
"I Signori delle Colline", il sequel de "L`Alchimista". Dopo la sconfitta di Sakren, il mandato che ha tenuto legati Ester e Nimeon viene sciolto. La pace sembra regnare, il lieto fine sembra prossimo, ma se si trattasse solo di apparenza?
Vide Lexon con occhi diversi, e quasi ne ebbe paura. Non era più un ragazzino e un giovane apprendista. Davanti a lei c`era il mago più potente delle Terre, in grado di compiere qualunque incanto, capace di domare persino la magia del fuoco. Un mago da tenere lontano dalle feiirie a ogni costo. Ester non sapeva perché, ma di quello era certa come dell`aria che respirava.
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Firey: Ciao Antonia, ti ringrazio per averci concesso l’intervista. Ti faccio la prima domanda per “rompere il ghiaccio” e per presentarti ai nostri lettori. Da quando hai iniziato a desiderare di
diventare una scrittrice? Qual’è il tuo autore e libro preferito? Che libro hai ora sul comodino?
Antonia: Ciao a tutti! La mia prima risposta non è molto originale: come molti autori fantasy il sogno di scrivere mi ha accompagnata fin dall’infanzia, anche se solo “da grande”, quando non ci pensavo più, è tornata la passione, e in seguito la voglia di mettermi alla prova cercando editore per le mie storie.
Di autori che mi hanno accompagnata coi loro romanzi ce ne sono tanti, da Michael Ende, a Candace Robb, da Jane Austen a Neil Gaiman. Leggo un po’ di tutto, a seconda del periodo. Negli ultimi tempi ho avuto occasione di leggere vari autori di fantasy italiano, ma il libro che ho sul comodino adesso è… ehm… un harmony!!!! Sto lavorando a un romanzo rosa e devo studiare (dicono tutte così). A mia discolpa devo dire che l’ultimo libro che ho letto era un mattone su usi e costumi medievali, per un altro progetto in cantiere. Anche l’harmony che ho sul comodino è della serie storica. Insomma, rosa sì, ma sempre coi cavalieri.
Firey: Quale è stata la “scintilla” che ti ha dato l’idea per scrivere la saga delle Terre? Scrivi in silenzio oppure tieni un sottofondo musicale? Se sì, quale?
Antonia: La base della saga è una serie di racconti scritti al liceo. L’ambientazione è nata allora, anche se i romanzi hanno preso solo in prestito alcuni elementi di quelle storie. Per esempio, il cane di pietra, che compare nel primo libro, era nato allora. Tutto il resto invece è uscito dalle mie notti insonni di qualche anno fa, dapprima come idea per un racconto. Visto che la trama si sviluppava sempre di più, è diventato un romanzo e da uno sono diventati… tanti. Forse anche troppi.
Di solito preferisco il silenzio quando scrivo, però devo fare i conti con le sigle dei cartoni animati che guardano i miei figli. La musica, però, ha un ruolo fondamentale quando costruisco le storie, prima di arrivare alla tastiera. Mentre faccio le pulizie o stiro capita spesso che ascolti qualche brano e che da lì nascano scene particolari. Per Ester è stato fondamentale il contributo di Adiemus. Ascoltavo e riascoltavo “in caelo fero”, e lei diventava sempre più viva. Anche la musica, come le letture, varia a seconda del momento, dello stato d’animo. Passo dai Queen alla musica medievale senza alcuna logica.
Firey: Quanto tempo hai impiegato per la stesura de “I signori delle colline”?
Firey: Altro luogo importante della saga, oltre le Terre, è Napoli. Come mai la scelta di questa città? Ha un qualche significato importante per te?
Antonia: La scelta di Napoli è stata la conseguenza di una gita di molti anni fa, accompagnata dai miei parenti di Benevento. Senza di loro non avrei conosciuto la cappella dei Sansevero, né la storia di Raimondo di Sangro. Quando ho cominciato a scrivere la saga avevo bisogno di trovare un alchimista adatto e mi sono ricordata di lui. Poi Napoli è una città che resta nel cuore, ogni anno mi riprometto di tornare, ma purtroppo la distanza è tanta. E così ci torno con la fantasia.
Firey: Come in altri libri fantasy di successo anche ne “I signori delle colline” abbiamo una protagonista donna, Ester. Secondo te, come mai, negli ultimi anni, si tende a preferire una protagonista femminile? In genere quando si immagina un mondo fantasy lo si può collocare, almeno temporalmente, al nostro medioevo e, come ben sappiamo, la posizione della donna in quel periodo non era delle migliori… Pensi che questa scelta possa essere stata influenzata dalla maggior emancipazione della donna nella società odierna? Oppure si tratta di una voglia di rivalsa nei confronti di libri che hanno fatto la storia del fantasy e della letteratura come “Il signore degli anelli”, dove le donne sono state relegate a un ruolo marginale (come Galadriel) o pressoché nullo (come Arwen)?
Antonia: Difficile dare una spiegazione a questa tendenza, anche perché tra le varie protagoniste femminili ci sono differenze abissali, sia di carattere che di ruolo. Forse scrivere di donne permette agli autori di spaziare maggiormente, di creare più sfaccettature. Abbiamo la guerriera, la regina, la maga, è possibile dare connotazioni di varo genere, dalla fragilità alla mascolinità. Il protagonista maschile è meno duttile. C’è anche da dire che oggi le autrici sono più numerose, e a noi donne viene spontaneo pensare a personaggi femminili, che riusciamo ad analizzare meglio. Il fascino che può avere una guerriera è irresistibile anche per un autore o un lettore. È vero che per lungo tempo nel fantasy c’è stata prevalenza di protagonisti maschili, ma non credo che ci sia un senso di rivalsa, semplicemente oggi nascono nuove idee, nuovi modi di narrare. E quello in rosa funziona. Ester ha in alcuni momenti delle ribellioni da femminista, ma sono nate per caso, insieme al personaggio. Sono quelle cose che sfuggono dal controllo dell’autore quando i protagonisti prendono vita.
Firey: Parliamo ancora del personaggio di Ester: si tratta di una donna forte e combattiva, eppure racchiude in sé tutti i timori delle donne comuni e questo la rende molto vicina a tutte noi. Quanto c’è di Antonia Romagnoli in Ester?
Antonia: Ester è nata come alter ego mio, doveva essere solo la protagonista di un racconto. Doveva essere quella parte di me capace di risolvere i problemi. Poi è uscita dalla tastiera, ha raccolto il peggio del mio carattere, ne ha aggiunto di suo ed è diventata quella che è. Odiosa, puntigliosa, rigida, spaventata dai sentimenti. Quando ci siamo trovate io e lei alla fine del primo libro, ci siamo guardate in faccia, e ho capito che il lieto fine stile Biancaneve non funzionava. La sua mentalità è quella di una donna dei nostri tempi, le sue paure sono quelle di una ragazza qualsiasi. Anche nelle Terre, una come lei si potrebbe definire una donna in carriera: il ruolo di principessa sorridente non reggeva. E così è nato il secondo libro, che parte da un’occasione banale, come lo è il fallimento del rapporto con Nimeon, per arrivare in crescendo a una soluzione definitiva sia delle vicende delle Terre, sia per la vita dei protagonisti.
Firey: Ti sei iscritta al nostro forum con il nick “Ghidara”. Come mai la scelta di una città e non di un personaggio?
Antonia: La scelta di questo nick è nata da un gioco legato al primo romanzo. Quando Ester e Nimeon approdano nel mondo reale, cominciano a fare ricerche in rete usando i nomi delle città come pseudonimi. E così ho fatto io. È stato la prima manifestazione della mia pazzia nel web.
Firey: Tornando ai personaggi delle Terre, ce n’è stato uno particolarmente sofferto o con cui non andresti mai d’accordo?
Antonia: Sicuramente Ester. Solo Nimeon può sopportare una donna simile.
Firey: Da come si conclude “I signori delle colline” non possiamo non pensare a un terzo libro. Lo stai già scrivendo? Ci potresti anticipare il titolo e la data di uscita? (E magari, per le lettrici donne, potrebbe esserci allegato Nimeon?)
Antonia: Tunque tunque… i signori delle Colline fa parte di un romanzo molto più lungo, che aveva come titolo provvisorio “la compagnia dei maghi vaganti” (ma fa così schifo che non lo userò MAI). Quando con l’editore abbiamo cominciato a parlare della pubblicazione, abbiamo deciso di dividerlo in due, perché il testo intero sarebbe stato troppo grosso per mantenere il costo accettabile. Visto che col primo una delle critiche più frequenti era legata al prezzo di copertina, è stato inevitabile tentare di abbattere i costi. La seconda parte, perciò, è già scritta, necessita solo delle revisioni finali e costituisce la conclusione di tutti i filoni aperti nei due romanzi precedenti. La data d’uscita per ora non c’è, la mia speranza è di averne presto una, ma tutto dipende dai risultati di questo secondo libro. Per l’allegato, bisogna chiedere a Ester, ma per quanto ne so è piuttosto gelosa. Si può sempre chiedere, però…
Firey: Che consiglio daresti a quelli che sognano di diventare, un giorno, scrittori?
Antonia: I consigli sono pochi: scrivere tanto, scrivere di tutto. Leggere tanto, leggere di tutto. Farsi solide basi di grammatica, analizzare lo stile di altri autori per capire come costruire il proprio. Scrivere è qualcosa che nasce dentro, non si inventa e non si impone, ma parola dopo parola si impara a farlo sempre meglio. Quello che viene dopo la fase creativa è molto meno poetico, bisogna veramente credere in quello che si fa per non rimanere schiacciati dai meccanismi dell’editoria, dagli insuccessi, dai rifiuti… ma la scrittura è un istinto viscerale, e se lo si ascolta prima o poi porta dalla parte giusta. Non è facile, non è la strada migliore per diventare ricchi e famosi, ma per chi ama farlo è quella giusta per trovare se stessi. Il consiglio migliore è quello che posso citare dal saggio Po, il panda: mai mollare.
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