
Salve a tutti! Ho l’onore di presentarvi i Lingalad. Un gruppo musicale che ama raccontare antiche storie e le bellezze della natura tra dolci melodie dal sapore magico e, perché no, tolkieniano! Ed infatti il loro primo album si intitola “Voci della Terra di Mezzo”. Qui abbiamo intervistato Giuseppe Festa, cantate e fondatore del gruppo, che gentilmente si è offerto all’intervista e che ha risposto alle domande in modo più che esauriente! Scoprirete tra queste pagine un gruppo solido, spontaneo e italianissimo che sta avendo successo anche e soprattutto al di fuori della nostra penisola.
Nota: Questa intervista ci è stata gentilmente concessa da "La Voce di Edoras" (lavocediedoras.altervista.org) ed è stata redatta da Graziano Caputo. L`intervista risale all`estate 2006 quindi i riferimenti temporali che si traggono dalle domande non sono più attendibili.

Allora Giuseppe, il tuo album d’esordio è dedicato interamente al mondo del “Signore degli Anelli” parlaci delle emozioni che hai avuto componendo le canzoni di questo album. Cosa Rappresenta per te?
Innanzi tutto ti dico che il libro è stata un fonte di ispirazione ovviamente grandissima. Io l’ho letto abbastanza tardi, avevo 23 anni. Dentro ci ho trovato molto delle mie esperienze, nel senso che io sono da sempre un appassionato di natura, rappresenta il mio lavoro perchè mi occupo di educazione ambientale. Sono sempre stato affascinato dalla visione magica del mondo naturale che aveva Tolkien. Ho ritrovato tanto quello che io cercavo nel mondo naturale, ossia un rapporto evocativo. “Voci della Terra Mezzo” è nato in modo naturale, ma non per comporne poi un cd, c’erano queste canzoni di Tolkien che mi piaceva poter suonare con la chitarra davanti a un fuoco con gli amici o durante una bella passeggiata. Questo prima ancora che uscisse il film. Poi è rimasto per un anno o due in un cassetto finché un amico mi ha convinto a registrare altre canzoni e a farne poi un cd. Ed è così che è nato l’album, l’ho autoprodotto e attraverso il sito abbiamo cercato di far conoscere la nostra musica. Nasce soprattutto da esperienze personali e da qualcosa che ho ritrovato nel signore degli anelli.
Parliamo del lato fantasy della cosa. Che rapporto hai con questa nuova corrente culturale?
Bè, parlare di “nuova corrente culturale” non è correttissimo, nel senso che comunque è un filone che affonda le radici nella nostra cultura, in particolare quella europea. Io non sono un grandissimo appassionato di fantasy, cioè che non ho una cultura letteraria in questo. Per quanto riguarda questo filone mi sono avvicinato soprattutto a Tolkien, non ho letto molto altro. Penso che sia un mondo che sta trovando un riscontro nei lettori o comunque in chi ci si avvicina per il periodo sociale e storico che stiamo attraversando. Ci ritroviamo in un mondo che lascia sempre meno spazio al mondo fantastico e che da più rilevanza nei valori materiali e forse i ragazzi o meno ragazzi stanno cercando di trovare delle radici che siano più legate al mondo del fantastico e dei sogni, che hanno sempre meno possibilità di trovare nella quotidianità.
Mi fai ricordare adesso uno temi dei nascosti di Tolkien. Ci teneva ad avvertire gli uomini della pericolosità della tecnologia che è un po’ come l’anello, il quale può renderci schiavi…
Esatto! È uno dei temi ai quali sono più legato. Può sembrare una contraddizione il fatto che un gruppo come il nostro abbia come mezzo principale uno strumento ipertecnologico come internet. Però questa è una necessità e comunque sia abbiamo sempre mantenuto un’indipendenza e se non si passa attraverso case discografiche è l’unico modo per farsi conoscere. Questo aspetto di Tolkien, il fatto di mettere in guardia l’uomo da questi pericoli, l’ho sempre notato ed è uno degli aspetti che ho voluto evidenziare anche attraverso la musica.
Il personaggio della Terra di Mezzo che ammiri di più e quello in cui ti riconosci.
In generale non mi riconosco negli Elfi, perchè comunque sia sono creature troppo perfette. Mi sento di più in uno Hobbit che un Elfo (risate, ndg)! Diciamo che una via di mezzo sarebbe un Ramingo, almeno nell’animo…
Molta gente disprezza il fantasy perché lo ritiene troppo lontano dalla realtà. Come risponderesti a queste persone?
Innanzitutto bisogna chiarire cosa vuol dire il concetto di realtà, cioè cos’è reale. Poco tempo fa ho tenuto una breve conferenza a Milano dove qualcuno tra il pubblico mi ha detto “Dov’è che posso vedere gli Elfi?”. Nella sua domanda assolutamente ironica c’era anche molta verità, nel senso che bisogna chiarire il concetto di reale. Ossia realtà è qualcosa che possiamo vedere e toccare? Se la definiamo così allora i sentimenti e le emozioni cosa sono? Non sono reali? Per cui nel momento in cui noi pensiamo a qualcosa nel mondo naturale o nella nostra fantasia e ci dà delle sensazioni piacevoli o delle emozioni anche quella è una realtà e quindi sono reali perché condizionano la nostra vita e se non sono reali quelle…
Come mai hai scelto di interpretare proprio questo genere di musica? E’ stata una scelta studiata “a tavolino” oppure è venuto tutto spontaneamente?
E’ stata una scelta spontanea ma anche dettata dal buon senso, perché nel voler interpretare una musica che voleva essere un’immagine della Terra di Mezzo ho scelto e abbiamo scelto, perché all’inizio era un progetto solista e successivamente si sono aggiunti gli altri componenti dei Lingalad, di usare degli strumenti compatibili anche ad un’epoca storica anche se immaginaria. La scelta di un genere bardico o da menestrello è stata dettata anche da questa esigenza. Nell’ultimo album invece, “Lo Spirito delle Foglie”, si assiste non ad una vera e propria evoluzione, ma ad un arricchimento negli arrangiamenti con una presenza di percussioni e di batteria piuttosto che di altri strumenti più ampia perché abbiamo voluto portare in un cd il nostro stile come gruppo anche prima di “Voci della Terra di Mezzo”; suonavo con gli altri ragazzi del gruppo e facevamo una sorta di rock acustico che abbiamo voluto riproporre ne “Lo Spirito delle Foglie”. Avevo un po’ paura perchè soprattutto chi aveva apprezzato tanto “Voci della Terra di Mezzo” poteva rimanere magari un po’ disorientato, ma devo dire che la risposta è stata positiva.
Quali sono le tue influenze musicali?
E’ una domanda che mi hanno fatto spesso e a cui è difficile rispondere. Non c’è un punto di riferimento preciso. Ho ascoltato qualsiasi genere musicale, diciamo che quello che esprimiamo è una somma di tutto e forse questo è l’unico modo per essere più originali. Un album che mi è piaciuto negli ultimi anni è stato quello di Mike Oldfield, che si chiamava “The Voyager”, era una raccolta di brani più o meno tradizionali della cultura celtica. E lì che ho trovato forse qualcosa che più mi aveva ispirato, ma più nelle atmosfere che nelle soluzioni armoniche o melodiche e forse più nell’album strumentale “Il Canto degli Alberi” che non negli altri. In generale cerchiamo di non farci influenzare troppo.
Infatti le tue composizioni sembrano abbastanza originali…
Si questa è una cosa che ci hanno sempre riconosciuto. Almeno questa (risate ndg)!
Ci spieghi la scelta del nome della band?
Lingalad è il Canto degli Alberi ed è anche il nome che deriva da altri due nomi inventati da Tolkien e che noi abbiamo fuso. E’ anche il nome del protagonista, un uomo o un Ramingo che cerca la sua via e la trova nel Canto degli Alberi. Riesce a diventare interprete del mondo naturale e cerca di tradurre la magia di questo mondo in un linguaggio o in dei suoni percepiti anche dall’uomo. Questa è un pò la nostra mascotte e il personaggio protagonista di “Lingalad”, il primo video che abbiamo girato e anche delle copertine dei nostri lavori.
Un’influenza anche della Foresta di Fangorn…
Si, certo e diciamo che come nel brano “La Foresta di Fangorn” i testi non sono tutti fedeli, ci sono tre o quattro brani che sono una traduzione precisa dall’inglese e altri che hanno una traduzione molto libera, spesso cambiando anche il contesto. Come ne “La Foresta di Fangorn”: nel libro è cantata da un Ent mentre nel nostro album è vista come un canto del nostro viandante. Avevo paura che il fatto di cambiare questi testi non sarebbe piaciuto anche quando ho composto queste canzoni non pensavo che andassero più lontano di una stretta cerchia di persone. Però alla fine la lettera che ci ha scritto Priscilla Tolkien (figlia dello scrittore ndg) ci ha messo il cuore in pace. Mi sono detto: se è andato bene a lei… (risate generali ndg)!
Cosa ne pensi dell’attuale scena musicale italiana?
Il campo musicale italiano e in generale sta vivendo un tempo difficile legato tanto al discorso della possibilità di poter scaricare i pezzi da internet, questo indubbiamente è un aspetto negativo. Per noi che non siamo un gruppo prodotto da grosse case discografiche internet e lo scaricamento selvaggio ha due facce: da un lato ti fa abbassare tantissimo le vendite, dall’altro ti fa aumentare visibilità. Per un gruppo come il nostro i vantaggi e gli svantaggi si equiparano forse. Quando invece raggiungi un determinato livello e determinate logiche purtroppo è una disgrazia, perchè le case discografiche non investono più grossi capitali nella musica. Infatti se si vanno a vedere gli ultimi lavori prodotti anche dai più grandi cantanti italiani la maggior parte sono auto prodotti e poi distribuiti. Questo porta anche ad un gioco-forza della qualità perché se uno deve tirare fuori grossi capitali di tasca propria, sto parlando dal punto di vista estetico della qualità dei video e delle registrazioni stiamo un po’ calando. Quello che più invece è importante è la qualità intrinseca delle canzoni. Purtroppo in questo a parte alcuni esempi o casi di band che hanno un progetto musicale valido sono poche, non sta a me dirlo, ma il quadro generale è abbastanza sconfortante.
Una mancanza di originalità forse…
Si, si tende a copiare quello che va di più. Però io penso che questa sia una tendenza perdente e che non farà altro che peggiorare poi le situazioni. Per esempio se accendi la radio qualcosa di originale la puoi sentire magari da Carmen Consoli, Subsonica o qualche altro gruppo. Però alla fine il resto è una amalgama che è tutta uguale. Questo si nota anche in altri campi dello spettacolo come la televisione: se facciamo un confronto di palinsesti notiamo che è tutto uguale che si accorda un po’ verso il basso come qualità. Penso perché non ci sia la voglia di rischiare qualcosa.
La musica infatti dovrebbe essere qualcosa che parte dal cuore…
Esatto. E’ proprio quello il problema grosso. Noi parlando con alcune persone con alto livello musicale avvertono questo calo e paura di rischiare dovuta sicuramente anche ai grossi problemi economici che affronta il mondo musicale, ma in questo modo non si risolvono i problemi, anzi…
Sin da tempo eri sicuro di intraprendere la strada del musicista o meglio del “bardo”?
No, ma non lo sono tutt’ora. Nel senso che alla fine anche se la parte musicale della mia vita e del mio gruppo è molto importante e ci occupa tanto tempo, ognuno ha un lavoro oltre a quello musicale. Io per esempio mi occupo di educazione ambientale nella provincia di Bergamo, progetto e realizzo dei percorsi di educazione ambientale per le scuole. Gli altri ragazzi, anche loro, hanno delle attività collaterali importanti che ci permettono di essere svincolati dalla pressione economica legata allo sviluppo musicale. Quindi questo ci permette di non dover vivere solo di musica e di poter fare le cose più in libertà senza non dover dare conto a nessuno: se una cosa che ci piace e la vogliamo fare, la facciamo, se poi non ci sono i riscontri economici non importa. Poi siamo stati fortunatissimi a poter realizzare cose che magari altri gruppi non avrebbero potuto realizzare come il video del dvd che abbiamo fatto. E’ stata possibile la realizzazione grazie alla filmaker che ha prodotto la cosa un po’ a tempo perso per loro, però credevano in questo progetto anche grazie a Gigi Palumbo, che è il direttore della fotografia, che ha seguito lavori più importanti fatti qui in Italia ha sposato il nostro progetto con entusiasmo. E’ stato bello anche scoprire che in un mondo dove spesso non c’è spazio per la creatività o solo pagando molto profumatamente, ci sono ancora delle persone che hanno donato il proprio tempo per un progetto artistico. Questa forse è una delle più grandi soddisfazioni che abbiamo avuto.
Il fatto di non vivere solo di musica vi aiuta a non commercializzarvi…
Esatto, esatto! Perché non abbiamo questa necessità. E’ ovvio che nel momento in cui dovesse arrivare una casa di produzione che vuole portare il nostro prodotto ad un certo livello, cosa che dubito succeda, lì potresti trovarti davanti a questo bivio. Ma sono sicuro che questo non succederà perché il nostro è un prodotto che va fuori dagli schemi rispetto al prodotto della musica di massa. Snaturalizzare la nostra musica le farebbe perdere quelle caratteristiche che l’hanno resa amata da quelli che ci seguono e non saremmo più noi. E’ un problema per molti artisti questo. Ci sono dei talenti a livello compositivo che magari hanno una bella voce, per esempio, e trovano qualcuno che li vuole spingere, a non essere più loro. Credo che sia una delle cose più frustranti. Se dovessi scegliere di apparire su tutte le riviste però con un prodotto che non è più “Lingalad” preferisco avere il nostro spazio indipendente.
Come sono i rapporti con gli altri membri del gruppo?
Questa è un pò la forza del nostro gruppo. Nonostante “Voci della Terra di Mezzo” sia un disco solista il gruppo si conosce da parecchio tempo. Con Giorgio, il batterista da 17 anni, con Fabio Ardizzone, il bassista, abbiamo trascorso 15 anni di carriera musicale insieme. Prima suonavamo un po’ di altri generi, ad un certo punto ci siamo separati qualche anno fa. Poi il caso ha voluto che ci siamo ritrovati ancora il nostro gruppo di tre ad abitare nella zona di Bergamo e abbiamo deciso di riformare il gruppo dandogli anche un nome nuovo quale quello di Lingalad. A questo gruppo poi si è unito Claudio Morlotti, l’unico musicista di professione del gruppo che fa un pò più della musica il suo lavoro perché ha un’esperienza straordinaria ed è più grande di noi anche se i suoi anni non li dimostra perchè è il più bambino di tutti. Con i suoi strumenti etnici ha dato più colore alla nostra musica. C’è un legame di amicizia e siamo quasi come una famiglia e questo rende più divertente le trasferte. Per esempio adesso siamo stati a Toronto, siamo stati ospiti di questo evento sul Signore degli Anelli e anche lì è stato bello sia per i concerti e soprattutto il fatto divedere queste cose insieme con degli amici.
Ci parli di alcuni dei tuoi più importanti eventi come la partecipazione al Gathering of the Felloship 2006 e alla prima mondiale del Ritorno del Re?
Nel 2003 è stato un po’ come essere catapultati in un altro mondo, al The Gathering ero più preparato psicologicamente. L’altra volta sono stato da solo. A dire il vero dovevo andarci con gli altri, sembra incredibile ma per una serie di coincidenze nessuno degli altri tre in quel momento poteva venire anche perché è stata un pò una cosa improvvisata. Mi hanno dato molto spazio proprio appena prima della proiezione del film è salito sul palco un altro strumentista e ho suonato alcuni brani e quindi è stato fantastico. La notizia al tempo era stata ripresa da tanti giornali per cui ho avuto un po’ di visibilità. Questa volta è stato da un certo punto di vista ancora più bello perché abbiamo avuto tantissimo spazio abbiamo avuto tre concerti nella manifestazione, contando anche la cerimonia di apertura, abbiamo ricevuto un’accoglienza tale dalla gente che proprio non ce l’aspettavamo. Abbiamo anche cantato alcune canzoni in inglese, pensavamo riscuotessero più successo, perchè c’è anche una versione di “Voci della Terra di Mezzo” in inglese, invece sono stati apprezzatissimi i pezzi cantati in italiano e questa è stata una grossa soddisfazione. In più abbiamo avuto una grande attenzione dai mass media, cosa che invece in Italia non riusciamo ad avere, siamo stati invitati ad una trasmissione televisiva molto conosciuta in Canada, abbiamo fatto un concerto in un club di Toronto che è stato trasmesso da una radio canadese in diretta. E’ stato emozionante perché non avevamo mai suonato in una diretta radiofonica per di più in un’altra nazione. E’ stato un po’ traumatico perché siamo stati catapultati sul palco dopo un gruppo australiano molto bravo, i The Odress. Ci siamo buttati con un sound check di forse tre minuti e abbiamo sentito tra il pubblico uno che diceva “Trenta secondi alla messa in onda!” abbiamo detto “oddio!” (risate genrali ndg). E poi via, siamo partiti abbiamo fatto questi quaranta, cinquanta minuti di musica di filato; e poi è stato bello perché abbiamo ricevuto tante e-mail dal Canada con i complimenti, quindi c’è stato anche un bel ritorno.
Comunque siete una band abbastanza compatta, il che viene trasmesso anche attraverso le canzoni…
Si, cerchiamo di trasmetterlo attraverso le canzoni e soprattutto attraverso i brani suonati in concerto. Abbiamo lavorato molto anche su questo aspetto, perché alcuni brani non sono assolutamente facili da rendere dal vivo. Soprattutto quelli dell’ultimo album, “Lo Spirito delle Foglie”, hanno arrangiamenti molto complessi per un gruppo di quattro elementi di cui uno tra l’altro, il sottoscritto, deve anche cantare mentre suona la chitarra ed è quindi impossibile fare gli arrangiamenti identici a quelli del cd. Per cui abbiamo dovuto lavorarci parecchio. Alcuni brani sono praticamente impossibili da fare dal vivo, magari un giorno se avremo un’orchestra a disposizione… (risate generali ndg)! Però abbiamo cercato di dargli un’impronta anche abbastanza vivace proprio dal punto di vista ritmico perché avevamo voglia di trasmettere un po’ di carica.
Qualche progetto per il futuro?
Soprattutto a livello di concerti. C’è un progetto televisivo però questo è prematuro nel senso che comunque sia il nostro video sembra che andrà su una trasmissione di raitre questo autunno però non abbiamo ancora conferma. Per quanto riguarda il mondo di Tolkien c’è un appuntamento che si tiene ormai da tre anni “I Borghi dell’Anello” in Valle Prembana, in provincia di Bergamo, il 5 e il 6 Agosto, poi c’è Hobbiton ovviamente, tra l’altro ci hanno confermato che saremo presenti con due concerti il sabato e la domenica pomeriggio il 2 e il 3 di settembre. E poi c’è un appuntamento che ci rende un po’ orgogliosi esser stati chiamati. E’ il Gusto Folk, un grosso appuntamento che raccoglie molti spettatori ogni anno avremo l’onore di suonare assieme a delle pietre miliari di musica folk e celtica italiana ed europea come i Birkin Tree e i Wolfstone che sono un gruppo emergente molto energetico. Quella serata dovremo dar sfoggio di tutta la nostra grinta perché non possiamo essere di meno (risate ndg)!
Un messaggio a tutti i lettori de “La Voce di Edoras”:
Il messaggio che posso mandare legato ai temi di cui abbiamo parlato, soprattutto legati a Tolkien, è che il libro non deve essere soltanto un luogo in cui nascondersi e scappare. Comunque sia la Terra di Mezzo esiste anche al di fuori delle pagine del libro. Non c’è niente di male nelle persone che non sono soddisfatte della propria di vita o comunque che cercano delle motivazioni o un angolo dove poter ritagliare un suo spazio. Lo si può trovare per esempio in un libro e il libro di Tolkien non fa eccezione. Bisogna non arroccarsi tra le pagine di un libro, ma prendere spunto da questo per trovare degli stimoli e delle motivazioni per esprimersi anche nel mondo reale.
…Non diventare un Gollum allora!
Eh, he! Esattamente!
Discografia:
Voci della Terra di Mezzo
Il Canto degli Alberi
Lingalad in concerto
Lo Spirito delle Foglie
I Sentieri di Lingalad (dvd video)
Formazione:
Giuseppe Festa – voce, chitarra, flauto traverso, flauto lakota e thin whistle
Fabio Ardizzone – basso e chitarra
Claudio Morlotti – chitarra, dobro, bouzuki, doulcimer e ghironda
Giorgio Parato – batteria, congas, chitarra e piano
Info su www.lingalad.com "
Innanzi tutto ti dico che il libro è stata un fonte di ispirazione ovviamente grandissima. Io l’ho letto abbastanza tardi, avevo 23 anni. Dentro ci ho trovato molto delle mie esperienze, nel senso che io sono da sempre un appassionato di natura, rappresenta il mio lavoro perchè mi occupo di educazione ambientale. Sono sempre stato affascinato dalla visione magica del mondo naturale che aveva Tolkien. Ho ritrovato tanto quello che io cercavo nel mondo naturale, ossia un rapporto evocativo. “Voci della Terra Mezzo” è nato in modo naturale, ma non per comporne poi un cd, c’erano queste canzoni di Tolkien che mi piaceva poter suonare con la chitarra davanti a un fuoco con gli amici o durante una bella passeggiata. Questo prima ancora che uscisse il film. Poi è rimasto per un anno o due in un cassetto finché un amico mi ha convinto a registrare altre canzoni e a farne poi un cd. Ed è così che è nato l’album, l’ho autoprodotto e attraverso il sito abbiamo cercato di far conoscere la nostra musica. Nasce soprattutto da esperienze personali e da qualcosa che ho ritrovato nel signore degli anelli.
Parliamo del lato fantasy della cosa. Che rapporto hai con questa nuova corrente culturale?
Bè, parlare di “nuova corrente culturale” non è correttissimo, nel senso che comunque è un filone che affonda le radici nella nostra cultura, in particolare quella europea. Io non sono un grandissimo appassionato di fantasy, cioè che non ho una cultura letteraria in questo. Per quanto riguarda questo filone mi sono avvicinato soprattutto a Tolkien, non ho letto molto altro. Penso che sia un mondo che sta trovando un riscontro nei lettori o comunque in chi ci si avvicina per il periodo sociale e storico che stiamo attraversando. Ci ritroviamo in un mondo che lascia sempre meno spazio al mondo fantastico e che da più rilevanza nei valori materiali e forse i ragazzi o meno ragazzi stanno cercando di trovare delle radici che siano più legate al mondo del fantastico e dei sogni, che hanno sempre meno possibilità di trovare nella quotidianità.
Mi fai ricordare adesso uno temi dei nascosti di Tolkien. Ci teneva ad avvertire gli uomini della pericolosità della tecnologia che è un po’ come l’anello, il quale può renderci schiavi…
Esatto! È uno dei temi ai quali sono più legato. Può sembrare una contraddizione il fatto che un gruppo come il nostro abbia come mezzo principale uno strumento ipertecnologico come internet. Però questa è una necessità e comunque sia abbiamo sempre mantenuto un’indipendenza e se non si passa attraverso case discografiche è l’unico modo per farsi conoscere. Questo aspetto di Tolkien, il fatto di mettere in guardia l’uomo da questi pericoli, l’ho sempre notato ed è uno degli aspetti che ho voluto evidenziare anche attraverso la musica.
Il personaggio della Terra di Mezzo che ammiri di più e quello in cui ti riconosci.
In generale non mi riconosco negli Elfi, perchè comunque sia sono creature troppo perfette. Mi sento di più in uno Hobbit che un Elfo (risate, ndg)! Diciamo che una via di mezzo sarebbe un Ramingo, almeno nell’animo…
Molta gente disprezza il fantasy perché lo ritiene troppo lontano dalla realtà. Come risponderesti a queste persone?
Innanzitutto bisogna chiarire cosa vuol dire il concetto di realtà, cioè cos’è reale. Poco tempo fa ho tenuto una breve conferenza a Milano dove qualcuno tra il pubblico mi ha detto “Dov’è che posso vedere gli Elfi?”. Nella sua domanda assolutamente ironica c’era anche molta verità, nel senso che bisogna chiarire il concetto di reale. Ossia realtà è qualcosa che possiamo vedere e toccare? Se la definiamo così allora i sentimenti e le emozioni cosa sono? Non sono reali? Per cui nel momento in cui noi pensiamo a qualcosa nel mondo naturale o nella nostra fantasia e ci dà delle sensazioni piacevoli o delle emozioni anche quella è una realtà e quindi sono reali perché condizionano la nostra vita e se non sono reali quelle…
Come mai hai scelto di interpretare proprio questo genere di musica? E’ stata una scelta studiata “a tavolino” oppure è venuto tutto spontaneamente?
E’ stata una scelta spontanea ma anche dettata dal buon senso, perché nel voler interpretare una musica che voleva essere un’immagine della Terra di Mezzo ho scelto e abbiamo scelto, perché all’inizio era un progetto solista e successivamente si sono aggiunti gli altri componenti dei Lingalad, di usare degli strumenti compatibili anche ad un’epoca storica anche se immaginaria. La scelta di un genere bardico o da menestrello è stata dettata anche da questa esigenza. Nell’ultimo album invece, “Lo Spirito delle Foglie”, si assiste non ad una vera e propria evoluzione, ma ad un arricchimento negli arrangiamenti con una presenza di percussioni e di batteria piuttosto che di altri strumenti più ampia perché abbiamo voluto portare in un cd il nostro stile come gruppo anche prima di “Voci della Terra di Mezzo”; suonavo con gli altri ragazzi del gruppo e facevamo una sorta di rock acustico che abbiamo voluto riproporre ne “Lo Spirito delle Foglie”. Avevo un po’ paura perchè soprattutto chi aveva apprezzato tanto “Voci della Terra di Mezzo” poteva rimanere magari un po’ disorientato, ma devo dire che la risposta è stata positiva.
Quali sono le tue influenze musicali?
E’ una domanda che mi hanno fatto spesso e a cui è difficile rispondere. Non c’è un punto di riferimento preciso. Ho ascoltato qualsiasi genere musicale, diciamo che quello che esprimiamo è una somma di tutto e forse questo è l’unico modo per essere più originali. Un album che mi è piaciuto negli ultimi anni è stato quello di Mike Oldfield, che si chiamava “The Voyager”, era una raccolta di brani più o meno tradizionali della cultura celtica. E lì che ho trovato forse qualcosa che più mi aveva ispirato, ma più nelle atmosfere che nelle soluzioni armoniche o melodiche e forse più nell’album strumentale “Il Canto degli Alberi” che non negli altri. In generale cerchiamo di non farci influenzare troppo.
Infatti le tue composizioni sembrano abbastanza originali…
Si questa è una cosa che ci hanno sempre riconosciuto. Almeno questa (risate ndg)!
Ci spieghi la scelta del nome della band?
Lingalad è il Canto degli Alberi ed è anche il nome che deriva da altri due nomi inventati da Tolkien e che noi abbiamo fuso. E’ anche il nome del protagonista, un uomo o un Ramingo che cerca la sua via e la trova nel Canto degli Alberi. Riesce a diventare interprete del mondo naturale e cerca di tradurre la magia di questo mondo in un linguaggio o in dei suoni percepiti anche dall’uomo. Questa è un pò la nostra mascotte e il personaggio protagonista di “Lingalad”, il primo video che abbiamo girato e anche delle copertine dei nostri lavori.
Un’influenza anche della Foresta di Fangorn…
Si, certo e diciamo che come nel brano “La Foresta di Fangorn” i testi non sono tutti fedeli, ci sono tre o quattro brani che sono una traduzione precisa dall’inglese e altri che hanno una traduzione molto libera, spesso cambiando anche il contesto. Come ne “La Foresta di Fangorn”: nel libro è cantata da un Ent mentre nel nostro album è vista come un canto del nostro viandante. Avevo paura che il fatto di cambiare questi testi non sarebbe piaciuto anche quando ho composto queste canzoni non pensavo che andassero più lontano di una stretta cerchia di persone. Però alla fine la lettera che ci ha scritto Priscilla Tolkien (figlia dello scrittore ndg) ci ha messo il cuore in pace. Mi sono detto: se è andato bene a lei… (risate generali ndg)!
Cosa ne pensi dell’attuale scena musicale italiana?
Il campo musicale italiano e in generale sta vivendo un tempo difficile legato tanto al discorso della possibilità di poter scaricare i pezzi da internet, questo indubbiamente è un aspetto negativo. Per noi che non siamo un gruppo prodotto da grosse case discografiche internet e lo scaricamento selvaggio ha due facce: da un lato ti fa abbassare tantissimo le vendite, dall’altro ti fa aumentare visibilità. Per un gruppo come il nostro i vantaggi e gli svantaggi si equiparano forse. Quando invece raggiungi un determinato livello e determinate logiche purtroppo è una disgrazia, perchè le case discografiche non investono più grossi capitali nella musica. Infatti se si vanno a vedere gli ultimi lavori prodotti anche dai più grandi cantanti italiani la maggior parte sono auto prodotti e poi distribuiti. Questo porta anche ad un gioco-forza della qualità perché se uno deve tirare fuori grossi capitali di tasca propria, sto parlando dal punto di vista estetico della qualità dei video e delle registrazioni stiamo un po’ calando. Quello che più invece è importante è la qualità intrinseca delle canzoni. Purtroppo in questo a parte alcuni esempi o casi di band che hanno un progetto musicale valido sono poche, non sta a me dirlo, ma il quadro generale è abbastanza sconfortante.
Una mancanza di originalità forse…
Si, si tende a copiare quello che va di più. Però io penso che questa sia una tendenza perdente e che non farà altro che peggiorare poi le situazioni. Per esempio se accendi la radio qualcosa di originale la puoi sentire magari da Carmen Consoli, Subsonica o qualche altro gruppo. Però alla fine il resto è una amalgama che è tutta uguale. Questo si nota anche in altri campi dello spettacolo come la televisione: se facciamo un confronto di palinsesti notiamo che è tutto uguale che si accorda un po’ verso il basso come qualità. Penso perché non ci sia la voglia di rischiare qualcosa.
La musica infatti dovrebbe essere qualcosa che parte dal cuore…
Esatto. E’ proprio quello il problema grosso. Noi parlando con alcune persone con alto livello musicale avvertono questo calo e paura di rischiare dovuta sicuramente anche ai grossi problemi economici che affronta il mondo musicale, ma in questo modo non si risolvono i problemi, anzi…
Sin da tempo eri sicuro di intraprendere la strada del musicista o meglio del “bardo”?
No, ma non lo sono tutt’ora. Nel senso che alla fine anche se la parte musicale della mia vita e del mio gruppo è molto importante e ci occupa tanto tempo, ognuno ha un lavoro oltre a quello musicale. Io per esempio mi occupo di educazione ambientale nella provincia di Bergamo, progetto e realizzo dei percorsi di educazione ambientale per le scuole. Gli altri ragazzi, anche loro, hanno delle attività collaterali importanti che ci permettono di essere svincolati dalla pressione economica legata allo sviluppo musicale. Quindi questo ci permette di non dover vivere solo di musica e di poter fare le cose più in libertà senza non dover dare conto a nessuno: se una cosa che ci piace e la vogliamo fare, la facciamo, se poi non ci sono i riscontri economici non importa. Poi siamo stati fortunatissimi a poter realizzare cose che magari altri gruppi non avrebbero potuto realizzare come il video del dvd che abbiamo fatto. E’ stata possibile la realizzazione grazie alla filmaker che ha prodotto la cosa un po’ a tempo perso per loro, però credevano in questo progetto anche grazie a Gigi Palumbo, che è il direttore della fotografia, che ha seguito lavori più importanti fatti qui in Italia ha sposato il nostro progetto con entusiasmo. E’ stato bello anche scoprire che in un mondo dove spesso non c’è spazio per la creatività o solo pagando molto profumatamente, ci sono ancora delle persone che hanno donato il proprio tempo per un progetto artistico. Questa forse è una delle più grandi soddisfazioni che abbiamo avuto.
Il fatto di non vivere solo di musica vi aiuta a non commercializzarvi…
Esatto, esatto! Perché non abbiamo questa necessità. E’ ovvio che nel momento in cui dovesse arrivare una casa di produzione che vuole portare il nostro prodotto ad un certo livello, cosa che dubito succeda, lì potresti trovarti davanti a questo bivio. Ma sono sicuro che questo non succederà perché il nostro è un prodotto che va fuori dagli schemi rispetto al prodotto della musica di massa. Snaturalizzare la nostra musica le farebbe perdere quelle caratteristiche che l’hanno resa amata da quelli che ci seguono e non saremmo più noi. E’ un problema per molti artisti questo. Ci sono dei talenti a livello compositivo che magari hanno una bella voce, per esempio, e trovano qualcuno che li vuole spingere, a non essere più loro. Credo che sia una delle cose più frustranti. Se dovessi scegliere di apparire su tutte le riviste però con un prodotto che non è più “Lingalad” preferisco avere il nostro spazio indipendente.
Come sono i rapporti con gli altri membri del gruppo?
Questa è un pò la forza del nostro gruppo. Nonostante “Voci della Terra di Mezzo” sia un disco solista il gruppo si conosce da parecchio tempo. Con Giorgio, il batterista da 17 anni, con Fabio Ardizzone, il bassista, abbiamo trascorso 15 anni di carriera musicale insieme. Prima suonavamo un po’ di altri generi, ad un certo punto ci siamo separati qualche anno fa. Poi il caso ha voluto che ci siamo ritrovati ancora il nostro gruppo di tre ad abitare nella zona di Bergamo e abbiamo deciso di riformare il gruppo dandogli anche un nome nuovo quale quello di Lingalad. A questo gruppo poi si è unito Claudio Morlotti, l’unico musicista di professione del gruppo che fa un pò più della musica il suo lavoro perché ha un’esperienza straordinaria ed è più grande di noi anche se i suoi anni non li dimostra perchè è il più bambino di tutti. Con i suoi strumenti etnici ha dato più colore alla nostra musica. C’è un legame di amicizia e siamo quasi come una famiglia e questo rende più divertente le trasferte. Per esempio adesso siamo stati a Toronto, siamo stati ospiti di questo evento sul Signore degli Anelli e anche lì è stato bello sia per i concerti e soprattutto il fatto divedere queste cose insieme con degli amici.
Ci parli di alcuni dei tuoi più importanti eventi come la partecipazione al Gathering of the Felloship 2006 e alla prima mondiale del Ritorno del Re?
Nel 2003 è stato un po’ come essere catapultati in un altro mondo, al The Gathering ero più preparato psicologicamente. L’altra volta sono stato da solo. A dire il vero dovevo andarci con gli altri, sembra incredibile ma per una serie di coincidenze nessuno degli altri tre in quel momento poteva venire anche perché è stata un pò una cosa improvvisata. Mi hanno dato molto spazio proprio appena prima della proiezione del film è salito sul palco un altro strumentista e ho suonato alcuni brani e quindi è stato fantastico. La notizia al tempo era stata ripresa da tanti giornali per cui ho avuto un po’ di visibilità. Questa volta è stato da un certo punto di vista ancora più bello perché abbiamo avuto tantissimo spazio abbiamo avuto tre concerti nella manifestazione, contando anche la cerimonia di apertura, abbiamo ricevuto un’accoglienza tale dalla gente che proprio non ce l’aspettavamo. Abbiamo anche cantato alcune canzoni in inglese, pensavamo riscuotessero più successo, perchè c’è anche una versione di “Voci della Terra di Mezzo” in inglese, invece sono stati apprezzatissimi i pezzi cantati in italiano e questa è stata una grossa soddisfazione. In più abbiamo avuto una grande attenzione dai mass media, cosa che invece in Italia non riusciamo ad avere, siamo stati invitati ad una trasmissione televisiva molto conosciuta in Canada, abbiamo fatto un concerto in un club di Toronto che è stato trasmesso da una radio canadese in diretta. E’ stato emozionante perché non avevamo mai suonato in una diretta radiofonica per di più in un’altra nazione. E’ stato un po’ traumatico perché siamo stati catapultati sul palco dopo un gruppo australiano molto bravo, i The Odress. Ci siamo buttati con un sound check di forse tre minuti e abbiamo sentito tra il pubblico uno che diceva “Trenta secondi alla messa in onda!” abbiamo detto “oddio!” (risate genrali ndg). E poi via, siamo partiti abbiamo fatto questi quaranta, cinquanta minuti di musica di filato; e poi è stato bello perché abbiamo ricevuto tante e-mail dal Canada con i complimenti, quindi c’è stato anche un bel ritorno.
Comunque siete una band abbastanza compatta, il che viene trasmesso anche attraverso le canzoni…
Si, cerchiamo di trasmetterlo attraverso le canzoni e soprattutto attraverso i brani suonati in concerto. Abbiamo lavorato molto anche su questo aspetto, perché alcuni brani non sono assolutamente facili da rendere dal vivo. Soprattutto quelli dell’ultimo album, “Lo Spirito delle Foglie”, hanno arrangiamenti molto complessi per un gruppo di quattro elementi di cui uno tra l’altro, il sottoscritto, deve anche cantare mentre suona la chitarra ed è quindi impossibile fare gli arrangiamenti identici a quelli del cd. Per cui abbiamo dovuto lavorarci parecchio. Alcuni brani sono praticamente impossibili da fare dal vivo, magari un giorno se avremo un’orchestra a disposizione… (risate generali ndg)! Però abbiamo cercato di dargli un’impronta anche abbastanza vivace proprio dal punto di vista ritmico perché avevamo voglia di trasmettere un po’ di carica.
Qualche progetto per il futuro?
Soprattutto a livello di concerti. C’è un progetto televisivo però questo è prematuro nel senso che comunque sia il nostro video sembra che andrà su una trasmissione di raitre questo autunno però non abbiamo ancora conferma. Per quanto riguarda il mondo di Tolkien c’è un appuntamento che si tiene ormai da tre anni “I Borghi dell’Anello” in Valle Prembana, in provincia di Bergamo, il 5 e il 6 Agosto, poi c’è Hobbiton ovviamente, tra l’altro ci hanno confermato che saremo presenti con due concerti il sabato e la domenica pomeriggio il 2 e il 3 di settembre. E poi c’è un appuntamento che ci rende un po’ orgogliosi esser stati chiamati. E’ il Gusto Folk, un grosso appuntamento che raccoglie molti spettatori ogni anno avremo l’onore di suonare assieme a delle pietre miliari di musica folk e celtica italiana ed europea come i Birkin Tree e i Wolfstone che sono un gruppo emergente molto energetico. Quella serata dovremo dar sfoggio di tutta la nostra grinta perché non possiamo essere di meno (risate ndg)!
Un messaggio a tutti i lettori de “La Voce di Edoras”:
Il messaggio che posso mandare legato ai temi di cui abbiamo parlato, soprattutto legati a Tolkien, è che il libro non deve essere soltanto un luogo in cui nascondersi e scappare. Comunque sia la Terra di Mezzo esiste anche al di fuori delle pagine del libro. Non c’è niente di male nelle persone che non sono soddisfatte della propria di vita o comunque che cercano delle motivazioni o un angolo dove poter ritagliare un suo spazio. Lo si può trovare per esempio in un libro e il libro di Tolkien non fa eccezione. Bisogna non arroccarsi tra le pagine di un libro, ma prendere spunto da questo per trovare degli stimoli e delle motivazioni per esprimersi anche nel mondo reale.
…Non diventare un Gollum allora!
Eh, he! Esattamente!

Discografia:
Voci della Terra di Mezzo
Il Canto degli Alberi
Lingalad in concerto
Lo Spirito delle Foglie
I Sentieri di Lingalad (dvd video)
Formazione:
Giuseppe Festa – voce, chitarra, flauto traverso, flauto lakota e thin whistle
Fabio Ardizzone – basso e chitarra
Claudio Morlotti – chitarra, dobro, bouzuki, doulcimer e ghironda
Giorgio Parato – batteria, congas, chitarra e piano
Info su www.lingalad.com "
By Graziano "Silveral" Caputo
http://lavocediedoras.altervista.org
http://lavocediedoras.altervista.org
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