Lunastella - Ashura scrive
Titolo originale: Labyrinth
Paese: USA
Anno: 1986
Durata: 102`
Colore: colore
Audio: sonoro
Genere: Fantastico
Regia: Jim Henson
Soggetto: Jim Henson e Dennis Lee
Sceneggiatura: Terry Jones
Produttore: Eric Rattray
« Con rischi indicibili e traversie innumerevoli io ho ritrovato la strada per questo castello oltre la città dei Goblin, per riprendere il bambino che tu hai rapito. La mia volontà è forte come la tua e il mio regno altrettanto grande. Tu non hai nessun potere su di me! »
Attori
David Bowie: Jareth, il re dei Goblin
Jennifer Connelly: Sarah
Toby Froud: Toby
Shelley Thompson: Matrigna
Christopher Malcolm: Padre
Shari Weiser: Gogol
Warwick Davis: Goblin Corps
Frank Oz: Saggio
Trama
1986, Jim Henson da vita a Labyrinth – dove tutto è possibile, aiutato da Brian Froud il più famoso illustratore di fate, elfi e altre creature che appartengono all’immaginifico regno della fantasia. Brian riesce a vestire le sue creature del giusto equilibrio tra bene e male conferendo alle sue creature una mistura di ambiguità e doppiezza, benevoli nell’aspetto ma dall’anima enigmatica e malefica. Inoltre è maestro nello studio dell’anatomia umana, riuscendo a deformare ogni singola parte di essa .
Jim Henson vuole realizzare qualcosa che lasci il segno nel cinema fantastico, così mentre si diletta nella rielaborazione di Alice nel paese delle meraviglie e il Mago di Oz, abbandona il tutto per la realizzazione di Labyrinth che si avvicina molto per stile a Dark Crystal film d’animazione girato nel 1983 dallo stesso Henson ma soprattutto Frank Oz.
La protagonista del film è una ragazza, Sarah, la quale passa il suo tempo tra le pagine di un libro “Il labirinto” racconto ambientato in un regno fatato popolato da creature fantastiche e soggiogato da Jareth, il re dei goblin. Ma l’equilibrio in cui realtà e fantasia convivono nella vita di Sarah è spostato a favore di quest’ultima. Così una sera che il padre e la matrigna devono uscire e che spetta a lei badare al fratellino Toby il suo viaggio ha inizio, capovolgendo la realtà e varcandone i confini.
Esasperata dai continui piagnistei del piccolo, dalle ingiustizie che crede di subire (la lite con la matrigna, il trovare il suo peluche preferito nella culla del neonato) e dal fatto di ritenere di non essere libera di fare ciò che vuole, prega il re dei Goblin di venire e portarsi via il piccolo Toby.
Ma bisogna stare attenti a ciò che si desidera. Infatti il re di Goblin, Jareth, compare portandosi via il bambino.
Ora Sarah deve fare la sua scelta, rinunciare al fratellino e con lui ad ogni altro futile legame con la realtà per abbandonarsi completamente ai propri sogni oppure tentare di riprendere il bambino attraverso il labirinto. E Sarah farà la sua scelta. Inizia così la sua avventura alla ricerca del piccolo Toby che la porterà ad attraversare il regno incantato di Labyrinth, dove incontrerà strani esseri, e dove si troverà a risolvere indovinelli, affrontare trabocchetti e tradimenti.
Il filone narrativo del film segue temi già affrontati in racconti divenuti classici come il famosissimo libro scritto da Lewis Carroll, “Alice nel paese delle meraviglie” e “Il mago di Oz” di F.Baum, al quale Labyrinth si ispira in maniera molto chiara, ovvero la ricerca di se stessi. La forza del film, cardine della pellicola è l’impatto visivo, l’irrealtà, il surreale domina ogni scena del film. Brian Froud fa suoi i deliri dei surrealisti Dalì ed Escher. Sembra di entrare nelle tele di questi artisti e perdersi nelle illusioni ottiche che impreziosiscono ogni scena del film. Da notare l`ultima scena, che si svolge nella stanza delle scale, chiaro riferimento all`arte di Escher ed al suo dipinto "Relativity".
Ora un passaggio obbligatorio su cui devo soffermarmi sono proprio le creature che dominano la scena dall’inizio fino alla fine del film. Ogni creatura è strutturata con dovizia di particolari, e non solo nell’aspetto ma anche nel carattere, come scordare il nano Gogol, fifone e codardo ma che scoprendo l’amicizia sconfiggerà le sue paure; Bubo, terrificante quanto gentile mostro e Didymus, buffo cavaliere dalle fattezze canine, minuscolo quanto impavido e maestro di coraggio. Jareth, il re dei Goblin e del Labirinto, non sembra quel tiranno che dalla sua stanza del trono cospira e trama per accrescere il suo potere, al contrario sembra annoiarsi, si sente solo e trova nel piccolo Toby non un prigioniero ma un erede, qualcuno che un giorno lo possa sostituire per alleviarlo dal peso del comando, ma questa badate è una mia interpretazione e può essere smontata in qualsiasi momento.
E Sarah, riuscirà alla fine a trovare se stessa? Sarà capace di liberarsi dal dominio di Jareth, o piuttosto di rinunciare al potere che attraverso di lui lei stessa possiede?
Nel passaggio dall’infanzia all’età adulta è davvero necessario dire addio alla fantasia?
Nel commovente finale di questa splendida storia Sarah troverà la risposta.
Devo dire che sono cresciuto con questo film e forse devo proprio a lui la mia passione per il fantasy. Sapete la scintilla che da origine al divampare della fiamma, una cosa del genere.
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