Fabrizio Corselli: Un Bardo al Servizio dell'Epica Fantasy

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DrakkamalSono rimasta colpita leggendo le preziose Saghe di Fabrizio Corselli, persona che ho avuto modo di conoscere proprio qui su Dragon Island, apprezzando grandemente la sua disponibilità al dialogo e la voglia di mettersi in gioco.

La prima cosa che di lui mi ha favorevolmente impressionata, tuttavia, non è stata la sua opera, ma il suo modo di porsi, senza vanterie e senza inutili proclami.

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Avevo già sentito parlare di lui e sapevo che il suo nome è molto apprezzato nell’ambiente poetico culturale del web, ma non sapevo che ci fosse proprio lui dietro a quel certo nickname (che non rivelo per lasciargli il piacere di dialogare come piace a lui con tutti gli isolani).

Quando ho capito con chi avevo a che fare, non ho potuto far altro che levarmi tanto di cappello per la sua modestia e la capacità di rapportarsi agli altri senza mai far pesare il grande bagaglio tecnico che fa di lui - a mio avviso - un caso unico nel panorama poetico-letterario italiano. Perchè non di sola tecnica si nutre - a mio modesto parere - l’Arte ed è importante saper porgere orecchio con umiltà alla critica costruttiva accogliendola al pari dei meritati complimenti.

Drakkamal CopertinaMa torniamo all’opera di Fabrizio: come dicevo, sono molto colpita dalla genialità del suo lavoro, dal grande impegno che ha profuso per creare lo straordinario “corpus mitico” delle sue saghe e soprattutto dalla sua straordinaria tecnica strutturale che trae spunto dall’esametro proprio dell'epica antica, per poi svilupparsi in un ritmo diverso, come se le parole fossero scandite e sottolineate da un percussionista che inviti alla danza... geniale davvero e innovativo nel panorama poetico italiano, che spesso è composto da personaggi stantii e ammuffiti in partenza, nel loro intimismo presuntuoso e privo di quella capacità di sperimentare e rischiare mettendosi in gioco con qualcosa “di diverso” dalle solite cosiddette poesie scritte “andando a capo” per far tornare i conti di un’improbabile metrica priva di contenuti.

Prima di lasciare spazio allo stesso Fabrizio per presentare la sua opera, raccomando i lettori appassionati di fantasy e di gioco di ruolo di seguirci fino in fondo, poiché al termine della presentazione, mi sono divertita ad intervistare Fabrizio "a modo mio" e lui è stato al gioco dell'Intervista Ruolata. Così, dopo una parte di intervista "seria" in cui ho voluto dare ampio spazio all'approfondimento tecnico e strutturale dell'opera (che le risposte di Fabrizio riescono comunque mettere "alla portata di tutti" anche se complesso è il concetto tecnico che va ad illustrare), ho voluto giocare a fare il master invitandolo ad un gioco narrativo che a mio avviso completa degnamente l'immagine di lui agli occhi dei lettori: un autentico appassionato dell'Arte in tutte le sue sfaccettature, un Bardo dei giorni nostri che volutamente riscopre le Memorie degli Antichi e ne rinnova la magia nel qui e ora di chi lo legge.

 

La Saga Fantasy dei Draghi Eterni - Drakkamal - di Fabrizio Corselli

Quella del Drakkamal, ossia “La Saga dei Draghi eterni” è un’avventura ricca di luoghi prodigiosi e creature straordinarie, che ha per oggetto le vicende di antichi eroi vissuti, più o meno, in un periodo di gran prosperità e fulgore per la razza elfica e quella draconica, noto col nome di Primordium Draconis. Un periodo aureo che non solo fu caratterizzato dalla fusione della lingua degli elfi eleamar e quella dei draghi di Orodrel nel codice unificato del Teframar, in segno di alleanza dopo la sanguinosa guerra del Nynivar che li vide contrapposti in campo, bensì dall’estensione di tale sapere a tutti i campi possibili, soprattutto con un occhio di riguardo alla sfera della magia. Tanto potente fu il patto fra i due popoli che finanche i segreti più intimi furono condivisi, e così gli Elderi elfici, gli incisori di rune per eccellenza, aprirono i loro imperscrutabili scrigni ai maghi della casta draconica; questi ultimi attinsero dai primi gli strumenti necessari per il potenziamento e lavorazione della nuova lega del dralyk, forgiando armi e armature di grande fattura che reagissero attraverso legame empatico con le stesse creature draconiche, ma soprattutto le diverse tecniche furono impiegate per il controllo di particolari rocce che tuttora i draghi chiamano col nome di Pietre Aurokos, ovvero Pietre Guardiane. Rocce capaci di essere alimentate e attivate attraverso il soffio draconico, risultando alla fine un sistema davvero efficace, se non impenetrabile, nella difesa delle proprie tane; e non solo. La manipolazione delle rune fu così insegnata nel tempo agli incantatori di draghi più meritevoli, e divenne imprescindibile patrimonio della razza di Orodrel. Da tale contesto, nacque anche la figura del Namtrak, il Guardiano di Draghi, fra i manipolatori di rune il più potente, perfino degli stessi elfi, loro mentori.

Ciò che però rende peculiari questi “racconti”, a parte il background molto particolareggiato in cui sono ambientati, è la singolarità dei propri personaggi. Non semplici eroi, ma antichi draghi metamorfosati nelle sembianze di elfi o umani ,i diretti protagonisti di queste storie, esseri che hanno votato la propria fede alla causa del continente di Orodrel. Chi un formidabile hadragnir, un paciere dei draghi, e chi un’esperta valadyn, una danzatrice mistica, nelle forme di un elfo della luna, e chi ancora un impavido guerriero nelle fattezze di un Anywar, un ranger appartenente alla tradizione degli elfi silvani.

Le esperienze e le avventure di ogni protagonista così differiscono dalle altre, in virtù della razza originaria o classe verso le quali questi eroi si sono avvicinati. L’esempio più eloquente ci giunge proprio dal secondo canto, l’Innùamal, in cui l’approfondimento del personaggio, in termini poetici, è più marcato che negli altri: l’avventura di Uar-Elleja, drago della Luna, metamorfosato nelle forme di un’elfa eleamar, che si distinse non solo per le sue capacità di danzatrice mistica ma per il leggendario evento, a tutti noto come Eluen Kallymalle, in cui viene descritta la liberazione dei valadyn dal potere di Aulmadorn, la gemma oscura che incarna sul piano fisico la dimensione malefica della divinità Erestel.

Nello specifico, la Saga è formata da quattro canti, sui mille versi ognuno, fatta eccezione per il Drak’kast, che ne conta ben mille e seicento. Ogni canto ha il pregio di narrare la specifica avventura di un drago metamorfosato, approfondendo in maniera estesa un particolare evento che ha caratterizzato tale creatura; per esempio, nel caso del primo canto, l’uccisione del demone Azumennoxor a opera di Elkodyas e nel contempo l’attraversamento del Mare di Smeraldo, oppure nel secondo canto, la liberazione dei danzatori mistici e parimenti l’accenno alla cultura esoterica di tale classe, o ancora nel quarto, il recupero della gemma del fuoco (kolondyrion) e il disvelamento delle proprietà di un guardiano della foresta.

La Saga è composta da:

Primo canto. Drak’kast – Storie di Draghi (Canto di Omorya)

Secondo canto. Moon Dance – Il destino dei valadyn (Innùamal)

Terzo canto. Cryseleumenor e lo scontro nel Fyerdost (Rynmal)

Quarto canto. Koona e il cimitero dei draghi (Endraval)

L’Autore si rivela a Dragonisland

La Saga dei Draghi Eterni nasce da una mia vecchia idea per il gioco di ruolo, partorita nel 2001. L’intento è sempre stato quello di fondere il mondo dei draghi con quello degli elfi. Soprattutto fondere la fierezza e il potere ancestrale di tali creature con l’armonia e l’amore per la musica dei secondi. Inizialmente il tessuto compositivo fu innervato da una serie di contaminazioni ben precise derivanti dalla mitologia greca, per poi approdare al modello archetipico di un elfo che accogliesse in sé le proprietà e le qualità di Orfeo; situazione che ha fortemente contrassegnato la Saga propendendo verso la figura del Cantore. Nei primi due canti i personaggi sono veri e propri bardi, tanto che i loro scontri avvengono senza l’ausilio di armi ma attraverso la tecnica di danza e quella del canto.

L’approccio all’opera in toto ha subìto oltremodo corpose varianti sul linguaggio impiegato, abbandonando il mio stile personale dell’Epica forma già noto negli ambienti legati alla Cultura Ellenica e alla maggior parte delle Fondazioni Internazionali. Per diverso tempo ho cercato di costruire ad hoc una strutturazione versificatoria che si potesse avvicinare al contesto trattato dalla Saga, modellando la tecnica del “mezzo verso”, insieme a un forte potenziamento del procedimento ellittico; siamo sempre di fronte a un genere poetico totalmente differente da quello di una poesia contemporanea, poco praticato in Italia, e che ha pur sempre le sue regole. Da questo punto di vista, ho cercato di ricreare il senso dell’epos (nel senso effettivo di “narrazione”) adottando la struttura “strofica” o “stanzaica” e corredando la stessa di una certa ricchezza di figurazioni e immagini. È un tipo di poesia che fin troppo bene conosco. Il punto comune a ogni poema in ogni modo risiede nella musicalità, essa è il collante invisibile che fluidifica tutta quanta l’architettura dialettica, ossia di relazione fra le sue parti costituenti. Insomma, l’oidos incontra il logos.

Ciò che caratterizza comunque la Saga, e quindi i singoli canti, è il trasporto emotivo avuto nel periodo di composizione, mosso in particolar modo dall’amore che ho per gli elfi e i draghi. Una miscela esplosiva che dona allo scrittore un ampio panorama non solo ispirativo ma anche immaginifico, coniando nella fattispecie relazioni e momenti davvero unici, legando elementi a creature apparentemente incompatibili, ma che in virtù della Fantasia e del dettame poetico, divengono canoni eterni, presupposti per un approccio quasi più trascendentale. Tipico esempio ci giunge sempre dal secondo canto, in cui il drago Aulamantyrre è intimamente legato alla Luna e alla sua luce, chiamata dagli elfi, Innùamar, ossia “Pallido Fuoco”. Attraverso di esso, è possibile operare l’In-canto. Ecco, ciò che contraddistingue ogni canto è anche il suo profondo e ricco background, che finanche fa da sfondo alla serie Primordium Draconis, progettata col Chimerae Hobby Group per il Gioco di Ruolo, nella fattispecie per Advanced Dungeons & Dragons 2°. Edizione.

L’Ispirazione nasce anche da alcune tavole grafiche di Cesarina Ciotti, artista italiana molto valida, e la maggior parte da quelle di Ciruelo Cabral, in particolar modo il suo drago bianco Hobsyllwin che ha ispirato il personaggio di Elkodyas, protagonista del primo canto (Drak’kast – Storie di Draghi). Tempo fa, presentai infatti il progetto allo stesso Cabral, al quale piacque molto, tanto da accordarmi l’uso delle immagini per l’e-book del primo canto.

Sintesi del Primo Canto della Saga: Drak’kast – Storie di Drago

Drak’kast è un poema di epica fantasy che descrive le vicende di Elkodyas, il Bardo, il quale è, secondo antiche leggende, un drago metamorfosato nelle forme di un cantore elfo, e per questo chiamato dalla sua razza Orodrast, “Amico dei Draghi”. Un poema, noto a tutti i saggi col nome di Canto di Omorya, che con i suoi ben milleseicento versi, narra della più ardua, se non leggendaria, delle imprese di Elkodyas. Una perigliosa avventura in prossimità delle foreste di Anthaloriel, il Mare di Smeraldo, che vede l’elfo impegnato nel tentativo di sottomettere la volontà del demone Azumennoxor, attraverso quei poteri che gli stessi draghi hanno conferito alla casta degli Hadragnir: potenti incantatori e custodi del Teframar. Un linguaggio forgiato dalla stirpe elfica eleamar e quella dei draghi per suggellare un eterno patto di alleanza.

Estratti da Drak’kast – Storie di Draghi

“Grida così Ankyla
all’incantatore di Draghi
di fare silenzio,

preparasi allo scontro
seppur privo di armi.

In avanti si pone
con la propria mano destra,
lenta la cadenza;

antica l’arte della doma
tramandata da ranger valenti.

Dolci le parole
profuse nelle orecchie
del misterioso felino,

richiesto il suo vero nome
con la perizia che gli è dovuta.”

“Si dilatano gl'occhi
con iridi come rasoi affilati
e crescono le unghie;

comincia la metamorfosi
al di sotto della sua pelle.

Molte le squame
che ricoprono l'intero corpo
fino al volto spigoloso,

denti ancora più aguzzi
e vive le creste sul dorso.

Irti i suoi capelli,
come lunghe spine di granito,
ricurva la chioma;

si manifesta la vera natura
della propria discendenza.”


Recentemente è uscito il Secondo canto della Saga dei Draghi Eterni, completamente slegato da Drak’kast – Storie di Draghi e, come già detto, è uno dei più particolari di tutta quanta la serie. A seguire, la sintesi:

Moon Dance, Il destino dei valadyn – Secondo Canto della Saga

Il nome di Uar-Elleja è legato a quello del drago Aulamantyrre, dopo che lasciò i Regni delle due Lune nelle forme di un’elfa eleamar, per intraprendere la via dei valadyn, ossia dei “danzatori mistici”: una casta di creature elfiche capaci di piegare alla propria volontà le energie esterne del piano attraverso raffinate e complicate tecniche di danza, per poi trasformarle in potentissimi incantesimi.

Un tempo, Musa dei regni del Crepuscolo (lyriel), Aulamantyrre viveva presso la fonte del fiume Elvelor, “il fiume delle stelle”, ove trascorreva la maggior parte dei suoi giorni ad affinare le proprie tecniche di danza, ma soprattutto a far esperienza nella forma del canto insieme al proprio mentore: anch’essa un’elfa-musa, dal nome Ardalyril, colei che manteneva in vita ogni essere esistente in quelle valli attraverso la lievità del proprio gorgheggio, e finanche colei che dispensava l’Ispirazione ai poeti e ai bardi di tutto il piano con l’ausilio del Circolo delle Tre Lune (Envydal), sua diretta Guardiana.

Una volta che il drago metamorfosato, senza eguali nella danza, imparò a padroneggiare anche il canto, conseguendo ciò che gli elenuendi, gli elfi della luna, chiamano Ual-Almanyr, ossia l’uso sinergico di due forme artistiche in un unicum d’eccezione, allora così decise di lasciare i confini di Eluvria e di prendere il titolo di nimlyril (“cantore dei mondi perduti”). Lasciò definitivamente e senza rimpianto alcuno il titolo di Musa per abbracciare la causa dei valadyn, prefiggendosi, come meta ultima, il raggiungimento di ciò che ogni danzatore spera di ottenere come coronamento del proprio percorso, ossia il Valadom, il Sublime Movimento, la perfezione nei movimenti della danza. Ma l’elfa eleamar non si sarebbe limitata solo a ciò, e a tutto questo, avrebbe ulteriormente aggiunto la compiutezza della propria voce. Il suo potere divenne nel tempo leggenda, tanto che il suo retaggio di creatura draconica e la sua vocazione di Guardiana la condussero oltre i confini della regione oscura, presso le fondamenta dell’Aulmalantyl, la fortezza ove risiedeva Aulmadorn, la gemma oscura che in sé incarna la dimensione malefica di colei che tuttora rappresenta sul piano l’unica divinità esistente, Erestel.

L’evento cui fa riferimento l’Innùamal, per l’appunto il secondo canto della Saga dei Draghi Eterni, è la prigionia della casta dei valadyn, asserviti alla volontà della grande pietra oscura perché così impiegassero il proprio Nyvàndar (manipolazione della luce lunare attraverso la danza) nel forgiare le mistiche armi, per le quali sono tanto famosi, plasmando oltremodo il riflesso della luna di Loirel come materia grezza; tra questi figura il leggendario Sylwalad, l'arco composito che impiegano i Cacciatori di Ombre, veri e propri sterminatori di demoni.

La storia della prigionia dei danzatori mistici viene descritta dal canto nei minimi particolari, vedendo nella figura di Aulamantyrre l’unico e diretto liberatore della casta elfica; grazie ai suoi poteri, il drago riesce a piegare poco del "pallido fuoco" della luna di Loirel che filtra da una feritoia, quel tanto che basta per farne divampare una spaventosa fiamma all'interno del luogo di contenimento, e così affrontare una temibile minaccia che alberga nelle profondità delle vitree propaggini di Aulmadorn, ancor più terrificante del male che promana da essa.

Estratti da Moon Dance

“Ribelle scompone
della sua chioma i restanti crini
come cani sciolti,

fervore e altresì smania
fra le proprie labbra contratte.

Pronta è alquanto
nel suo serafico immolarsi
quando la vestale

agli altari sicura s’accinge
incontro all’invocato delirio.

Tre e più volte batte
i piedi in asincrona fuga
come i tamburi

di guerra prossimi all’assedio;
Quiete prima della tempesta:”

“Alta e snella
nelle sue forme sinuose
dalla candida pelle

come un pallido raggio
di Luna, nella notte più scura.

Oltre le sue spalle
ampie cadono giù le trecce
come stendardi

in balia del vento dell’Est,
elfico l’alito che la seduce.

Corvini i tatuaggi
dai singolari arabeschi
sulle braccia esili,

intricati i larghi drappeggi
di china lungo il mento stretto;”



Il Sito ufficiale della Saga dei Draghi Eterni:

La Saga dei Draghi Eterni è supportata da un sito ricco di informazioni riguardo ai personaggi e al mondo in cui vengono ambientate le relative avventure, riguardo alle ultime novità e anteprime sulle uscite delle diverse opere.

Il sito presenta anche un dizionario consultabile on line sui diversi termini usati dai canti della Saga, con ogni sorta di approfondimenti e spiegazioni.

La Saga dei Draghi Eterni e il Gioco di Ruolo:

Anche il gioco di ruolo ha una sua sezione personale, nella quale è possibile seguire le diverse uscite della Serie Primordium Draconis, curata dal Chimerae Hobby Group, progettata per il sistema di gioco di Advanced Dungeons & Dragons 2.a Edizione e ambientata durante il periodo della Saga dei Draghi Eterni.

Caratteristica principale del Primordium Draconis è il suo originale sistema di regole studiate per la gestione di Corse fra Draghi.

Sito ufficiale: www.drakkamal.sitiwebs.com

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