I Molti Mondi di Stephen King

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Ci sono altri mondi oltre a questo.

Frase semplice e criptica al contempo. Si è depositata in me ai tempi in cui l'ho letta nel libro L'Ultimo Cavaliere, che solo dopo molti anni avrebbe visto la pubblicazione di un seguito che allora non sospettavo nemmeno. Intuivo che in quelle poche parole era custodito qualcosa, una chiave di lettura di qualcosa di molto profondo. Solo il tempo mi avrebbe suggerito di aver compreso il cardine intorno al quale ruotava una buona fetta delle pubblicazioni di Stephen King.

 

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Quella delle realtà parallele è una delle chiavi di volta più affascinanti nella letteratura e trova le sue radici in studi filosofici e teorici che si portavano avanti già alla fine del XIX secolo: era il 1872 quando lo studioso Blanqui indagò gli aspetti di un universo a infinite dimensioni nell'opera L'Eternité par les astres. Laddove in linea teorica si parla di universi paralleli, in senso scientifico vengono definiti "altri continuum spazio temporali". Quello dei mondi paralleli è chiaramente un espediente che lascia infinite possibilità, poiché se nella nostra realtà certe cose si sono evolute in altre, in quella parallela potrebbe non essere successo così.
Il passaggio tra mondi diversi è infatti un espediente letterario che annovera molti famosi esempi: nella scrittura, primo tra tutti quello di Alice nel Paese delle Meraviglie, di L. Carroll, proprio in questo periodo nelle sale dei cinema nella sua versione rivista in 3D; il Costruttore di Stelle, di Stapleton; Le Cronace di Narnia, anch'esso rivisto di recente in chiave cinematografica, sebbene la storia di C. S. Lewis risalga al 1950; il ciclo di romanzi di Queste Oscure Materie, (vedi recensione di Lunastella), in cui i personaggi viaggiano in dimensioni parallele grazie a un oggetto che apre una finestra tra i mondi; e il Talismano, di S. King e P. Straub, che per me ha significato l'autentico ingresso nei Mondi del mio autore preferito.

Il Talismano è un romanzo del 1983. E' stato il primo libro di S. King che abbia letto e il suo stile mi ha conquistato immediatamente.
Narra le vicende di un eroe impensabile, un ragazzo dodicenne orfano di padre, con la madre ammalata di un male incurabile che lo trascina in giro per il mondo nella sua fuga dall’ex socio del defunto marito, fino a terminare in un posto desolato sulle sponde della Nuova Inghilterra. E' qui che inizia il romanzo, presentandoci un malinconico ragazzo solo con la testa piena di ombre e pensieri dolorosi. Da qui inizia la sua avventura, un viaggio che lo deve portare dall'altra parte degli Stati Uniti alla ricerca di un oggetto dal potere mistico che può salvare la vita a sua madre.

Cos'ha di nuovo questa storia rispetto a tante altre in cui l'eroe di turno compie un viaggio avventuroso alla ricerca di un oggetto magico per salvare la situazione? Ci sono i Territori.

Li chiama così il protagonista la prima volta che li scopre. Un mondo fantastico e parallelo in cui si riflette la stessa realtà, anteponendo alla bruttura del suo mondo grigio e inquinato le meraviglie di un mondo in cui l'aria (per citare una frase che viene riproposta più volte) è così pura che si sente l'odore di un ravanello estratto dal terreno a un miglio di distanza. Un luogo in cui un medioevo privo delle scoperte tecnologiche che hanno sporcato il nostro, ci mostra ancora gente che calza sandali e viaggia a bordo di carri trainati da cavalli. Si tratta di una dimensione parallela fantastica, ma strettamente legata alla nostra, tanto che scavando una piccola buca nel terreno nei Territori, il protagonista genera un terremoto negli States. Il legame vi è anche tra alcune persone, che hanno il loro corrispettivo simile (ma non uguale) nei Gemellanti dei Territori. E così come negli States il ragazzo viaggia per salvare sua mamma, attrice regina dei film di serie B, nei Territori lui viaggia per salvare sua madre la cui Gemellante è la Regina stessa, la cui corte è minacciata da individui tanto malvagi quanto quelli che nella sua realtà inseguono il giovane viaggiatore.

All'interno della sua trama fantasiosa mi è piaciuto da matti il concetto di questa realtà separata ma collegata alla nostra, quasi ne fosse un'eco non troppo distante, una dimensione parallela in cui il tempo si muove a suo modo tracciando però la medesima strada in entrambi i mondi. Laddove qui abbiamo i grattacieli nei Territori si trovano torri, dove qui abbiamo l'energia elettrica e nucleare laggiù riscopriamo la magia. Ma anche elementi inquietanti ed oscuri come lupi mannari, alberi carnivori ed esseri mutanti ed empi, rappresentazione fantasiosa (ma in fondo non troppo) degli stessi mali del nostro tempo visti secondo l'ottica più estremizzata e pura dei Territori.
Secondo la logica circolare che ha poi caratterizzato altri racconti del medesimo autore, il romanzo si conclude nello stesso luogo in cu inizia: in quel posto sperduto e lontano dal mondo, ripresentandoci il protagonista nel frattempo cresciuto e cambiato, temprato dalla vita e dagli eventi trascorsi nel romanzo allo stesso modo in cui un adulto si ritrova a tornare nei propri luoghi d'infanzia, trovandosi magari a rivivere luoghi e situazioni noti, secondo un'ottica più smaliziata e matura.

Il seguito, la Casa del Buio, sposa meglio la storia iniziata nei Territori da quel ragazzino, nel frattempo cresciuto e diventato trentenne, con quella di una saga che nel corso degli anni intercorsi dalla prima pubblicazione ha visto la luce, quella della Torre Nera. Iniziata con L'Ultimo Cavaliere molti anni prima, è una lunga storia di ricerca cosmica, amicizia ed eroismi che si svolge anch'essa in una dimensione parallela, quella del Medio-Mondo, staccata ma strettamente collegata alla nostra. Sebbene nel Talismano non si trovi alcun legame fra i Territori ed il Medio-Mondo, nella Casa del Buio invece viene proposto in modo molto chiaro legando l'antagonista di turno a quello che rappresenta il Male supremo nella saga della Torre. Ed è qui che colgo le connessioni mentali che King aveva creato, probabilmente già negli anni '80 quando la saga della Torre non era nemmeno tutta ben chiara nella sua mente, tra i suoi vari Mondi.
Nella Casa del Buio il protagonista viene chiamato dal corso negli eventi ad intervenire. Ritiratosi da una brillante carriera nella polizia criminale, Jack Sawyer si cerca un posticino tranquillo di provincia immerso nel verde e nella tranquillità, lontano dai riflettori. Ha dimenticato il suo passato avventuroso nei Territori, relegandone gli eventi a nebulosi ricordi trasformati poi in sogni. Ma quando una serie di brutali omicidi sembrano collegarsi a uno spinoso caso del suo passato di detective Jack è richiamato al dovere; e le sue indagini lo riconducono proprio ai Territori, a quel luogo magico, splendido e terribile da dove proviene l'anima nera di un essere da incubo che è fautore di ciò che accade nel suo mondo reale, creando una nuova commistione tra passato e presente, fantasia e realtà, Stati Uniti e Territori, che andranno a delineare tutto un nuovo punto di vista per Jack. La sua realtà, volente o nolente, tornerà ad essere strettamente legata agli eventi che si svolgono nei Territori, dove dovrà tornare.

Il fatto che l'antagonista dell'eroe qui sia un agente del male che si dichiara servo del Re Rosso, traccia una netta linea di unione tra i Territori ed il Medio-Mondo ove si svolgono le vicende dell'Ultimo Cavaliere. Perché nella saga della Torre Nera il Re Rosso è la nemesi stessa della vita, simbolo ed incarnazione del male più selvaggio, entropia volta alla totale distruzioni di ogni cosa, contro cui il protagonista si batte dedicando la sua stessa vita alla ricerca della Torre, che altro non è se non l'asse intorno al quale ruotano tutti i mondi, fulcro dell'esistenza di tutti.

Ed è qui che nasce un nuovo legame. Perché il Talismano del primo racconto viene inizialmente descritto proprio nello stesso modo: ciò che unisce tutti i mondi.
Viene allora da chiedersi se vi sia qualche legame tra Jack Sawyer e il protagonista della Torre Nera. E in effetti uno dei personaggi che si raccolgono intorno a lui nella sua ricerca è proprio un ragazzino di tredici anni che si chiama Jack, e che se non è lo stesso ragazzo ne è un Gemellante di un mondo parallelo e identico al nostro, poiché possiede lo stesso animo coraggioso e leale e a suo modo disincantato.

Ma non è l'unico legame. Così come la Torre incarna il perno intorno a cui ruotano tutti i mondi, anche molti personaggi dei romanzi di King si ripropongono nella sua saga. Ted Brautigan, l'anziano che appare in Cuori di Atlantide (interpretato da Antony Hopkins nella trasposizione cinematografica), sfugge da agenti del Re Rosso che lo braccano ovunque; lo aiuta un ragazzino, che quando incontra Jack afferma gli somigli parecchio. Padre Callahan, il prete che appare nelle Notti di Salem, lo ritroviamo nei due volumi finali della saga. Dinky Earnshaw, che appare nel racconto breve Tutto è Fatidico, riappare anch'esso nell'ultimo volume La Torre Nera. Randall Flagg, il mago malvagio che appare negli Occhi del Drago, è lo stesso che riappare nell'Ombra dello Scorpione con lo stesso nome, e che viene riproposto con il nome di Marten Broadclock, ma anche Walter O'Dim, colui che l'eroe segue all'inizio dell'Ultimo Cavaliere: è sempre il negromante nella saga della Torre.

Tutti questi personaggi e questi legami sono come punti di riferimento fissi che attraversano i mondi di King nello spazio e nel tempo, riproponendosi in chiave quasi karmica, come se rappresentassero altrettanti nodi focali irrisolti che saltano nuovamente fuori. Appaiono ripetutamente non tanto nell'ottica di un meccanismo autocelebrativo di citazioni proprie, bensì - come già faceva H. P. Lovecraft nelle sue opere legate al Ciclo di Cthulu per dare spessore al mondo di abissi oscuri ed alieni da lui creato - costituiscono nel loro riproporsi e collegarsi, una vera e propria rete di personaggi, luoghi e nomi che va a formare quello è un filone centrale intorno a cui ruotano molte opere di King: così come la Torre è definita l'asse intorno a cui ruotano i mondi, essa è anche il punto fermo dello stesso scrittore, il cardine a cui ha dedicato una intera esistenza con tutti i mondi evocati e rappresentati dalle sue opere.

Il meccanismo circolare della sua narrazione si ripropone allo stesso modo: laddove Jack Sawyer ha iniziato da bambino il suo viaggio lo conclude, e con la stessa frase (che per i fan dello scrittore ha assunto i contorni leggendari di una citazione mnemonica) si apre la saga e si conclude: l'uomo in nero fuggì nel deserto e il pistolero lo seguì.

Ma di questo parlerò un'altra volta.

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