Watchmen

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wmTitolo originale: Watchmen
Lingua originale: inglese
Paese: USA
Anno: 2009
Durata: 161 minuti
Genere: azione, supereroi
Regia: Zack Snyder
Soggetto: dal libro a fumetti di Alan Moore & Dave Gibbons
Sceneggiatura: David Hayter, Alex Tse
Produttore: L. Gordon, L. Levin, D. Snyder
Produttore esecutivo: H. Gains
Casa di produzione: Warner Bros.
Distribuzione italiana: Universal Pictures

 

Interpreti e personaggi:

Billy Crudup: Dr. Manhattan/Jon Osterman
Patrick Wilson: Gufo Notturno/Daniel Dreiberg
Jackie Earle Haley: Rorschach/Walter Kovacs
Malin Akerman: Spettro di Seta/Laurie Juspeczyck
Carla Gugino: Sally Jupiter
Matthew Goode: Ozymandias/Adrian Veidt
Jeffry Dean Morgan: Il Comico/Edward Blake
Stephen McHattie: Hollis Mason
Matt Frewer: Moloch/Edgar Jacobi 

Storia dell'Autore

Alan Moore nasce a Northampton, in Gran Bretagna, il 18 novembre 1953 da Ernest, operaio di una locale fabbrica di birra, e Sylvia, operaia saltuaria in una stamperia dei dintorni, al St.Edmunds Hospital. 

MooreCieco dall'occhio sinistro e sordo dall'orecchio destro, Moore riesce comunque a sopravvivere nel suo quartiere, dove vive in una casa popolare di stile vittoriano. A causa del lavoro, Alan resta in custodia della nonna insieme al fratello più giovane Mike o, più spesso, viene lasciato solo: il suo passatempo preferito è quello di leggere libri, appassionandosi soprattutto alla mitologia e della leggenda di Robin Hood. Tra i primi fumetti della sua vita si contano, poi, alcune serie umoristiche inglesi come Topper e Beezer. Ben presto, però, scopre il fumetto americano di genere supereroico: è il 1961 quando inizia a leggere le storie della cosiddetta Silver Age.

Le sue prime letture riguardano principalmente Superman, cui si aggiungono i Fantastici Quattro, formando in maniera indelebile lo stile e le passioni di Alan Moore, che inizia anche a leggere materiale soprattutto prodotto da DC Comics e Marvel.

Si iscrive alla Northampton Grammar School, saltando spesso le lezioni per divertirsi con gli amici, iniziando anche a frequentare le sue prime fiere fumettistiche come appassionato. In questo periodo inizia a corrispondere anche con Phil Clarke, organizzatore di convention, e con Steve Moore, curatore della testata Fantastic, che conosce dopo poco. Sono anni intensi anche per le letture fumettistiche: su tutti riviste come The Mighty Crusades o i supereroi della Charlton, ma anche Spirit di Eisner, o le epiche riviste della scena underground, come Mad, Arcade, Graphic Story Magazine, Oz. È di quel periodo la sua prima collaborazione nel campo con diverse fanzine: nel 1969, sulla rivista Cyclops, appare la sua prima illustrazione, una pubblicità per la libreria Dark They Were and Golden Eyed, specializzata in fantascienza.

Quando ha 17 anni viene scoperto il piccolo spaccio di LSD che ha messo in piedi a scuola, e di conseguenza è cacciato via: il preside, con una serie di lettere, gli impedisce di iscriversi a qualsiasi altra scuola del paese. Moore è così costretto ad entrare nel mondo del lavoro, svolgendo le attività più disparate, dal tosatore di pecore, al portiere, dall'addetto alle pulizie, al magazziniere.

Nel frattempo inizia a collaborare con il Northampton Arts Lab: è di quel periodo la decisione di farsi crescere la barba e di interessarsi in maniera più attiva alla politica. Con un gruppo di amici dell'Arts Lab contribuisce alla pubblicazione delle riviste Embryo e Rovel, quindi prova a scrivere le sue prime canzoni.

Nel 1974 sposa Phyllis, incontrata ad una serata di lettura di poesie. La coppia va a vivere di fronte al North Gate, mentre Alan continua a lavorare per la Kelly Bros Pipe Company, anche se nel suo tempo libero si diletta sempre a disegnare e a scrivere. Da Phyllis ha due figlie: prima Leah, nata nel 1977, e più tardi Amber. 

Commento

Watchmen è la trasposizione cinematografica dell'omonimo romanzo a fumetti di Alan Moore (che non appare nei crediti del film) e Dave Gibbons, pubblicato a partire dal 1986 dalla DC Comics in una miniserie di 12 numeri.

L'opera di Zack Snyder (“L'alba dei morti viventi”, “300”) condensa più di 400 pagine di fumetto in un filmone di oltre tre ore, nel quale si sviluppa la storia dei Minutemen, (anti)eroi mascherati che, alle prese con problemi comportamentali e esistenziali, riescono (forse) a salvare l'umanità da fine certa, pagando, per questo, un prezzo altissimo.

Snyder (con l'aiuto degli sceneggiatori David Hayter e Alex Tse) si destreggia con precisione nella difficile botanica arte di potatura dell'albero: lo fa crescere dritto, alto e soprattutto sano, magari non così fronzuto, ombroso e forte, ma almeno ha evitato i parassiti.

Giustamente “infedele” (come dovrebbero essere tutte le trasposizioni filmiche di opere cartacee) rispetto all'originale, “Watchmen, il film” naviga tra scene altamente spettacolari con effetti speciali mirati, e indagine psicologica dei personaggi; alterna andamenti da soap opera e serial televisivo, a fughe negli action movies, cercando comunque sempre di mantenere la barra del timone sul linguaggio fumettistico: spesso la sceneggiatura si avvale della telecamera fissa e della voce fuori campo che simulano le sequenze delle vignette (così come Snyder aveva fatto anche per 300), cosa che, a scapito della dinamicità dell'immagine (solo apparente), si configura come un giusto tributo al mondo dei comics.

Particolarmente azzeccato risulta l'utilizzo dei titoli di testa che offrono una panoramica suggestiva degli eventi precedenti alla storia narrata nel film, facendo calare lo spettatore (anche e soprattutto chi non ha letto il romanzo a fumetti) immediatamente nell'atmosfera del racconto, condensando quaranta anni di eventi super-eroistici e storici in una sorta di videoclip in stile pubblicitario davvero di mirabile fattura.

Bravi gli attori, provenienti da serie televisive o dal mondo dello spettacolo. In particolare J.E. Haley (Rorschach), l'unico ad avere una certa esperienza, che dà vita ad un personaggio intenso , vero protagonista del film (grazie anche al doppiatore italiano Massimo Rossi).

Paradossalmente i limiti di “Watchmen, il film” sono gli stessi suoi pregi. Il ricorso alle tecniche del serial televisivo e del videoclip, se da un lato assicurano un successo modale e agevolano la fruizione da parte del pubblico più giovane, dall'altro conferiscono un ritmo piuttosto piatto, senza diseguaglianze sul piano narrativo che sottolineino i momenti importanti e riducano quelli meno. In sostanza si nota una mancanza di accenti, di contrazioni e dilatazioni che portano a riflettere sul fatto che il film avrebbe sopportato, con giovamento, un ulteriore taglio di una ventina di minuti e che, probabilmente, una maggiore personalità di sceneggiatura nell'adattamento avrebbe consegnato al pubblico (dato anche il materiale di Moore-Gibbons a disposizione) un film sicuramente più solido e robusto. 

by Victor

 


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