
Molte cose sono cambiate nella vita di Eragon da quando l’uovo della dragonessa Saphira è comparso dal nulla sulla Grande Dorsale: suo zio è stato ucciso, Brom il cantastorie si è sacrificato per proteggerlo dai terribili Ra’zac, il fratello che non sapeva di avere si è rivelato uno dei suoi peggiori nemici. Molte cose sono cambiate, altre no: Galbatorix soffoca ancora Alagaësia con la sua tirannia, e il giovane Cavaliere e la sua dragonessa rimangono l’ultima speranza di detronizzarlo.
Titolo: BRISINGR
Sottotitolo: Le 7 promesse di Eragon Ammazzaspettri e Saphira Squamediluce
Saga dell'’Eredità - Terzo Volume
Autore: Christopher Paolini
Edizione: Rizzoli 2008
Genere: Fantasy
Pagine: 830
Prezzo: 23 Euro
Ma Eragon è davvero all’altezza di questo compito? Nella battaglia delle Pianure Ardenti, Murtagh e Castigo si sono dimostrati avversari pericolosi; il sangue di cui si è macchiato tormenta le sue notti insonni; l’arma che gli era stata donata non è più nelle sue mani. E non c’è tempo di tornare dagli elfi, non c’è tempo di riposare, non c’è tempo di trovare una nuova spada: Katrina è nelle mani di Galbatorix, e per salvarla bisogna entrare nell’Helgrind, dove orribili sacrifici umani vengono compiuti tutti i giorni...
Christopher aveva solo quindici anni quando ha finito la prima stesura di Eragon.
Christopher Paolini è nato il 17 novembre 1983 nella California del Sud, ma vive da sempre nella Paradise Valley, in Montana, insieme ai suoi genitori e alla sorella minore, Angela.
L’educazione di Christopher ha una storia particolare: non ha frequentato una scuola vera e propria; a fargli da insegnanti sono stati i suoi genitori. Da bambino, Christopher scriveva racconti e poesie ed era un accanito lettore. Frank Herbert, Raymond E. Feist, Anne McCaffrey, David Eddings e Ursula K. Le Guin sono alcuni dei suoi autori preferiti.
L’idea di scrivere un romanzo è nata come un sogno ad occhi aperti. All’inizio era un vero e proprio passatempo, una specie di sfida con se stesso: Christopher voleva semplicemente scrivere un libro che a lui per primo sarebbe piaciuto leggere, niente di più. Non pensava alla pubblicazione mentre accumulava appunti e idee. Se per creare la magica terra di Alagaësia Christopher ha preso spunto dalle Beartooth Mountains della Paradise Valley, per i personaggi ha attinto più che altro alla sua immaginazione. Unica eccezione: l’erborista Angela, ispirata proprio alla sorella Angela.
Christopher aveva solo quindici anni quando ha finito la prima stesura di Eragon. Ha impiegato un anno a rivederlo e correggerlo, poi l’ha dato da leggere ai suoi genitori, che hanno amato il libro a tal punto da decidersi a pubblicarlo a proprie spese, dopo un'attento e scrupoloso lavoro di editing. Nel frattempo Christopher ha realizzato la mappa di Alagaësia e l’occhio di drago che si trova nelle prime pagine di Eragon.
Ma come nelle migliori favole, la Fortuna ci ha messo lo zampino per realizzare appieno i sogni di questo giovanissimo autore e far conoscere a tutti la sua opera. Così, casualmente, nell'estate del 2002, Carl Hiaasen, autore di numerosi libri per adulti e per ragazzi, ha acquistato una copia del libro durante una vacanza nel Montana e se ne è innamorato. L’ha consigliato al proprio editore, che ha immediatamente chiesto ai genitori di Christopher di poter comprare i diritti di Eragon e ripubblicarlo. Naturalmente la risposta di tutta la famiglia fu affermativa e dopo un anno di revisioni, Eragon è stato ripubblicato negli Stati Uniti nella versione che tutti ormai conoscono.
Dopo un lunghissimo tour promozionale in Inghilterra e negli Stati Uniti, alla fine del 2004 Christopher ha iniziato a scrivere il secondo libro dell’Eredità, Eldest, che è stato pubblicato nell’agosto del 2005. Per promuoverlo, Christopher ha girato mezza Europa, Italia compresa.
Alla fine del 2006 Eragon è diventato un film prodotto dalla 20th Century Fox, decretando il definitivo successo del giovane Paolini e della sua opera.
Un solo volume non gli è bastato per portare la saga a conclusione
Doveva essere l'ultimo libro della saga, almeno stando a quanto annunciato a suo tempo dall'autore che aveva sempre parlato di una trilogia, ma evidentemente la scrittura gli ha un po' preso la mano e così un solo volume non gli è bastato per portare la saga a conclusione e – con sicura soddisfazione della Casa Editrice – è stato costretto a spezzare in due parti il capitolo finale della saga trasformando la trilogia in “ciclo di racconti”. Cosa che personalmente trovo abbastanza “sospetta” da farmi storcere il naso ancor prima di addentrarmi nella lettura del libro.
Comunque lo stile di Paolini è scorrevole e accattivante; inoltre la curiosità suscitata in me dal secondo capitolo della saga dell'Eredità - “Eldeset”, a mio avviso il migliore tra i tre finora editi – mi induce a proseguire la lettura, non foss'altro che per capire da che parte sta “davvero” Murtagh e quale destino avranno i sogni e le speranze della gente libera di Alagaësia.
Già il titolo “Brisingr” è di fatto un collegamento mnemonico importante per coloro che hanno accompagnato fin qui Paolini e le sue storie, trattandosi della prima parola “magica” appresa dal giovane Eragon nell'Antica Lingua - la parola che Brom utilizzò per evocare un fuoco che rischiarasse e riscaldasse la prima notte di bivacco dei due fuggiaschi.
Brisingr delude comunque fin dalle prime pagine, nonostante la scorrevolezza dello stile narrativo e la buona caratterizzazione di alcuni personaggi – prima tra tutti Nasuada, la donna che ha assunto il comando dei Varden dopo la morte del padre. Altri risultano invece intriganti ma sfuggenti, come è il caso proprio della famigerata maga Angela che Paolini afferma essere ispirata alla sua stessa sorella: purtroppo noi lettori non abbiamo il piacere di conoscerla e quindi questa donna stravagante continua a rappresentare un'incognita che ad arte incatena con la robusta fune invisibile della curiosità. La si intuisce dotata di grande saggezza e di poteri assai più inquietanti di quelli della semplice erborista-guaritrice-veggente che ci era sembrata in un primo momento. Poi c'è Elva, la bimba che l'incauta benedizione del giovane Eragon ha consegnato ad un destino di chiaroveggenza non voluta e che nutre in se sentimenti contrastanti che lasciano aperte diverse strade di sviluppo narrativo che il nostro astuto imbonitore si è guardato bene dal rivelare.
Il fronte dei cattivi non è ancora ben delineato, nonostante i raid di Murtagh e Castigo che seminano terrore e vittime tra le file dei Varden. Murtagh appare lacerato e in perenne conflitto con se stesso e persino il suo giovane drago Castigo non sembra quel gran cattivone che dovrebbe essere secondo gli intenti di Galbatorix. Forse il bene e il male si mescolano e come spesso accade nel mondo non vi è una netta linea di demarcazione tra “buoni” e “cattivi”? Domandarselo è lecito, ma è perfettamente inutile aspettarsi una risposta... per lo meno aspettarsela da Brisingr, che gira intorno alle questioni, le dischiude nella fantasia del lettore, ma si guarda bene dal chiuderle, rimandando tutto al prossimo capitolo. L'unico mistero che riusciamo forse a penetrare è quello legato ai Ra'zac, ma anche in tal caso la domanda sorge spontanea: erano veramente carnefici come abbiamo voluto credere o non sono piuttosto essi stessi vittime dell'ingranaggio che contrappone uno schieramento all'altro?
Lo stesso Eragon appare a tratti sinceramente antipatico, soprattutto dopo aver sviluppato superpoteri che farebbero invidia a Jeeg Robot d'Acciaio!
Il ragazzo è molto cresciuto sia dal punto di vista della forza fisica che della consapevolezza, ma perde quella connotazione umana – e fallibile - che me lo aveva fatto apprezzare nei capitoli precedenti: ora il Cavaliere dei Draghi sembra essere pienamente in grado di controllare tutto ciò che lo circonda, compie le sue scelte con decisione e sicurezza, incurante di quello che ne pensano i capitani degli eserciti liberi di Alagaesia; le sue scelte appaiono lungimiranti e sagge... troppo per essere quelle di un giovane che non ha neppure completato in modo adeguato il proprio addestramento. E pure vagamente arroganti dal mio punto di vista!
Abbastanza pregevole la narrazione del conflitto che conclude questo capitolo della saga dell'Eredità: il colpo di scena finale – seppur scontato e in parte preannunciato dagli ultimi ammaestramenti di Oromis e Graedl al nuovo cavaliere ed alla sua dragonessa - restituisce speranza proprio nel momento in cui questa sembra venir meno, ma il quadro è ancora estremamente incerto e i dadi della sorte devono ancora essere tirati dalle mani di Christopher Paolini e dei suoi astuti editori.
Cambiano le situazioni che assumono un carattere avventuroso e magico, ma non cambiano le emozioni
E' – a mio avviso - il peggior capitolo della saga finora edito!
Già il primo volume Eragon non esaltava, ma considerata la giovanissima età dell'autore, lasciava ben sperare, aggiungendo comunque un pizzico di freschezza allo stile e qualche minimo spunto di originalità nella descrizione del rapporto che lega il Drago al Cavaliere dinanzi al quale l'uovo sceglie di schiudersi. Era una discreta presentazione dei personaggi e dello scenario, con buoni dialoghi e descrizioni efficaci e se anche mancava di spessore narrativo, si poteva comunque chiudere un occhio.
Eldest era andato molto meglio e Paolini aveva cominciato a scendere un poco nelle profondità dell'animo dei suoi personaggi, trovandovi chiavi capaci di aprire le porte a situazioni intriganti e ben delineate, dove finalmente il lettore cominciava a sentirsi un poco coinvolto – non più semplice spettatore passivo, ma appassionato “tifoso” dei protagonisti che non erano superuomini distanti ma esseri di carne ed ossa che soffrono, gioiscono, ridono, piangono e lottano per le persone che amano e per i valori in cui credono esattamente come fa ogni giorno ciascuno di noi, nella propria vita: cambiano le situazioni che assumono un carattere avventuroso e magico, ma non cambiano le emozioni e i sentimenti, che rendono i protagonisti credibili e sinceri.
Brisingr invece si dilunga in descrizioni spesso ridondanti e noiose; un errore in cui prima o poi quasi tutti gli autori ricadono è proprio quel piacere di “scriversi addosso”, che sbrodola aggettivi roboanti e parolone altisonanti sui malcapitati lettori, cercando di foderare il loro cervello di prosciutto così che non scorgano la pochezza della trama! Può anche andare bene, per un pubblico fatto di lettori poco profondi, che amano perdersi nei meandri del percorso narrativo e che si lasciano incantare dagli “effetti speciali” stil videogames. Ma se niente niente ci si aspetta un pizzico di approfondimento in ciò che si legge, non si può che restare delusi da questo libro, come chi dopo aver creduto alla promessa del mago scorge il trucco nei suoi gesti ancor prima che egli abbia portato a compimento la sua “magia”.
La trama è sfuggente e scontata, i personaggi – a parte Nasuada ed Elva – sono privi di credibilità come caricature stereotipate, i dialoghi stessi non aggiungono nulla alla comprensione del carattere, dei pensieri e degli intenti degli attori in scena.
C'è ben poco da salvare – nella mia aspettativa di lettore – in questo terzo capitolo della Saga dell'Eredità: un paio di scene, Nasuada, Elva, i Ra'zac e l'indiscutibile capacità di creare comunque curiosità e aspettative... per soddisfare le quali saremo comunque costretti a sciropparci anche il quarto libro... il che per l'Editore è già un obiettivo centrato!
Giudizio finale: SCARSO ma COMMERCIALE
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