“Mi chiamo Paloma, ho undici anni, al temine dell’anno scolastico, quando ne avrò dodici, esattamente fra 165 giorni, mi suiciderò“
Premesso, non è un fantasy, nè un mitologico o storico, è solamente un “piccolo capolavoro“, in questa selva di brutture super pubblicizzate, questa opera (perché di questo si tratta) si distingue per grazia e capacità di raccontare una storia coinvolgente.
Concittadini di Dragonisland, ho un Buona Novella da annunciare: ieri in DVD ho visto un film che è una vera chicca: Il Riccio di Mona Acache.
“ Non è importante quanto vivi o quando morire, l’importante è come vivi in quel momento “ (Paloma)
La trama: Il film è ambientato interamente in uno stabile residenziale della Parigi bene, ai giorni nostri, abitato da personaggi importanti e ricchi della borghesia parigina.
Ha due protagoniste principali, la prima una ragazzina di nome Paloma (Garance Le Guillermic), secondogenita di una famiglia borghese, la seconda la portinaia dello stabile Renée Michel (Josiane Balasko).
Già l’inizio è choccante: stanza buia, la protagonista Paloma parla davanti ad una telecamera ed annuncia la sua intenzione, da lei detta ponderata, di suicidarsi alla fine dell’anno scolastico. Ne spiega le ragioni con lucida razionalità, non sono le squinternate visioni di una mente psicotica, ma il frutto di un analisi della realtà che la circonda di una ragazzina straordinariamente intelligente. E’ il suo modo per sfuggire ad un futuro che a lei sembra segnato e fatto di ipocrisie. E’ disaffezionata ai suoi familiari perché ne vede e ne soffre le contraddizioni e le meschinità,:la madre persa nelle sue depressioni, il padre burocrate assente e di poco spessore umano, la sorella viziata e vacua. Carenza d’amore si potrebbe dire o di motivazioni per vivere.
Decide di trascorrere da protagonista questo ultimo anno di vita raccontando la vita familiare e raccontandosi attraverso la cinepresa, descrivendo i propri parenti, la vita dello stabile con le sue regole di convivenza e raccontando soprattutto di sè, delle proprie ragioni dei propri perché e delle risposte che si da.
La seconda protagonista, la portinaia, è un personaggio che si rivelerà anch’esso straordinario, è “il riccio“
Il film. Una donna che si nasconde al mondo che la circonda. Come il riccio, per difendersi mostra gli aculei e si chiude a palla, così anche lei mostra i suoi di aculei a tutto il mondo, poco avvenente si mostra brutta, sciatta, antipatica, segue lo stereotipo della portinaia, ignorante e teledipendente “con la puzza di stufato che esce dalla cucina“, come dice lei. Invece è una persona di una cultura straordinaria, un essere mai banale, anch’essa con la paura di vivere "ti sei creato un buon rifugio“, gli ammiccherà Paloma.
E’ un non vivere il suo.
Si conosceranno per merito di Paloma, che in questo suo ultimo anno vuole spingere la sua curiosità fino al mondo circostante, e intrecceranno le loro vite. A rendere il tutto ancora più straordinario è la presenza di un nuovo vicino, un ricco intellettuale giapponese di nome Kakuro Ozi (Togo Igawa). E’ un uomo di profonda sensibilità e dolcezza che saprà conquistare la fiducia delle nostre protagoniste. Ne esce un rapporto a tre intenso, di reciproco scambio affettivo. Il “riccio “ alla fine si schiude e deposita gli aculei.
Il film arriva intenso e leggero sino all’ultima drammatica scena, dove Paloma comprenderà l’importanza degli affetti familiari e l’inconsistenza del suo proposito.
Riuscita del film: Come detto all’inizio è un capolavoro, mai pesante o noioso, tratta argomenti importanti con grazia e leggerezza risultando sempre avvincente, non scade mai di tono, ne diventa stucchevole perdendosi in citazioni filosofiche “alte“. Ha una storia, una bella storia che ha qualcosa da dire e da far vedere e lo fa con arte. Veramente brava la regista, Mona Acache, giovane, credo al debutto in un film importante, veramente da applausi per come fa muovere i personaggi per arrivare al suo fine. Se queste sono le premesse, si può prevedere una bella carriera dietro la macchina da presa.
Il cast è di buon livello, bravi i tre protagonisti, Josiane Balasko, Togo Igawa, e la giovanissima e quindi sorprendente Garance Le Guillermic. Da apprezzare anche l’interpretazione di Anne Brochet nel ruolo della madre depressa.
Il mio giudizio finale è semplice e a questo punto prevedibilissimo: se nel cinema amate l'eleganza, non potete perderlo.
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