The Dome - S. King

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The DomeL’ho comprato il giorno stesso che è uscito in vendita in libreria. Per puro caso, lo ammetto, giacché quel giorno sono passato in negozio con la sola volontà di distrarmi durante la pausa pranzo; è che la vetrina ha immediatamente richiamato l’attenzione con la piramide di volumi sormontata dall’avviso “Il nuovo libro del Re” e prontamente, come una gazza ladra che va in picchiata al primo luccichio che occhieggia dal prato, mi sono fiondato all’acquisto.

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È un tomo di più di mille pagine e solo questo mi ha messo immediatamente di buon umore. Ultimamente il Re si era lanciato in raccolte di racconti brevi o in ripubblicazioni di vecchie storie lasciate a maturare nel cassetto. Da tempo non si cimentava in opere impegnative di questo calibro -anche questo elemento ha concorso alla volontà di procurarmelo immediatamente, per nulla spaventato dalla corposità del volume - dai tempi di It e L’Ombra dello Scorpione. Opere che non cito a caso, comunque.

I riferimenti a queste e ad altre storie kinghiane ci sono e sono parecchi.
Non voglio dire con questo che il motivo è da ricercarsi in ripetizioni o in cose già lette del Maestro, poiché sarei profondamente ingiusto. Non è certo la mancanza di immaginazione la pecca del noto scrittore del Maine. È soltanto che alcuni elementi di sfondo o di contorno riportano alla mente l’ottica di altre sue opere in un bel meccanismo autocelebrativo di citazioni proprie.
The Dome
Non è casuale ad esempio che il tutto sia ambientato all’interno di una specifica circoscrizione geografica non lontana da Castle Rock, la cittadina immaginaria dove si sono svolte le gesta del pagliaccio assassino di It per riprendere la citazione.
Né è gratuitamente classificabile il fatto che si parli anche qui delle reazioni dell’umanità di fronte a un evento limite: ne L’Ombra dello Scorpione era un fattore apocalittico che decima la popolazione mondiale; in The Mist era un misterioso evento climatico che imprigiona prima e inizia a decimare poi gli abitanti di una piccola zona di provincia.
E potrei continuare riprendendo nomi e cognomi di protagonisti e co-protagonisti già sentiti, già citati (una chicca per gli amanti della Torre Nera sono i nomi di due ragazzi, figli di una delle tante apparizioni in secondo piano all’interno della vicenda, nominati quasi per caso una volta sola ma tanto ci basta: Roland e Randall, che vi siano graditi)

Mai per semplice mancanza di immaginazione da parte dell’autore – ci tengo a ripeterlo poiché il solo concetto mi è indigesto,  mi sembra di insultarlo - ma a mio parere, per una voluta citazione che va a dare l’impressione al lettore di avere sotto mano gesta che si fanno più concrete, più realisticamente possibili, giacché vanno a descrivere e sottolineare elementi dell’universo parallelo in cui King ha ambientato alcune sue opere che vanno oltre al limite del razionale.

Diversi sono coloro che ritengono le ultime opere di King non all’altezza della fama del suo autore, un po’ sottotono rispetto alle precedenti e più datate.
Personalmente non sono molto d’accordo e ritengo gli ultimi volumi ricchi di approfondimenti, scritti con la maestria di chi è ancora capace di catturarmi per portarmi in un Altrove fantastico che sa sempre stupirmi, ammaliarmi, farmi rabbrividire e commuovere.
Questa ultima sua fatica rientra a pieno titolo tra queste e se possibile, reputo che possa riportare il Re al vertice della sua capacità anche agli occhi dei suoi detrattori più accaniti.

Nota: Steven Spielberg ha già stretto un accordo con il Re per l’adattamento cinematografico di The Dome. Pare che per come è stato scritto, sia perfetto per la trasposizione su grande schermo.

La Trama

The Dome.
La Cupola.
Titolo del libro e vera protagonista del libro, essa appare sin dal primo capitolo e permane fino all’ultima pagina della storia. È l’elemento scatenante delle vicende narrate. Si può dire che sia il nemico di tutti e l’unico elemento realmente “paranormale” di tutta la storia, per il resto incentrata sullo sviluppo dell’umanità imprigionata al suo interno. Una invisibile, inamovibile barriera che senza motivo apparente, in un qualunque giorno d’autunno, cala sopra la piccola comunità di Chester’s Mill e la separa dal resto del mondo. Nulla riesce a scalfirla, niente vi passa attraverso. Lo apprendono subito gli abitanti della zona quando un piccolo velivolo vi sbatte contro, subito imitato da un numero crescente di volatili che, seguendo le abituali rotte migratorie, vanno ad infrangersi contro la Cupola: i loro corpi resteranno a delimitarne il perimetro, dentro e fuori.

La barriera, da quel fatidico giorno, resterà elemento persistente di tutte le vicende che verranno narrate. Sempre citata e sempre sotto gli occhi di tutti. Scopriremo con il tempo che essa è alta più di seimila piedi e che sebbene sia calata con inusitata rapidità, permanga perfino sotto terra, al punto che i tentativi di scavarci sotto andranno a vuoto, così come quelli di bombardarla con testate missilistiche.
Il mondo intero assisterà allo svolgersi dei fatti e alla decadenza dell’umanità prigioniera della Cupola. Giacché gli uomini e le donne che si ritroveranno rinchiusi dalla barriera, allo stesso modo in cui una mosca si trovi catturata da un bicchiere capovolto, dovranno affrontare una realtà molto più terribile delle apparenze.
Non saranno solo le risorse energetiche a essere carenti, non solo scopriranno presto che anche l’aria viene filtrata e per lo più bloccata dalla Cupola.
Il pericolo maggiore deriverà proprio da loro.
Il nemico, il vero e proprio mostro, è l’uomo stesso. Homo homini lupus, concetto caro al Re in molte delle sue storie.
Messo alle strette in una realtà claustrofobica in cui il quotidiano viene drasticamente alterato, l’uomo è portato ad abbandonare progressivamente il buon senso e con esso la stessa umanità.
Quasi che la limitazione geografica e fisica vada a riflettersi su quella emotiva e spirituale, le vedute dei suoi abitanti si faranno sempre più miopi, e per la maggior parte di loro il tutto si restringerà a una pura questione di sopravvivenza in cui a prevalere non sarà il lato migliore.

E quando l’opportunista di turno salterà fuori per sfruttare la situazione a proprio vantaggio, mirando a spargere il panico per prendere le redini della comunità, e costruendosi con molto poco scrupolo il suo capro espiatorio, scoprirà che per mettere in moto la valanga non dovrà nemmeno scagliare il proverbiale sassolino: gli basterà sfruttare la bassa moralità umana. Ecco allora la nascita di un corpo di polizia personale che, con la scusa di mantenere l’ordine, si abbasserà a tanti e tali atti di soprusi e violenza da fare storcere il naso ai più deboli di stomaco.
A fronteggiare la dilagante meschinità e malvagità non ci sarà nemmeno l’eroe di turno, poiché cavalieri in armatura scintillante qui non ce n’è. L’unico che potrebbe avvicinarsi al ruolo, un ex marine, conduce una esistenza da vagabondo che per caso si è trovato al Mills con mansioni da cuoco, e si porta dietro il suo bravo carico di ombre e colpe da scontare. Passerà la maggior parte del tempo con un ruolo marginale giacché quest’opera non è la celebrazione di un eroe solitario.

The DomeI Personaggi

Sarà un gruppo di personaggi, più o meno idonei al ruolo di salvatori, a fronteggiare la nuova incarnazione del Male in questa lotta circoscritta.

Trovo che l’autore sia riuscito con disarmante chiarezza a disegnare un quadro piuttosto complesso di interazione tra un numero impressionante di personaggi a loro modo protagonisti; il fatto che l’azione sia limitata a una zona specifica non è un fattore che rende la vita più semplice a chi deve descriverla. Anzi. Proprio perché sono tutti lì rende difficilissimo il costruire una trama sensata che li faccia interagire con un certo ordine logico.

L’atmosfera claustrofobica poi è resa egregiamente. Non solo dalle descrizioni ambientali. Il malessere psicologico dei personaggi che vivono la condizione di forzata prigionia cresce mano a mano che passa il tempo e che i tentativi di forare la Cupola vanno a fallire miseramente. Mano a mano che alcuni abitanti si scontrano con l’ineluttabile realtà, che le speranze calano, che la disperazione aumenta, anche i ritmi si fanno più serrati. Gli eventi si susseguono e si incastrano in progressione disarmante, come le tessere di un domino costruito da tempo da un dio capriccioso e la cui ultima pedina, seguendo lo schema classico di King, non può essere diversa da quella di un gran finale estremo, con tanto di botti e fuochi d’artificio, anch’esso introdotto gradualmente dall’autore sotto forma di frasi buttate qua e là quasi a casaccio e sporadiche visioni. Le stesse, mano a mano, andranno a incrementare le loro apparizioni fino a consolidare nel lettore la tensione crescente di una spada di Damocle sospesa sopra il capo, di una catastrofe imminente e inevitabile.

Ho divorato le più di mille pagine in due settimane, in un sensibile aumento di suspense e aspettativa.
È un libro scritto proprio così, con il piede schiacciato a tavoletta sull’acceleratore e non ho mai trovato il canonico momento di calo, nemmeno un momento per indurmi alla riflessione. Non c’era il tempo per il lettore così come non ce n’era per gli abitanti di Chester’s Mill sotto la Cupola, via via che si sviluppavano gli intrighi e le vicende più torbide venivano a galla come altrettanti cadaveri da uno stagno. 

Oltre al ritmo serrato c’è un elemento narrativo che mi ha lasciato piacevolmente sorpreso. La limpidezza con cui King ha saputo dipingere con pochi tratti significativi il quadro d’insieme nella caratterizzazione dei personaggi, che lo ripeto, sono proprio tanti.
Anche qui il paragone mi viene spontaneo con L’Ombra dello Scorpione: similmente, lì si incontrava una buona fetta di umanità che interagiva insieme nello svilupparsi delle trame, e anche lì gli schieramenti erano due, contrapposti secondo il canonico binomio Bene e Male.
Sotto la Cupola però ho trovato qualcosa di diverso. Ho trovato una storia in cui il Re di Castle Rock ha affrontato in una maniera del tutto personale il discorso della fede.

La Fede

Due sono gli esponenti religiosi imprigionati dalla Cupola.
Due congreghe in pacifico contrasto fino al momento in cui la barriera cala, e la civiltà della tranquilla realtà rurale del Mills viene stravolta per precipitare verso un implacabile imbarbarimento.
Da quel momento anche la vita dei due predicatori a capo delle rispettive chiese viene stravolta: il più fanatico dei due, modello un po’ stereotipato del predicatore che urla dal pulpito agli astanti peccatori e si fustiga in privato (salvo poi custodire giornaletti pornografici nel comodino), finisce nell’obitorio del paese e l’altra, segretamente scettica circa l’esistenza del suo dio (a cui comunque si rivolge nelle sue preghiere serali, chiamandolo Non-C’è), finisce per perdere l’etichetta del suo credo e comprendere che, di fronte alla Cupola, nemmeno la forza della sue fede è in grado di guidarla. A fronteggiare il decadimento della sua comunità non c’è altro della personale forza di volontà per non cedere ai soprusi e alle violenze dilaganti.
Due visioni diverse del vivere la fede: affrontare l’ipocrisia di chi la usa per i propri scopi, da un lato, e di chi la vive ponendosi le proprie domande, fronteggiando i propri dubbi che permangono al di là della forza della fede e della ragione, simbolo di una umanità a cui si rimane aggrappati disperatamente come a un’ancora di salvezza nel mare della follia in aumento.

The Dome

Prima della fine di tutto, il manipolo di “eroi” si ritroverà comunque a pregare, ma non sarà una richiesta rivolta a una entità divina superiore. Poiché ognuno dei protagonisti del libro nel corso degli eventi si troverà comunque ad avere a che fare con sé stesso, con il proverbiale raccolto del proprio seminato, e le uniche ombre che dovrà fronteggiare nel buio della disperata situazione limite saranno quelle delle proprie colpe e dei propri fantasmi. Chi saprà salvarsi allora lo potrà fare soltanto affrontando sé stesso, e quando saranno costretti ad abbandonare anche le ultime speranze, trovandosi privati di tutto e a corto di ogni risorse, finanche del tempo stesso, sarà quello il momento in cui comprenderanno veramente chi sono.
Come diceva Kessel, ognuno nasce gemello: colui che è, e colui che crede di essere. L’aforisma mi è venuto in mente proprio leggendo questo libro.

Molti personaggi sono un po’ stereotipati nel proprio ruolo, lo ammetto, merito del fatto che alla fin fine il quadro che King vuole dipingere raffigura, comunque, una piccola realtà rurale che vuole un po’ denunciare la classica mentalità di provincia: c’è sempre l’ubriacone del paese, il bellimbusto prepotente, il politico corrotto e affabulatore, il fervente religioso fanatico, lo sceriffo che si fregia della stella per coprire la sua incompetenza,  l’eroico operatore sanitario e il virtuoso ex-soldato alla ricerca del riscatto personale.
All’interno di questo reticolo c’è un minimo comune denominatore: ognuno parte con un ruolo ben definito e con una specifica visione di sé e del proprio ruolo all’interno della comunità, ma ora della fine tutti avranno da rivedere le proprie convinzioni in merito.
La Cupola non ha solo l’effetto di separazione fisica e geografica del microcosmo di Chester’s Mills dal resto del mondo, non separa solo i “buoni” dai “cattivi” della comunità al suo interno mano a mano che precipitano gli eventi; essa crea anche la distinzione netta tra l’ipocrisia e l’innegabile essenza, tra la visione di sé e ciò che realmente ogni protagonista è, di fronte all’inevitabile e l’inspiegabile.
Ognuno messo di fronte alle proprie paure tira fuori il meglio o il peggio di sé, una volta che ha cercato risorse esterne e non ne ha trovate, e tutto ciò che avrà da mostrare una volta spogliato di ogni cosa sarà solo quello che realmente è e possiede: la semplicità di una vita che spesso non comprende.

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