Una volta il poeta John Keats scrisse a un suo amico, un certo Bailey: "Non sono sicuro di niente, se non della santità dell'affetto del Cuore e della verità dell'Immaginazione. Quel che l'immaginazione afferra come Bellezza, dev'essere verità... che prima sia esistito o meno."
L’universo originale fabbricato da Simmons è quello in cui svolgono le vicende degli “Hyperion Cantos”, nome con cui si è soliti definire la tetralogia costituita da Hyperion e La Caduta di Hyperion (1989-1990) e da Endymion e Il Risveglio di Endymion (1996-1997). E’ una saga di enorme complessità, con uno straordinario numero di personaggi tutti collegati tra loro.
Sette pellegrini in viaggio verso le Tombe del Tempo. Ciascuno con un terribile segreto e una disperata speranza. Attraverso la galassia in guerra vanno incontro allo Shrike, il semidio metallico e assetato di sangue, il dominatore di Hyperion; Il Signore della Sofferenza. Egli ha adoratori fedeli implacabili nemici. Nella valle delle Tombe del Tempo, di fronte allo Shrike, si compirà il loro destino. Per uno, uno solo, la realizzazione del più grande dei sogni.
Da “Hyperion”
La maggior parte dei pianeti della galassia è collegata da una Rete che permette di trasferirsi in pochi secondi da un mondo all’altro. Ma anche in questo universo l’umanità è minacciata da pericoli di sconvolgente portata. Ai margine dell’Egemonia si stanno radunando gli Sciame di migrazione degli alieni Ouster, mentre gruppi dotati di sofisticati strumenti tecnologici e strane sette esoteriche premono per conquistare un potere divino. Paradossalmente, per gli uomini, l’unica speranza di salvezza è un piccolo gruppo di pellegrini sperduti su Hyperion, il mondo nei cui insondabili recessi si nasconde il crudele e onnipotente Shrike.
Da “La caduta di Hyperion”
Vedere oltre, vedere quello che non esiste...
Recensire un’opera di fantascienza qui su dragonisland è certamente fuori tema, anche se generalmente il nostro portale da costantemente spazio ad argomenti generici che meritano la dovuta attenzione.
Hyperion è una tetralogia di fantascienza così ispirante da rimanerti addosso pagina dopo pagina. Gli scenari e gli universi dipinti dall’autore Dan Simmons, sono tanto credibili e delineati da essere vividi e da trascinarti oltre i confini dell’immaginazione.
Questo è il motivo che mi spinge a portare un’opera di fantascienza in un ambiente in cui è preponderante il fantasy. Entrambi questi mondi sono legati da un fattore comune che è la fantasia e la capacità di “vedere oltre”, di vedere quello che “non esiste”.
La potenza di questa incredibile saga sta in questo fatto.
Ti permette di vivere e sognare scenari che prima non saresti riuscito a concepire.
L’opera di Dan Simmons trasuda originalità al punto in cui trovo difficile fare paragoni sensati. Non essendo la giusta sede non mi aspetto che conosciate William Gibson o Philip K Dick, ma sono più che certo che abbiate sentito parlare di Blade Runner, di Minority Report e forse anche di Neuromancer. Andando più sul generale ogni amante dell’immaginario adora Star Wars quindi non vi sarà difficile immaginare realtà sparpagliate su mondi differenti e su dimensioni di vita biologica e sintetica.
Simmons però fa di più. Non si limita a mostrare i mondi, lui mostra la vita, mostra la politica e ogni dettaglio rende l’ambientazione variopinta, ma concreta.
Per questo motivo ritengo che il suo nome possa essere collocato al fianco dei grandi fautori del genere. I libri sono stati pubblicati tra il 1989 e il 1997 e “Hyperion” il primo scritto ha vinto il premio Hugo nel 1990 come prima di lui William Gibson (1984).
I primi due libri della saga presi in esame in questa recensione, ruotano attorno a sette pellegrini che compiono un viaggio verso il mondo di Hyperion. Ognuno di loro è legato a questo mondo e alle vicende che nascono presso le Tombe del Tempo e il palazzo dello Shrike, luogo protetto dagli straordinari campi anti-entropici.
La trama si sviluppa attraverso i racconti personali dei pellegrini con continui flashback che pian piano compongono il puzzle.
Ogni personaggio racconterà la sua storia finché non verrà mostrato il legame che li costringe in questo pellegrinaggio. Ognuno dei sette protagonisti è analizzato nel profondo e raramente ho visto in altri libri tanto equilibrio nel dosare gli spazi e i tempi. Non c’è un personaggio da privilegiare, ognuno di essi è interessante e vivo allo stesso modo degli altri.
Space Opera e Fantapolitica sono il merito più importante di Simmons...
Vengono affrontati molti generi fusi insieme, le ambientazioni cambiano profondamente da un mondo all’altro e da una storia all’altra. Si sviscerano i concetti delle
religioni attraverso i racconti di padre Hyot, la chiesa cattolica sta attraversando un periodo complesso in quanto surclassata da religioni più moderne e più adatte a spiegare i dovuti paradossi che l’era moderna impone e che il vecchio dogma non riesce più a giustificare.
Viene curato e approfondito il tema del “tempo” e del “debito temporale” che non avevo mai visto essere così sviscerato. Ricordo Aliens (il secondo film della saga) quando Reply viene prelevata dalla navicella dopo un crio-sonno di molti anni in cui le cose sono cambiate.
Qui l’autore riesce a dare spazio a una storia d’amore che si svolge attraverso i continui debiti temporali accumulati da uno dei due amanti. Affascinante osservare le relazioni che si creano quando uno dei due invecchia di esperienze. Sviscera la differenza di maturità dei due amanti pur facendo emergere il sentimento che continua a unirli nonostante la diversità psicologica che la differenza di vita vissuta impone. Senza dubbio geniale.
La storia di Brawnie Lamia affronta un amore molto differente. Un amore che si insinua pericoloso e che la porterà fin dentro il Cyberspazio della Megasfera dati. Amerà un Cybrido, una personalità recuperata dalle Intelligenze Artificiali impiantata in un corpo clonato.
Dan Simmons utilizza questo Cybrido per riportare in vita il poeta John Keats dandogli un ruolo d’onore nel suo racconto costellandolo di sue poesie e facendoci ripercorrere la sua vita.
Senza dubbio un’opera impossibile da spiegare e recensire in breve. Posso solo in definitiva dire che merita davvero di essere letta.
Di contro purtroppo la lettura non è sempre lineare e la terminologia è molto complessa. Spesso ridonante e pedissequo tanto da non reggere sempre bene il tempo narrativo. Il talento di Dan Simmon nel dosare gli spazi e i tempi ai personaggi non si ripercuote invece nel tempo in cui far susseguire gli eventi.
Leggendo la traduzione in italiano non posso dire molto sullo stile di scrittura, certo è che non sarà un libro facilmente digeribile da tutti. Talvolta sfiora la metafisica e l’elucubrazione al punto da divenire quasi incomprensibile per interi tratti. Anche la stragrande commistione di generi e tempi verbali disorienta.
Certo grossi limiti per un capolavoro di questa portata che, secondo me, vale la pena sforzarsi di digerire come si deve perché alla fine ne guadagnerete molto.
I Poeti sono le folli levatrici della realtà. Vedono non cio che è, né ciò che può essere, ma ciò che deve divenire.
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