Terry Brooks non ha bisogno di presentazioni. Nel fantasy è uno scrittore amato e ben noto che ha pubblicato venticinque libri, primo fra tutti La Spada di Shannara nel 1977 che ha dato il via alla omonima saga. Sono fra l'altro attualmente in produzione due film tratti da suoi omonimi romanzi: Le Pietre Magiche di Shannara e Il Magico Regno di Landover, quest'ultimo affidato alla regia del signor Stephen Spielberg.
Con Lo Spirito Oscuro di Shannara si lancia in una iniziativa vista come una sfida. Sull'onda del successo, spinto quindi non certo dal semplice tentativo di vendita in un nuovo formato, a mio parere, bensì dalla voglia di sperimentare qualcosa per lui nuovo, eccolo qui cimentarsi con una graphic novel.
La trama è legata alla Canzone di Shannara, il libro che conclude la storica prima trilogia dopo La Spada e Le Pietre Magiche. Ne è il diretto seguito e ripropone Jair Ohmsford, uno dei protagonisti, alle prese con gli eredi delle Mortombre distrutte nel terzo libro, alleati con una potente strega con lo scopo di carpire i segreti dell'accesso alla fortezza druida di Paranor dalla mente di Cogline, vecchio eremita ex-druido.
L'ambientazione è ancora quella proposta nella Canzone, ovvero le valli delle Terre dell'Est, e ad eccezione della strega non vi sono personaggi nuovi da presentare. Perchè interessarsi quindi a una storia legata alla arcinota saga che di suo non propone niente di nuovo e non ne arricchisce il mondo fantastico?
Per me, che ho conosciuto Brooks con Le Pietre Magiche e sono rimasto affascinato dal suo mondo e dal suo modo di scrivere, è semplice amore da collezionista e amore per le belle tavole. La memoria è più visiva che analitica e tende a memorizzare immagini piuttosto che freddi dati e nomi. Ecco perchè non me ne sono voluto privare.
Perché per la prima volta ho potuto vedere come i protagonisti venivano riproposti, con il beneplacito anzi le correzioni stilistiche suggerite direttamente da Brooks. Interessante infatti notare in fondo al libro i bozzi dei disegnatori con le correzioni scritte di suo pugno per focalizzare meglio il personaggio. E così come è bello conoscere una persona che per lungo tempo si è sentita solo per telefono, magari per motivi di lavoro (mai capitato?), per me è stato emozionante dare un volto a un nome da sempre letto. Sebbene non abbia sempre accettato passivamente quanto ho visto.
Ho visto Jair, trovando nel suo volto i tratti degli Ohmsford così a lungo tempo letti. Ho visto Allanon, sebbene me lo immaginassi meno simile a uno stregone dei canoni classici, barba bianca e sopracciglia folte come quelle di Gandalf, meno male che non gli hanno ficcato in testa un cappello a punta. E con loro Slanter, più simile allo stereotipo del nano a mio parere che non a uno gnomo, con tanto di barbetta e carattere irascibile a bere birra nella taverna anziché girare per le foreste.
E più di tutti ho rivisto Garet Jax, chiamato in causa nel corso della trama come riferimento mnemonico di Jair (non accenno altro per non rovinare la lettura a chi decidesse di interessarsene). La figura del Maestro d'Armi, misteriosa e quasi paterna nella costante protezione del ragazzo, non può non affascinare chi ama il fantasy: il guerriero perfetto per antonomasia, carismatico al punto giusto.
Il mio interesse è stato quindi puramente visivo. Quello del collezionista che non può perdersi la novità di un autore che apprezza.
Perché, sebbene sia stato accusato di aver plagiato Tolkien nella stesura della Spada di Shannara, sebbene il suo scrivere fantasy possa apparire ripetitivo nel riproporre elementi costanti nelle trame di alcune sue
opere, è pur sempre lo scrittore riconosciuto per aver dato le basi del fantasy moderno. Nel ciclo di Landover inoltre (cinque volumi tradotti in Italia, pare ce ne sia un sesto concluso da poco non ancora tradotto da noi, Princess of Landover), partendo dalla prospettiva del protagonista che vive nel nostro mondo odierno, ribalta i canoni classici del fantasy e non disdegna mai di gestire tematiche anche profonde e mature attraverso le vicende narrate.
Per questo piace così tanto. Per questo è uno scrittore che ha tanto successo. E per questo, con le dovuta riduzione delle aspettative, nell'ottica di quanto ho descritto posso consigliare di non perdersi una chicca come questa che approfondisce attraverso tavole ben fatte, dinamiche e di impatto, e testi incisivi con il linguaggio di Brooks, il magico mondo che lo scrittore si è inventato.





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