Anathem

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AnathemQuando possiamo definire un’opera frutto di fantasia, che includa elementi estranei al nostro vivere quotidiano, un’opera seria?
Il corretto preambolo a una recensione di un libro fantasy o fantascientifico, dovrebbe essere questo, a meno che non ci si voglia limitare a vagliare il carattere visionario di un autore.
E se anche ci volessimo limitare su questo piano, trascurando un’infinità di altri dettagli più tecnici e tediosi, cosa ci spinge ad apprezzare l’abilità di uno scrittore ad imbastire un complesso rapporto di relazioni sensoriali che sfugge dalla nostra percezione?
La risposta non è univoca, ma sicuramente coinvolge l’abilità nel suscitare in noi pulsioni oniriche.
La letteratura di genere è piena di esempi di questo tipo.

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Il buon narratore introduce senza indugi a un mondo alternativo al nostro, cercando di investire il più possibile in toponomastica, geografia, storia, costumi eccentrici e forme di vita affascinanti facendo pressione sull’immaginazione, sul bagaglio fantastico del lettore.
E il più delle volte, aiutato da una buona scrittura, riesce a provocare una specie di ebrezza fatta di gioia e dolore, tristezza e rabbia, per le vicende che scorrono via tra le pagine.
I casi paradigmatici sono certamente Frank Herbert e il buon Tolkien.
Entrambi spingono per un mondo curato in maniera maniacale finanche nella linguistica, divergendo nella visione di fondo: messianica nel primo caso e un po' manichea (e non me ne vogliano i tolkeniani) nel secondo.
Entrambi, nell’indiscutibile valore delle loro opere, fanno leva però su questi elementi, talmente elevati da apparire a un certo punto d’appendice.

Bene e Male o Profetismo pre-rivelazione; quanto queste tematiche possono contenere in sé un valore aggiunto a un’opera, considerando la generica superficialità con la quale il lettore ci si approccia?
L’autore conscio sia dei propri istinti che di quelli del pubblico, in generale tende a didascalizzare, presentandoci in maniera chiara gli eroi e gli antagonisti.
E a questo punto appare difficile che si possa solidarizzare con un orchetto o con un membro della casata Harkonnen.
E se un’altra strada fosse possibile? Una strada che conduca a un mondo diverso dal nostro, senza invocare i miti e le fantasie sepolte di ciascuno, e che speculi su un messaggio meno elevato (in qualche senso) e che proprio per questo motivo non ha bisogno di semplificazioni narrative?
E se fosse possibile inoltre tracciare una storia senza antagonisti ed eroi?

 

Fin qui un utile esercizio per capire in fondo se la fantanarrativa abbia prospettive diverse da quelle che conosciamo e amiamo.
AnathemMa il dubbio che il tutto potrebbe trascendere in un’opera la cui opprimente serietà la spogliasse del manto di fascino e sogno è dietro l’angolo.
E allora pensiamo a un libro, di difficile lettura, che fin dalle prime pagine ci richiama a un mondo diverso e intrinsecamente pensante. I cui pensieri affondino le loro radici nella geometria euclidea, nella scuola pitagorica, nei solidi Platonici, nel Rasoio di Occam, nel solipsismo cartesiano fino alla meccanica quantistica e statistica.
E che sintetizzi in maniera familiare almeno due millenni di pensiero umano pratico e razionale, che solo collateralmente contempli il trascendente (elemento mancante ma presente nella speculazione), non coinvolgendo nessuno Ying e Yang ma
semplicemente si limiti a raccontare, in maniera a tratti estetizzante, un altro universo.
Un infinito dià-logos, in cui scrittore, personaggio e lettore, si sfidano a vicenda, riflettendo e sintetizzando dopo un’estenuante fatica dialettica una visione (ben più ricca del bianco/nero!).
E poi ci si accorge che collateralmente si svela un mondo quasi crepuscolare in descrizioni succose e nitide, fortemente contrastate, ad alta risoluzione.
Spendere parole sulla trama a questo punto sarebbe perfino offensivo e dire che la narrazione diviene gelatinosa e lenta in alcuni punti addirittura irrispettoso.

Anathem di Neal Stephenson riesce infatti nelle sue imperfezioni in una quasi-virtuosa quadratura del cerchio che lascia senza fiato: partire dalla materia informe e grigia del nostro pensiero e delle nostre vite per forgiare qualcosa di nuovo e innovativo, laddove non tutto ciò che è
nuovo risulta (ahimè) innovativo.
Tralasciando duplici lune rossicce, arcani e incantesimi, ponendo via tutti i ferri del mestierante usando come unico potente strumento di irretimento letterario la nostra mente e le sue idee millenarie.
Nella sostanza, un’opera proba e di spessore, priva di velleità e clichet e che penetra in ambo gli emisferi con la forza narrativa e l’autorevolezza di Gibson, Vance e di tutti coloro che a ragione sono andati oltre la letteratura di genere.

I. Quarta di Copertina

 

È l'anno 3689 e il pianeta Arbre vive un periodo di pace e serenità.
Nel suo passato ci sono imperi, colpi di stato militari, gli Eventi Tragici e la Ricostituzione, il Primo, il Secondo e il Terzo Sacco, ma nei secoli stato raggiunto un equilibrio.
Gli scienziati, i matematici, i filosofi vivono chiusi nei loro "concenti", e si dedicano alla pura speculazione teorica senza avere nessun contatto con la tecnologia, che invece segna l'esistenza del resto della popolazione: gli "extramuros", sottoposti al Potere Secolare.
Ma qualcosa minaccia l'ordine perfetto di Arbre: lo dimostra l'espulsione dal concento di Saunt Edhar, al canto struggente dellAnathem, del sapiente Orolo, che osservando il cielo ha scoperto un oggetto luminoso in avvicinamento.
Sarà il suo allievo prediletto, il diciottenne fraa Erasmas, ad avere una parte cruciale nel dramma che sta per svolgersi su Arbre.
E toccherà a lui, alla compagna Ala e agli altri novizi esplorare il mondo di fuori: sino ai confini più estremi.

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Il libro ha collezionato una serie notevole di premi letterari di assoluto prestigio, oltre che essere il primo nella classifica del canonico New York Times: F 2009 N Arthur C. Clarke Award
F 2009 N British SF Award
F 2009 N Hugo Award
F 2009 N John Wood Campbell Memorial Award
F 2009 N Locus Poll
S 2009 N Prometheus Libertarian Award
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II. NOTIZIE SULL’AUTORE

Neal Town Stephenson (Fort Meade, 31 ottobre 1959) un autore di fantascienza statunitense noto soprattutto per le sue opere di genere postcyberpunk con una tendenza a divagare nell’esplorazione di argomenti di matematica, economia e di storia della scienza.
Scrive inoltre articoli sulla tecnologia in pubblicazioni come Wired Magazine, e collabora a tempo parziale con la Blue Origin, un’azienda (fondata da Jeff Bezos) che sta sviluppando un sistema di lancio suborbitale per missioni con un carico umano.
Nato a Fort George G. Meade in Maryland, sede della National Security Agency. La famiglia di Stephenson è composta di ingegneri e scienziati.
Il padre è un professore di ingegneria elettrica, il cui padre era un professore di fisica; la madre lavorava in un laboratorio biochimico, e suo padre era un professore di biochimica.
La famiglia di Stephenson si trasferì a Champaign-Urbana, Illinois, nel 1960 e poi ad Ames, Iowa nel 1966.
Dopo il diploma ottenuto presso la Ames High School nel 1977, Stephenson continuò gli studi presso l’Università di Boston, inizialmente specializzandosi in fisica, poi, dopo aver scoperto di poter passare più tempo sul mainframe dell’università, passò a geografia.
Si laureò nel 1981 con un bachelor in geografia.
Il suo primo romanzo, The Big U, fu pubblicato nel 1984.
Sebbene abbia scritto in precedenza altri romanzi, come l’eco-thriller Zodiac, giunse alla fama nei primi anni novanta con Snow Crash (1992), che fonde memetica, virus informatici, e altri temi tecnologici con la mitologia sumera.
Di notevole rilievo la trilogia del Ciclo Barocco.
Sito web:
http://www.nealstephenson.com/ (dove vi perfino un trailer del libro)

PS: La scandalosa Rizzoli come al solito ha spezzato il libro in due volumi, in libreria per ora dovrebbe esserci solo la prima parte in un volume ben curato dal costo di 16 euro.
Consiglio ovviamente di comprarlo in volume unico in lingua originale al costo di 9.60 euro.

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