al profondo significato di questo ciclo della natura, devono imparare ad armonizzare il proprio lato maschile con quello femminile, a prescindere dal loro sesso, dacchè in ciascun individuo convivono insieme tutti gli opposti.
Solo armonizzando le opposte pulsioni del proprio sé, è possibile accedere a una nuova fase di crescita e sviluppo nel proprio personale cammino evolutivo.
Non è facile, nello sbiadito tepore di questo Beltane dal sole offuscato, ripercorrere a ritroso le tracce dell'antica saggezza, eppure io credo che l'intera razza umana sia di fronte ad un importante crocevia, foriero di cambiamenti radicali e di nuove opportunità; Belenos e Belisama risplendono ancora, dietro alla coltre spessa delle nostre nubi: sapremo cogliere i semi della loro radiosa conoscenza ed integrarli in noi per costruire nuove prospettive di vita?
E, tanto per rimanere nel tema del Maggio, citando il Cinque di manzoniana memoria: lasciamo "ai posteri l'ardua sentenza"!
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