Jonathan Rhys-Meyers è James. Agente segreto sotto copertura a Parigi: giovane, idealista, con tutto l'entusiasmo e la predisposizione ad essere ligio al dovere di un novizio al suo primo incarico importante. John Travolta è lo scatenato agente Wax. Impulsivo, irrispettoso, sempre un passo oltre la linea che demarca il poco ortodosso dal fuori di senno. Si vedono accoppiati per una missione importante ed ecco: mi aspetto il tipico filmetto in cui l'improbabile accoppiata di sbirri si trova insieme per salvare il mondo. Così sono entrato nella sala cinematografica, con il mazzo delle riserve già ficcato in tasca.
Ammetto che alcune di quelle riserve le ho mantenute. Nella prima mezz'ora si è in grado di anticipare la trama, seppur non nei particolari. Non è uno di quei film dal profondo spessore narrativo. Ma lo consiglio a chi ama la visione di una pellicola dal ritmo elevato, una di quelle disincantate dove si vuole un po' di sano "spacca e spara", impreziosita però dal personaggio interpretato da John Travolta, carismatico ed imperdibile che da solo vale tutto il film.
Due parole su Besson

La sceneggiatura è di Luc Besson, già ben conosciuto sia come regista che come sceneggiatore di film del calibro del Quinto Elemento, Nikita, Léon, Taxxi, Transporter per citarne solo alcuni tra i più noti. Francamente, se c'è lui a dirigere le scene, io mi sento già fiducioso di potermi gustare un film ricco di immagini e sequenze d'impatto. Non mi ha mai deluso in passato e non lo ha fatto nemmeno questa volta. Giusto per non tralasciare due parole su di lui, in questo film ho trovato perfino la smentita di ciò che alcuni suoi detrattori millantano da tempo: ovvero un paio di elementi comuni sempre presenti nei suoi film.
Uno è quello della ragazza che spara: all'apparenza fragile, sia fisicamente che caratterialmente, si ritrova nella situazione di reagire armata e ben disposta a dispensare morte; la vediamo in Nikita, nel ruolo della protagonista, così come nel Quinto Elemento, dove sempre la protagonista femminile ha addirittura il ruolo di Guerriero Supremo in un esile corpo da modella. In From Paris with Love, la ragazza che spara (non dico oltre per non rovinare la visione a chi ancora non se l'è concessa) non ha molto di fragile e a metà film si rivela in tutto il suo minaccioso potenziale.
L'altro elemento è quello legato alla forte componente patriottica che molti addebitano a Besson. I suoi film sono spesso ambientati in Francia, e quelli che non lo sono vanno comunque a rimarcare il ruolo del Governo come perno centrale ed irremovibile, l'Autorità indiscussa, il Governo supremo e totalitario, simbolo di quella Monarchia a cui Besson si è appellato nel suo ruolo superiore. Lo si vede in molto suoi film; addirittura in Giovanna d'Arco molti lo hanno accusato di aver creato un film palesemente di parte, in cui ciò che prevale è la volontà di dare onore all'esercito francese più che mostrare la verità della storia. In From Paris with Love l'ambientazione è parigina, ma è una Parigi lontana dalle immagini fastose cui siamo abituati: qui sono mostrati i sobborghi, le grandi superstrade che corrono verso e intorno alla capitale, potrebbero benissimo appartenere ad una grande città multietnica qualunque; in parole povere non ho mai intravisto la Tour Eiffel - con somma soddisfazione: ho sempre avuto l'impressione che fosse un tantino sopravvalutata.
Il Film

La scelta del titolo già me lo rendeva simpatico. Chiaro riferimento al pià celebre From Russia with Love che vedeva agente segreto con lo stesso nome (James) di uno dei due protagonisti. Già così lo propone come una versione più scanzonata, che è in effetti un'impressione che ha accompagnato l'intera visione del film.
La regia ha studiato ritmi spesso elevati. Sin dal suo arrivo a Parigi, l'agente Wax mobilita tutto e tutti diventando l'elemento catalizzatore di ogni evento. Anche la vita di James ne viene stravolta: il bravo ragazzo, il cui scopo è di ottenere prestigio e convolare a nozze con la sua fidanzata, capisce che qualcosa non va nel momento stesso in cui va a prendere Wax all'aeroporto, trovandosi a che fare con un energumeno rasato con orecchini e pizzo scuro da pirata che inveisce ed insulta gli agenti della dogana. Anticonformista, impulsivo, fuori delle regole e sempre pronto a premere il grilletto della sua fidata pistola - cui ha dedicato il suo vincolo matrimoniale, a detta sua - è l'esatto opposto di James.
Il novizio si troverà presto coperto di sangue e lividi, con un buon numero di effrazioni e reati vari sulle sue stesse spalle, trascinato in sparatorie tradotte in inevitabili carneficine, coinvolto in una operazione che da semplice ricerca dei membri responsabili di un traffico di droga internazionale, sfocia in qualcosa di molto più complesso che è legato a doppio filo proprio a lui e alle sue vicende personali.
Protagonista indiscusso è il personaggio interpretato da un energico Travolta, la cui camaleontica espressività è da manuale. Passa dal sorriso furbesco da canaglia che la fa franca, alla faccia di pietra di chi fa il duro in una situazione adrenalinica, alla espressione irosa di chi reagisce con violenza a quella sottile di chi gioca a portare l'interlocutore esattamente dove vuole lui. E' brillante, è vulcanico, è fuori dalle righe. Un personaggio che merita di essere riproposto in un sequel, così come un attore che merita di essere rivisto.
Nessuna lode né infamia invece per il suo sparing partner, Jonathan Rhys-Meyers, qui in un ruolo che forse gli va stretto poiché a mio parere non ha la faccia del bravo ragazzo che deve interpretare, e non possiede la ricca espressività e la poliedricità di Travolta. Al suo fianco appare ancora più statico nelle espressioni e ciò che fa capire che il suo umore è cambiato dalla scena precedente, è è da attribuire esclusivamente al doppiaggio. Demerito suo o semplice accoppiata non riuscita? Non saprei quale dei due elementi scegliere. Forse entrambi.
Verso la conclusione del film ho trovato poi un ulteriore motivo di puro godimento. Dopo le sparatorie, le esplosioni, le trovate geniali e le svolte più o meno improvvise della trama (comunque ricca di tutti gli elementi di un bel film di azione) l'inseguimento di turno vede il cattivo a bordo di una macchina che altrimenti non avrei mai ritenuto possibile in altro contesto: eludendo le agilità e la potenza di una più moderna ed assettata Audi, ho visto una Volvo familiare dare del filo da torcere agli inseguitori. Uscito dal cinema e montato a bordo della mia, mi sono illuso per un po' di poter vivere le stesse prestazioni. Illusione e magia del cinema.
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