The Ascendancy of the Last

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Ascendancy of the LastFinalmente, con estrema fatica, sono riuscita a leggere questo benedetto romanzo che chiude la trilogia “dedicata” alla “Lady Penitent”.
Fatica per ragioni svariate, molte delle quali assolutamente da imputare a me e non al romanzo stesso, anche se ora che l’ho finito posso dire che parte dello zampino è anche suo.
Provo a farne una accurata analisi.

 

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Trama:

La lunga, pericolosa partita a sava condotta dalle due divinità, Eilistraee e Lloth, prosegue sempre più spietata, sempre più pericolosa, più azzardata che mai. Le due immortali si mettono in gioco personalmente e la partita diventa troppo appetibile perché altri non vi si lascino coinvolgere. Ghaunadaur, Signore delle Melme, è uno di questi.

La posta in gioco? Il possesso esclusivo dei drow.

Durante la partita, Eilistraee mostra un latoThe Ascendancy of the Last di sé inedito, più acuto, più spregiudicato e incline al sotterfugio. Che sia il risultato della sospetta fusione tra lei e il fratello Vhaeraun?
Ma mentre gli dèi danno il meglio di sé per aggiudicarsi l’ambito premio, i mortali sanno muoversi di loro accordo e volere, riuscendo a non impersonare la scomoda parte di inermi pedine nelle mani dei loro Signori.
I fedeli di Eilistraee si troveranno così ad affrontare la minaccia di un ritorno di Ghaunadaur, proprio in un momento delicatissimo, in cui la loro guida Quiluè gioca la sua mano più mortale per la salvezza dei drow, danzando pericolosamente vicina a un partner infernale…
A Sshamat il Collegio dei Maghi lotta ancora contro gli effetti della Faerzness, la radiazione cui i drow sono legati fin da un tempo antichissimo e che adesso minaccia pericolosamente il delicato equilibrio magico della città.
Ognuno si muove secondo i propri scopi, su un filo sottile che parte molto lontano, per scavare nelle radici della storia più remota che ha dato vita alla scissione tra drow ed elfi.
Ma è un filo destinato a intrecciarsi e a sfociare nella più grande catastrofe e stravolgimento del mondo dei drow.

I Personaggi:

I personaggi che si muovono all’interno di questa “ultima danza” sono molteplici e tutti hanno un loro ruolo, un loro spessore, l’occasione di interferire con il loro operato sull’esito dei delicatissimi eventi. Dal mago Q’uarlynd, principale artefice di un’appassionatissima ricerca sulle origini dei drow, a Quiluè, Somma Sacerdotessa della Promenade (il più importante tempio di fede di Eilistraee) e prescelta della dèa, il cui amore sfrenato per i drow e una vita di lotte per salvarli dalla tirannia della Regina Ragno la conduce al più azzardato e letale dei rischi.
E ancora troveremo Wendonai, il campione demoniaco di Lloth, infido e importantissimo protagonista di tutta la vicenda;
Cavatina, la sacerdotessa che veste il titolo di Sacro Cavaliere della Canzone Oscura, nonché uccisore del semidio Selvetarm, esperta cacciatrice di demoni;
Leliana, sacerdotessa che veste il titolo di Protettrice del Tempio, e colei che per prima si imbatterà nei segnali del ritorno di Ghaunadaur;
Naxil, giovane mago Nightshadow, giunto alla Promenade dopo gli eventi che hanno visto la scomparsa/fusione di Vhaeraun. Affiancherà Leliana nelle prime ricerche ma il suo ruolo sorprenderà;
T’lar, assassina appartenente a un’elite speciale al servizio di Lloth. Cacciatrice spietata che più di una volta, nella sua devozione cieca agli ordini ricevuti, minaccerà i delicati equilibri in Sshamat e non solo;
Valar, Nightshadow il cui compito sarà pericolosissimo e delicatissimo, direttamente investito da Quiluè;
Halisstra, la Lady Penitent, sempre più follemente caotica e tormentata, la cui pazzia ormai incontrollata interferirà e modificherà spesso gli eventi.
Laeral, maga umana nonché una delle “Seven Sister” e prescelta di Mystra, sarà colei cui Quiluè si rivolgerà, in qualità di sorella, nel momento più delicato e di estremo pericolo.

Ci sono diversi altri personaggi il cui ruolo avrà un peso più o meno importante, per lo meno in alcune sezioni del libro, ma elencarli tutti comporterebbe raccontare il libro che invece va letto.

The Ascendancy of the Last

Commento:

Ed eccomi al commento personale.

-Autrice-

Prima di tutto tanto di cappello alla Smedman. Non ho mai amato troppo questa autrice, ma qui l’ho davvero stimata perché un libro del genere era una sfida immane, che lei ha saputo affrontare con una maestria degna di nota. Cruda, violenta, oscura ai limiti dell’horror, se nelle prime cento pagine non mi ha conquistata in modo particolare, poi è diventata splendente e mozzafiato. Non era affatto facile sviluppare una storia di tale portata, con tanti intrecci sotterranei e insospettabili indizi, trattati con una capacità che mi ha fatto veramente ricredere sulle sue capacità.
Se in Extinction aveva ridotto, a mio parere, il favoloso Ryld a un patetico zerbino di Halisstra, qui non ha dovuto avere a che fare con la psicologia drow e quindi ha potuto dare il meglio di sé.
Merito anche del terreno di gioco appunto. Se si deve parlare di drow di Eilistraee, molto più simili alla psicologia umana, ci sa fare.
L’unica vera drow che si trova a dover trattare in questo romanzo è T’lar, ma il personaggio è venuto fuori piuttosto sfuocato, spietato nelle azioni ma del tutto privo di approfondimento psicologico.
A dispetto della sua, a mio avviso, scarsa confidenza con la psicologia della razza, la Smedman mostra un vero talento invece nello sviluppare una storia con intrecci profondi, impossibili, complicatissimi e lo fa con una maestria che rende tutto lineare e di facile comprensione. Una dote che non è da tutti.
Belli anche i tocchi lugubri del libro (più che tocchi, una vera, costante atmosfera di fondo), degni di un regista di film horror di prim’ordine.

-Lo Stile-

La Smedman ha uno stile di facile approccio, eppure non banale e con punte di ricchezza che più di una volta mi hanno fatto dire ad alta voce “Brava”.
Sa combinare atmosfere cupe e dipingerle in toni davvero epici, con una leggerezza di mano notevolmente affilata. Le descrizioni sono equilibrate, rendono l’idea perfettamente sia degli ambienti, che dei personaggi, senza diventare mai troppo pesanti. Sa introdurre gli elementi di tensione con una naturalezza disarmante, che sa sorprendere ed emozionare al punto giusto e al momento giusto. Talvolta è ripetitiva, ma ogni autore in fondo ha le proprie immagini ricorrenti, quelle che preferisce e che ama estrarre dalla penna di quando in quando. Di fatto, a una lettura più superficiale, tali ripetizioni nemmeno si colgono.
Sullo sviluppo psicologico dei personaggi è un po’ più debole. Ci sono buoni accenni, ma mai gli approfondimenti che qualche volta il lettore si trova a desiderare. A me è capitato in particolar modo con Naxil. Un personaggio che avrebbe meritato qualche riga in più a mio parere, che mi sarebbe piaciuto vedere meglio, vedere come era “dentro” e non solo attraverso le sue azioni.
Nemmeno a dirlo, questo è un parere del tutto personale che altri lettori invece possono tranquillamente non riscontrare, né desiderare.

-La Storia-

Mi chiedo ancora perché l’intera trilogia sia stata chiamata “The Lady Penitent”. Di fatto Halisstra riveste sì un ruolo importante, ma non primario. Affatto. Per interi capitoli nemmeno compare, quasi ci si possa scordare di lei e le sue azioni non sono più importanti di quelle compiute da altri personaggi.
A parte questo, la storia l’ho odiata e amata al tempo stesso.
Amata perché è spettacolare, complessa come piace a me, molto matura. Raccontare la “Discesa” dei drow in toni così oscuri era il massimo, e le vicende non sono banali, non sono spiegate con la semplice “guerra degli dèi”, ma con qualcosa di più profondo.
Odiata per il finale, spaventosamente deludente per me, dove la manina pesante della Wizards fa sentire in tutto il suo squallore il lezzo della manovra commerciale per dare in pasto ai nuovi giocatori qualcosa di “facile interpretazione”. Patetico.
È la spudorata scelta della “quantità” a dispetto della “qualità”.
I drow sono di difficilissima interpretazione, con una psicologia complessa che a dispetto della montagna di giocatori che si prodigano a interpretarli, è compresa solo da pochissimi di loro. Dunque ecco che nasce qualcosa di più accessibile, buono anche per i “bimbiminkia” che vogliono fare il pg potente, senza sbattersi per l’interpretazione psicologica. Insomma, diventa sempre più un gioco per ragazzini che per adulti e questo mi dispiace molto.
In effetti mi dispiace ancora di più davanti alla complessità ricca con cui è stata sviluppata la storia passata dei drow. Qualcosa di contraddittorio a ben pensarci: ci sono le basi per creare vicende e interpretazioni di grandissimo spessore, ma poi viene tutto gettato in pasto a un approccio immaturo e più superficiale, che mai approfondirà certe tematiche, tipico del nuovo stile cui volge il proprio sguardo d&d. Un vero peccato.

In conclusione, il libro merita di essere letto assolutamente. Ci dice dove vanno i drow, ma soprattutto da dove vengono e la loro provenienza, da sempre solo accennata attraverso il racconto contraddittorio di guerre tra divinità, è veramente geniale e accattivante.
Tappatevi il naso però sull’ultimo capitolo. Ho il sospetto, per come è stato sviluppato frettolosamente, che nemmeno alla Smedman sia piaciuto.

The Ascendancy of the Last
Book 3 – The Lady Penitent Saga –
By Lisa Smedman

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