[Avventura 5] La Morte della Luna

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Re: [Avventura 5] La Morte della Luna

Messaggioda Davamros » mer giu 30, 2010 7:23 pm

Luogo: Najaah, vicinanza Contrada del Mercato
Ora: Prime ore del mattino

Non ricordava quanto tempo fosse passato da quando si era allontanato dal suo gruppo... forse un minuto, forse un'ora...

La visione ancora inebriava la sua capacità di ragionare...ancora sentiva il calore sulla pelle, e il fastidioso prurito ai piedi. Quasi per paura che tutto fosse stato vero, lo sguardo cade lento ad osservare la pelle rugosa sulle braccia, alla ricerca di bruciature.
Non aveva idea di dove stesse andando, ma il suo istinto li diceva di essere forse nel posto giusto. Per lunghi resta immobile ad annusare l'aria intorno a lui, cercando di distinguere la moltitudine di odori che provengono dal mercato, e proprio quando il viso si alza verso il cielo involontariamente scorge il prossimo punto dove si sarebbe diretto...
Poco lontano sulla sua destra, come Arzhulenn prima di lui, scorge il volo concentrico degli uccelli, probabilmente un luogo dove facilmente trovavano del cibo, proprio come gli avvoltoi che sorvolano un cadavere prima di divorarlo con i possenti becchi... Lentamente comincia i primi passi verso il punto indicato dallo stormo.

Attorno a lui le vivaci voci aleggianti tra le tende del mercato non davano segni di cedimento. Si chiedeva, cercando di calcolare mentalmente, quanto tempo fosse passato dallo sfortunato evento sulla spiaggia. E quanto la notte che amava tanto si sarebbe fatta aspettare. O forse la notte in quel posto era indicata dallo sorgere di quel strano astro...

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Re: [Avventura 5] La Morte della Luna

Messaggioda Barimoor » lun lug 05, 2010 12:56 pm

Personaggio: Giovanni Ardenzio
Luogo: Najaah, Contrada del Mercato - nella Locanda
Ora del giorno: Prime ore del mattino

Il bancone sembra costituito da un unico piano di legno, piallato dall'uso e strofinato così energicamente da renderlo quasi lucente nel riflesso schermato della luce esterna. Al di là, un individuo smilzo così alto da superarti di tutta una testa; come copricapo indossa un imponente turbante bianco su cui è fissato un onice grosso come una noce, il cui colore scuro richiama i sottili occhietti che ti stanno osservando. Sincero o meno, un sorrisetto esita sulla sua bocca, appena sotto un lungo naso le cui narici scopri essere tatuate con minuscoli disegni geometrici.

Senti il peso del suo sguardo indagatore lungo tutto il percorso che compi dai cuscini al bancone. Suo, e di tutti gli altri avventori che senza interrompere il loro sussurrato sottofondo di chiacchere studiano il nuovo arrivato. Non ti volti nemmeno a guardare Velien, conscio che avresti potuto trasmetterle una insicurezza che svilirebbe l'ultimo messaggio che le hai trasmesso.

E' in quel momento che avverti un improvviso pizzicore, in alto nella schiena, nello stesso punto in cui hai avvertito una fitta di dolore uscendo dalla sede della Milizia. Qualcosa che è a metà tra un prurito improvviso e la puntura di una zanzara.




Personaggio: Velien Vengarde
Luogo: Najaah, Contrada del Mercato - nella Locanda
Ora del giorno: Prime ore del mattino

Nel momento stesso in cui hi pensato queste parole, qualcosa si agita nei recessi della tua mente al confine tra conscio ed inconscio. Una sorta di fredda predisposizione alla consapevolezza, come se avessi intuito di aver detto qualcosa di importante... il cui senso completo però ancora ti sfugge.

E come in risposta, senti la serpe muoversi. Lenta, sinuosa, inizia a risalire contro la tua pelle diretta verso la curva morbida del seno. Centimetro dopo centimetro, in una lubrica carezza che stimola un brivido faticoso da contenere. Come se all'improvviso ti sfuggisse la padronanza delle tue reazioni fisiche, avverti una vampata di calore salire per il collo ed arrossarti le guance, mentre improvvisamente il respiro si fa corto. Chi dice che le serpi sono animali freddi non li conosce abbastanza: Shizsaas è caldo, la elastica muscolatura che lo compone si muove contro di te come un amante abbastanza abile da conoscere i punti da stuzzicare con un semplice, lieve contatto.

La sua voce è nella tua testa e ha quel particolare timbro di chi parla con la bocca atteggiata a un sorriso. Ma come può essere? E' solo un piccolo rettile... o no?
I tuoi pensieri mi sfiorano come seta, mia padrona. Posso esserti utile?




Personaggio: Arzhulenn
Luogo: Najaah, Contrada del Mercato
Ora del giorno: Prime ore del mattino

L'uomo sta ancora osservando con aria perplessa le monete che gli hai dato. E' sorpreso dalla tua generosità o... sta osservando un conio diverso dal proprio, chiedendosi magari se sia affidabile? Quali che siano i suoi pensieri, alza lo sguardo quando usi la parola straniera e sorride, esibendo due incisivi d'oro lucente che spiccano nella chiostra di quelli regolari e bianchissimi che l'affiancano.

"Straniera? Non lo avrei mai detto. Pensavo provenissi dal quartiere dei moli, osservando la tua pelle blu. Ti chiedo scusa per la mia franchezza, mia signora, e ti prego di perdonare le mie parole se sono sembrate superficiali", e incredibilmente si prostra in un profondo inchino sfiorandosi con le dita prima la fronte e poi le labbra in un gesto misurato.
Quando rialza il volto, nei suoi occhi c'è una espressione diversa e il tono di voce si fa più grave.

"La persona che cerchi ti starà sicuramente aspettando. Se la cerchi significa che l'hai vista, e se l'hai vista, è perchè lei ha deciso di mostrarsi a te. Così funziona con la vecchia Hadyia. Non sprecare la sua generosità facendola attendere oltre". E torna ad esibire il breve, luccicante sorriso. "I miei figli ti ringrazieranno nelle loro preghiere, stasera. Posso sapere il tuo nome, affinchè possano ricordarti correttamente?"




Personaggio: Shakh
Luogo: Najaah, Contrada del Mercato
Ora del giorno: Prime ore del mattino

La tua attenzione viene riportata al qui e ora nel momento in cui una donna ti urta il gomito passando oltre. Ne intravvedi il profilo marcato e i lineamenti sottili, la testa riparata dal sole da un ampio tessuto colorato rivolta al bimbo che porta in braccio. Intorno a te il vociare del mercato, le urla degli imbonitori che cercano di attirare l'attenzione dei passanti promettendo l'impossibile, sorrisi e ampi gesti rassicuranti, mercanzia in bella vista esposta ovunque in un complicato caos all'interno del quale è difficile muoversi.

Più di qualcuno rivolge un'occhiata perplessa a te e all'equipaggiamento che ti porti appresso, e ti rendi improvvisamente conto che manca del tutto gente armata qui.
La seconda illuminazione ti giunge direttamente dal brontolìo dello stomaco: non ricordi nemmeno qual è stata l'ultima volta che hai messo qualcosa sotto i denti. E alle tue narici dilatate arriva giusto giusto il profumo inconfondibile della carne che viene cucinata.
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Re: [Avventura 5] La Morte della Luna

Messaggioda Kronall » mar lug 06, 2010 2:36 pm

Personaggio: Giovanni Ardenzio
Luogo: Najaah, Contrada del Mercato - nella Locanda
Ora del giorno: Prime ore del mattino

Istintivamente il mercenario si schiaffeggiò la schiena, come se avesse voluto schiacciare un insetto, atto poi seguito da un'energica grattata sempre in corrispondenza della parte pruriginosa.
Sperando che il prurito svanisse subito (non voleva dare l'idea di avere le pulci, grattandosi in maniera forsennata per un paio di minuti) si rivolse quindi al tipo dietro al bancone, che presumibilmente doveva essere l'oste.
Avvertì gli sguardi della gente su di sé ma cercò di non darvi troppo peso: presto si sarebbero abituati alla sua (e di Velien) presenza, e tutto sarebbe filato liscio. Era un pò come quando su un mercantile salivano nuovi passeggeri; inizialmente l'equipaggio era tutto ridolini e battute di dubbio gusto, ma poi col tempo avrebbero perso interesse nella nuova attrazione, e ripreso a dedicarsi ai loro doveri.
Il difficile stava nel non rispondere alle provocazioni durante quel lasso di tempo. Giovanni doveva mantenere la calma e fare finta di niente, anche se qualcuno di quei bifolchi avesse avuto l'ardire di offenderlo; non doveva perdere il controllo, o per loro, unici due umani in una città di alieni, sarebbe stata la fine.

Il tipo lungo e sottile indossava un turbante bianco (anche questo gli fece rammentare il Sultanato... le affinità si stavano accumulando ad un ritmo impressionante) con una grossa gemma scura. I suoi occhi porcini lo avevano scrutato insistentemente da quando aveva lasciato Velien, e al guerriero non piacque per niente.
Cercò di comportarsi come un cliente qualunque. Rispose al sorriso dell'oste con un altro sorriso, il più spontaneo tra quelli del suo repertorio.

"Salve... io e la mia signora, laggiù, vorremmo ordinare da mangiare e da bere... essendo 'nuovi' di Najaah, sareste così gentile da illuminarci sulle specialità del posto? Viaggiare mette fame, sapete, ahah!"

Si stupì del linguaggio forbito che era riuscito a sfoggiare; la lingua quasi gli si attorcigliò per lo sforzo.
Ecco cosa accade a passare troppo tempo in compagnia dell'aristocrazia femminile di Ivanovia, pensò tra sé e sé.
Mentre attendeva la risposta dell'oste, gettò uno sguardo in direzione di Velien, per capacitarsi che la fanciulla non avesse problemi. Sperava in una reazione amichevole dell'interlocutore: in quel caso, avrebbe potuto anche scambiare qualche parola con lui e ricevere delle informazioni.
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Re: [Avventura 5] La Morte della Luna

Messaggioda Lunastella » ven lug 09, 2010 9:56 am

La Ynyskorr sorride rinfrancata: finalmente qualcuno che la tratta con gentilezza e che si rapporta con lei da pari a pari. La sua mente anallitica nel frattempo ha registrato l'informazione: una parte degli abitanti di Najah ha tratti somatici simili a quelli tipici della sua razza e pertanto nessuno qui la considera "diversa". Ironia della sorte, a quanto pare, in questa città dai due soli, gli unici alieni paiono proprio essere... gli umani!
Arzhulenn ridacchia tra se, a questo pensiero, ben lieta di essersi lasciata alle spalle quei due stupidi! Che si strozzino con le loro arie, mentre si ingozzano di cibo.
In cuor suo Arzhulenn è consapevole del fatto che prima o poi, la loro strada tornerà ad incrociarsi con la sua: di certo anch'essi hanno vissuto la medesima esperienza extrasensoriale e di certo non era un caso se "proprio loro" si erano ritrovati in quella situazione! Ma è ancora presto e gli umani devono ancora crescere in consapevolezza e raziocinio. Probabilmente capiranno qualcosa soltanto se avranno modo di toccare con mano la situazione in tutte le sue implicazioni di pericolo: se continuano con quell'atteggiamento, non tarderanno oltretutto a mettersi nei guai, ma questo non può essere che un bene poichè essi hanno proprio bisogno di trovare qualcuno che assesti loro una formidabile lezione, giusto per rendersi conto che almeno per il momento le loro arie sono fuori luogo e che se vogliono sopravvivere devono imparare a cooperare con le altre razze... che questo a loro piaccia oppure no.
Ma Arzhulenn ha scelto la sua strada e non ha alcuna intenzione di voltarsi indietro a tirarli fuori dai guai in cui andranno a cacciarsi. Kamal o non Kamal, non permetterà a nessuno di insultarla ancora!
In ogni caso - e questo gli umani non lo sanno - la Kentan sa con certezza che la maghetta ha mentito: anche se Kamal ha accettato di parlarle, non le ha concesso nessun privilegio; al contrario, l'ha ben presta rimessa al suo posto ricordandole che per lui, lei è una come tutti gli altri, con i medesimi diritti e doveri. Altro che arie da misteriosa figlia della gallina bianca!
Che si accomodi pure a riferire al capitano delle guardie della sua scomparsa: non ne riceverà certo la ricompensa sperata... tutt'altro! Arzhulenn sa che, contrariamente a quanto ha affermato prima di entrare nella locanda, la bambolina si guarderà bene dal correre da "papà Kamal" a riferire della sua scomparsa, ben sapendo che il farlo significherebbe mettersi da sola il cappio intorno al collo!
Ma chissà cosa ne è stato dell'orco e dell'halfling... forse vale la pena di cercarli più tardi. Quanto agli umani, che se la sbroglino da soli!

Questi pensieri scorrono rapidi dietro alle ciglia socchiuse della Kentan, mentre il suo radioso sorriso abbraccia l'artigiano e le sue dita si chiudono intorno alla statuina di legno che le ha offerto.

Arzhulenn alza lo sguardo al cielo e sfiora per alcuni istanti i cerchi concentrici dei gabbiani, mormorando a fior di labbra alcune parole nella sua lingua nativa.

Infine, prima di accomiatarsi definitivamente dall'artigiano, si inchina profondamente per ringraziarlo della sua cortesia.
"Io sono Arzhulenn... ti ringrazio per quel che mi hai detto. Ora vado dalla Signora Hadyia: hai ragione... non devo farla aspettare! Ma dimmi anche tu il tuo nome, affinchè io lo annoveri tra quelli delle persone d'onore - soggiunge con un piccolo inchino.

Dopo aver ascoltato la risposta dell'artigiano, si volta e con passo deciso raggiunge la porta dell'abitazione di Hadyia. Alza infine la mano dalle lunghe e affusolate dita bluastre che richiude a pugno per bussare sommessamente sull'immagine della luna impressa sul battente.
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Re: [Avventura 5] La Morte della Luna

Messaggioda Davamros » sab lug 10, 2010 2:20 am

A lungo i pensieri dell'orco restano fissati sulla visione... Egli non riusciva a dare a tutto in senso! Non capiva perchè si era trovava in quel strano posto, non capiva perchè fosse comparso insieme a quei strani "compagni"... stranamente si trova a sorridere mentre la quella stessa parola passa nella sua mente. Ma il sorriso svanisce con la stessa rapidità con la quale era comparso sul suo volto.

Una cosa che ancor di più lo incuriosiva, era la strana visione del Dio che calava sulla troll... Era sicuro che Ashkal aveva in serbo qualcosa di importante per lui, ma se quello era un segno, Shakh non era ancora in grado di coglierlo appieno. Per un attimo rimpiange di essersi allontanato da Arzhulenn.

E mentre lo sguardo cala ad osservare la mano che nella visione avrebbe dato fuoco al ignoto campo la stringa di pensieri viene bruscamente interrota da una persona che incauta aveva urtato la sua spalla... l'istinto da orco li dice di afferrare la sua ascia, ma nel momento in cui essa tocca il legno freddo si accorge dei sguardi perplessi dei passanti. La mano abbandona lentamente la sua presa, mentre il respiro diventa più pesante nel tentativo di calmare il cuore che aveva preso a battere all'impazzata.

L'unico desiderio di Shakh era fino a quel momento di ritrovare la troll. Ma un secondo si aggiunse, più urgente, ed indispensabile. Aveva fame, non ricordava l'ultima volta in cui aveva messo tra i denti un pò di cibo. E chiamatela coincidenza, o destino, ma sembrava proprio che qualcuno nelle vicinanze stesse cucinando qualcosa dall'odore a dir poco invitante.
Sorride avido Shakh, mentre lentamente si lascia guidare dal delizioso odore di carne verso il suo pranzo...
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Re: [Avventura 5] La Morte della Luna

Messaggioda Chimera » lun lug 12, 2010 1:07 am

L'effetto è immediato, deciso. Non ho neppure il tempo di impedire che tutto ciò accada, che la vipera ha già trovato la sua nuova sistemazione.
Provo a deglutire, in uno stato che definire d'imbarazzo suonerebbe riduttivo.
I movimenti di Shizsaas, e le scaglie ruvide sulla pelle, finiscono per irrigidirmi sul posto. Qualsiasi cosa abbia in mente di fare, che la smetta.

Poi una rapida occhiata nei dintorni, accompagnata dalla speranza che nessuno dei presenti, in quell'istante, faccia caso a me.
Un'utopia, probabilmente, dato che dal momento in cui ho messo piede li dentro con il guerriero, i commensali avevano solo apparentemente placato la loro curiosità.

Quasi impalpabile e impercettebile il sussurro di Shizsaas riporta la mia concentrazione ad un livello di molto inferiore alla norma. Non che quei bigotti sembrino essere una vera minaccia per il momento, ma quel guerriero... meglio tenerlo sempre d'occhio.
Ha il sangue troppo caldo, e la mano troppo facile, perchè possa realmente stare tranquilla che non pesti i piedi alle persone sbagliate.
"Potresti iniziare col dirmi cosa c'è nell'aria di Najaah che stuzzica cosi profondamente il tuo interesse. Sembri quasi felice di trovarti qui..."

Con indifferenza passo una mano tra i capelli e la lascio scivolare sulle guance.
Sono arrosate, e infuocate. Particolare che avrei preferito nascondere, almeno a lui.
Non c'è nulla di più imbarazzante che sentire il calore della mia pelle sotto i polpastrelli, per una situazione che sembra del tutto sbagliata. Le dita, anch'esse tradiscono una certa esaltazione, tornano al loro posto con un lieve tremito.
Congiungo le mani, l'agitazione svanirà.

Chissà se anche la vipera ha avuto la mia stessa visione.
Non mi ero mai posta questa domanda, il dubbio non mi ha nemmeno sfiorato.
E' solo un animale, dopotutto. Infuso di magia da capo a piedi, certo, ma sempre un animale.
E forse, se abbiamo condiviso quelle immagini, sarebbe da attribuire unicamente al forte legame che ci unisce.
"Ho la sensazione che tu mi stia nascondendo qualcosa, Shizsaas.
Non è forse la prima volta che osservi questa città? E l'incantesimo in cui ristagna?"


Un'altro rapido sguardo verso il bancone dove si trova Giovanni.
Sembra tutto sotto controllo, apparte il rossore sul mio viso e la leggera tensione che mi blocca lo stomaco.
Devo uscire da qui. Non posso permettere che lui mi veda in questa stato.
"Torna al tuo posto, Shizsaas. Questo non è il luogo adatto per uno scherzo del genere"
Non lo farà, ne sono consapevole. Con tutte le probabilità continuerà a risalire fino al mio collo, il suo posto prediletto.
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Re: [Avventura 5] La Morte della Luna

Messaggioda Barimoor » lun lug 12, 2010 4:34 pm

Personaggio: Giovanni Ardenzio
Luogo: Najaah, Contrada del Mercato - nella Locanda
Ora del giorno: Prime ore del mattino

Il sorriso sottile dell'uomo si allunga fino agli zigomi, esponendo una formidabile dentatura.
"Sono onorato che abbiate scelto il mio umile locale per conoscere la nostre specialità, straniero. Il mio nome è Ahmed e ti prego di considerarti il benvenuto qui". La sua mano sfiora labbra e petto inchinandosi nel frattempo per dare maggior formalità al suo gesto. Quando si raddrizza, non puoi fare a meno di notare che i suoi occhi guizzano per un istante verso Velien prima di riportarsi su di te.

"Sarà per me un piacere portare direttamente a te e alla tua signora alcuni dei nostri piatti tradizionali. Il chapati è appena stato preparato dalle sapienti mani della mia signora, abbiamo la harira oppure del tajine con del sanneh, tutto con del chai sempre fresco, a patto che non prefariate la sharbat per qualche lieta ricorrenza. Sono sicuro che ogni cosa sarà di vostro gradimento. Accomodatevi ora: siete miei ospiti, mia volontà è che tutto vi sia lieto e gradito".

Offre un momento di esitazione, prima di avvicinare il volto al tuo in un gesto complice di discrezione, più a beneficio della teatralità che non per una concreta necessità di pronunciare parole senza essere udito... poichè il suo tono di voce è sempre lo stesso, modulato e compassato.
"Ovviamente, sono sicuro che voi ben conosciate i nostri costumi abbastanza per non offendere gli altri commensali. Non vorrei mai che vi piombasse addosso un'accusa di maleducazione, capite vero? ".



Personaggio: Arzhulenn
Luogo: Najaah, Contrada del Mercato
Ora del giorno: Prime ore del mattino

"Mia signora, il mio nome è Hussein, e sono io a ringraziare te per le belle parole. Che i soli ti siano benevoli", esclama con un nuovo inchino, indietreggiando poi per tornare ai suoi affari.
Non puoi fare a meno di notare la sua ultima frase, memorizzandola come un tipo di saluto che i locali devono scambiarsi. I soli devono essere un elemento ben presente nella quotidianità di coloro che vivono qui, e viene da chiederti distrattamente quali altre influenze ha la presenza di due astri su questa gente.

Alzi infine la mano dalle lunghe e affusolate dita bluastre che richiudi a pugno per bussare sommessamente sull'immagine della luna impressa sul battente.
Ed è come se con quel semplice gesto avessi evocato una bolla di silenzio intorno a te, poichè il resto - il tramestìo del mercato con gran vociare dei venditori e dei clienti, rumore di carri e merci spostate, grida e chiacchere prounciate - appare flebile e lontano come se fosse diventato soltanto il sottofondo di una scena che ti vede come protagonista.



Personaggio: Shakh
Luogo: Najaah, Contrada del Mercato
Ora del giorno: Prime ore del mattino

L'olfatto ti guida direttamente a una specie di palco rialzato sopra il quale un agnello sta lentamente ruotando sopra un fuoco. L'ombra è gettata sullo spiazzo da uno spesso telo scarlatto che dona una luminosità rosata sulla scena. Due ragazzetti magri stringono le estremità del lungo spiedo e lo ruotano sul suo supporto, assicurando che la cottura sia uniforme ad ogni parte dell'animale. L'imbonitore è un individuo dalla stazza impressionante, con braccia grandi quanto una delle tue cosce, bicipiti tatuati con uno strano disegno geometrico, volto ornato da un paio di lunghi baffi neri che ricadono fino al mento e un grosso anello d'oro infilato in un orecchio. Alla cintola pende una larga daga unta con cui probabilmente affetta la carne.
Il suo sguardo cade su di te e una strana smorfia si dipinge sul suo volto: un incrocio tra una sorriso ed una smorfia di disgusto.

"Guarda guarda cosa abbiamo qui... cosa posso offrirti, Hassan?"
Quest'ultima parola si traduce istantaneamente nella tua mente per quello che significa: Bello.




Personaggio: Velien
Luogo: Najaah, Contrada del Mercato - nella Locanda
Ora del giorno: Prime ore del mattino

Lo scambio con Shizsaas si svolge in un'atmosfera quasi onirica, in cui le parole echeggiano nelle vostre menti mentre nulla trapela all'esterno, dove le chiacchere tra gli avventori del locale continuano ignare della vostra comunicazione.

"Potresti iniziare col dirmi cosa c'è nell'aria di Najaah che stuzzica cosi profondamente il tuo interesse. Sembri quasi felice di trovarti qui... "

Lo sono, mia padrona. Vuoi dire che tu non lo senti? Non avverti l'aura di potere che irradia questo luogo? Non respiri il significato che tutto questo comporta? Questo è un luogo unico e non lo lascerei per nulla al mondo. E' una occasione irripetibile. Ciò che possiamo fare qui non ha limiti e tutto diventa davvero possibile. Sono... inebriata dalle infinite possibilità.

"Ho la sensazione che tu mi stia nascondendo qualcosa, Shizsaas.
Non è forse la prima volta che osservi questa città? E l'incantesimo in cui ristagna?
"

Ricordi il giorno in cui mi hai evocato, legandomi a te in un rituale di potere arcano? Io sì. E' da allora che attendo questo momento. Lascia che ti dica una cosa, mia signora. Una piccola fiamma impone già rispetto a chi la padroneggia, se non ci si vuole scottare; ma cosa accade se accostiamo la fiamma a un mucchio di erba secca? Tu sei la fiamma, padrona, e questo luogo è ideale per sviluppare e potenziare il tuo potere.

"Torna al tuo posto, Shizsaas. Questo non è il luogo adatto per uno scherzo del genere"

Shizsaas fa saettare la sua lingua biforcuta, cogliendo un punto molto sensibile sulla curva del tuo seno. Ti coglie un brivido, che fatichi a dissimulare, anche perchè subito dopo, come previsto, il tuo famiglio inzia a risalire verso il collo.

E chi ti dice, mia signora, che io stia scherzando?
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Re: [Avventura 5] La Morte della Luna

Messaggioda Sheyraen » mar lug 13, 2010 6:20 am

Personaggio: Arzhulenn
Luogo: casa di Hadyia
Ora: prime ore del mattino

Le dita l’hanno appena sfiorata, un solo tocco e la luna incisa sul battente sembra espandersi, completarsi e sdoppiarsi.
Molto prima però che i tuoi occhi mettano a fuoco il movimento, l’ombra trasudata dall’interno si spande sulla prima fessura del portoncino, mascherandolo man mano che si apre verso l’interno in una muta offerta di benvenuto.
Il primo effluvio che ti viene respirato addosso ha un potente sentore di antico, una mistura che sa di pergamene e libri polverosi, ammantata da incenso e pietra umida di muschio.
Eppure l’insieme sa di fresco, un’oasi ombrosa che trasmette subito un senso di paziente, indisturbata quiete.
Dopo un primissimo istante, l’oscurità si ingentilisce al tuo sguardo che vi si adatta e i primi particolari emergono sotto una luce mitigata che filtra oltre l’intreccio multicolore di veli, drappeggiati su strette feritoie a losanga troppo in alto per affacciarsi sul vicolo da cui provieni.

A dispetto dell’ingresso che appare quasi angusto, la stanza pare aprirsi in una forma che ricorda vagamente un rettangolo, sebbene man mano che si spingono sul fondo, le pareti ai tuoi lati sembrano allontanarsi più decisamente l’una dall’altra, per poi tornare a richiudersi un po’ verso l’estremità di fronte a te.
Un piccolo esercito di libri sfila ordinatamente su una scansia alla tua destra densamente affollata, arricchita da una ricca fila di statuine molto simili a quelle che hai visto presso il mendicante poco fa.
A prima vista, sembra che siano disposte seguendo una scena, quasi tutte si fronteggiano due alla volta, o a gruppi più numerosi, quasi fossero impegnate in una sorta di dialogo continuo.
Accanto alla libreria, su un basso tavolino intarsiato, spicca un’enorme brocca di ceramica scrostata, i cui decori un tempo dovevano essere splendidi.
Non molti altri mobili arredano la stanza che per lo più accoglie qualche scultura dalla forma strana, una colonna spezzata che funge da piedistallo per una lanterna e un tavolo basso, privo di una gamba che è stata sostituita da un paio di grossi libri.
Oltre il tavolo, pigramente abbandonati a semicerchio, una manciata di ampi cuscini ricavati da vari tessuti, spesso rattoppati, abbraccia una sorta di grosso buco ovale nel pavimento, riempito di finissima sabbia bianca dal cui centro emerge un’alta pianta ornamentale dalle sottili foglie azzurro ghiaccio.

Ed è lì, inginocchiata al centro di uno di quei cuscini che scorgi Hadyia.
Fra le mani tiene una coppa vuota, gemella di una adagiata sul tavolino accanto a lei insieme a una brocca e a un piattino colmo di strani biscotti rugosi.
La vecchia tiene il capo basso, e per un attimo hai la netta sensazione che sia persa in una sorta di preghiera molto profonda.
Ha ancora lo stesso velo che le avevi visto indossare presso il mercato e le due gemme che lo fissano ai lati delle orecchie mandano uno strale di luce nella tua direzione nel momento in cui le spalle della vecchia si drizzano, quasi fosse stata colta da una realizzazione improvvisa.
Lentamente solleva la testa, volgendo il rugoso volto di corteccia a tre quarti rispetto a te, ma il suo sguardo bianco sembra scagliarsi severo sul tuo volto nonostante la postura della testa.
È uno sguardo talmente intenso che sembra penetrare oltre la pelle, direttamente in cerca dei tuoi pensieri e oltre.
La bocca però si piega in un sorriso genuino e gentile, mentre una mano abbandona la coppa per sollevarsi verso di te, palmo in alto, in una sorta di gesto che indica l’attesa di qualcosa di scontato.
Quasi tu avessi già disatteso quella sua aspettativa però, inclina subito la testa e la sua voce ti giunge vicinissima, un suono che ricorda il delicato gorgoglio di un ruscello che serpeggia in un sottobosco,

“È meravigliosa, non è vero?”
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Re: [Avventura 5] La Morte della Luna

Messaggioda Kronall » mer lug 14, 2010 12:02 pm

Personaggio: Giovanni Ardenzio
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A Giovanni non piacque il tono dell'ultima frase di Ahmed, nè lo sguardo che aveva lanciato all'indirizzo di Velien. Per non parlare poi del sorriso smagliante che il locandiere aveva sfoggiato poco prima: era vero quanto i capelli di Madame Ziita, la vecchia sgualdrina di Ivanovia.
L'ultima raccomandazione di Ahmed in particolare, alle orecchie del guerriero suonava come un tentativo di intimidazione mal riuscito; le sue dita avevano iniziato a muoversi di vita propria, pronte a riunirsi e a rovesciarsi sulla guancia dell'impertinente in un batter d'occhio.
Ma poi lo sguardo di Giovanni cadde sulla figuretta distesa comodamente sui cuscini a pochi metri di distanza da lui: se avesse agito impulsivamente, Velien ne avrebbe sofferto le conseguenze almeno quanto lui. Se a lui fosse accaduto qualcosa, chi avrebbe aiutato la ragazza a lasciare la città?
Il guerriero non osava nemmeno immaginare cosa sarebbe stata costretta a fare la couronniana per poter sopravvivere in quella città a lei ostile. Decise di trattenersi, ancora una volta... le donne avevano sempre avuto quest'effetto su di lui.
Senza contare che, a prescindere dalla presenza di Velien, provocare una rissa non era la cosa più razionale da fare in quel momento e in quel luogo.
Si limitò ad annuire in risposta alle parole di Ahmed, sempre ricambiando il sorriso e tenendo le mani giunte a mò di gesto di cortesia.
Poi quello cominciò a snocciolargli i nomi delle pietanze... fece finta di capire (anche perchè chiedere spiegazioni sarebbe stato scortese) e rispose:

"Ci porti due porzioni di chapati ... ehm... belle abbondanti... con contorno di tajine, ma senza sanneh mi raccomando, che non lo digerisco proprio; naturalmente va bene lo chai, portatemene due bottiglie, bello fresco eh... no la sharbat è meglio di no, la signora non gradisce."

Facendo finta di nulla salutò l'oste e tornò da Velien, esordendo con un 'tutto a posto, ora arriva la pappa'.
Non gli era passata minimamente per la testa l'idea di chiedere informazioni a quel buontempone: non voleva mettere ancora a dura prova la propria capacità di sopportazione.
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Re: [Avventura 5] La Morte della Luna

Messaggioda Lunastella » gio lug 15, 2010 11:06 pm

Arzhulenn osserva avidamente ogni particolare dello spazio mistico che si apre ai suoi occhi.
Non c'è alcun dubbio: ogni singolo granello di polvere di quella stanza trasuda magia mistica; il potere è talmente forte da esercitare un effetto quasi ipnotico sull'occhio vigile che sfiora uno ad uno gli oggetti che compongono lo scarno eppure essenziale arredamento.
I libri, preziosi scrigni di conoscenza e di informazione, sono il tema dominante dello spazio che pare quasi dilatarsi per fare posto all'enorme patrimonio di Sapienza racchiuso in quell'antro dall'aspetto rassicurante, che tanto ricorda alla kentan il familiare ambiente del laboratorio in cui ha trascorso tutta l'adolescenza e la prima giovinezza, al di là el mare nella sua lontana Ybn Ynis.
"Che i due soli ti siano propizi" le ha detto il vecchio Hussein, nel salutarla.
Ora le delicate fattezze delle sue statuine sembrano invitarla a penetrare ancor più profondamente in quella dimensione di misteriosa fascinazione: Arzhulenn è consapevole di essere osservata da innumerevoli piccoli occhi da cui traspare l'anima delle ancestrali creature, la cui essenza è rinchiusa in quelle aggraziate figure lignee.
La sua mente analitica la ammonisce di non cedere all'incanto, poiché l'ultima volta che ha permesso alla sua anima di lasciarsi catturare dalla meraviglia di un suono si è ritrovata circondata dalle truppe di Kamal, catturata e strappata senza troppi complimenti dal suo consueto piano dimensionale!
Eppure… eppure forse è troppo tardi per rimanere impassibile osservatore di un fenomeno che ha ormai assorbito ogni singola fibra della sua attenzione.
Razionalmente la Kentan non potrebbe escludere la possibilità di un nuovo ingannevole tranello, destinato a trascinarla nell'abbraccio micidiale e sempre più stretto dei due soli.
Ma come è dolce quell'inganno… come è caro al suo cuore e che grande sensazione di pace ed armonia la pervade… è come se l'intera sua esistenza precedente trovasse finalmente il compimento di uno Scopo Primario: essere proprio lei - Arzhulenn - proprio in quel singolo Istante e in quello Spazio, nel qui e ora del Tempo Quantico.
Non vi è paura nel suo cuore mentre cammina lentamente verso la venerabile Hadiya, ascoltando parole che forse sono pronunciate soltanto nella mente, ma che scendono dirette al cuore, nella carne e nei sensi.
Ella è il Centro esatto del mondo, sospesa tra passato e futuro, cieca e al tempo stesso lungimirante, come la sabbia di una clessidra che scandisca il trascorrere lento e inesorabile di quell'illusione che gli esseri senzienti chiamano "tempo".
Terribile deve essere la sua collera, eppure sorride nel viso dove mille arabeschi di vita vissuta si intrecciano per raccontare raggi di sole e spifferi di vento, gocce di pioggia sferzante e polvere delle innumerevoli strade percorse in salita.
Inquietante e rassicurante… materna e snaturata: Hadyia la Veneranda Signora.
Arzhulenn china il capo in segno di deferenza, aprendo interamente la mente all'osservazione silenziosa che si insinua ora nei suoi pensieri: non le sembra sbagliato che Ella passi al vaglio tutto quello che fa parte del suo essere… solo una piccola ansia la attraversa nel percepirne la delusione… come vorrebbe - Arzhulenn - superare quell'esame ed essere considerata degna della sua stima… e del Grande Onore che le ha fatto mostrandosi e accettando di accoglierla in quello Spazio Sacro.

Quando l'esame infine ha termine e la Signora parla, Arzhulenn non riesce a focalizzare i propri pensieri sul soggetto a cui sono riferite le parole "è meravigliosa non è vero?"

Dopo un breve istante di riflessione, la Kentan decide infine di confessare sinceramente la propria indecisione… in ogni caso Ella l'ha già di certo percepita e a nulla varrebbe l'ipocrita tergiversare della sua evidente ignoranza.

Rialza il capo e fissa il guizzo smeraldino delle sue pupille nel bianco di quelle della Signora e con voce stranamente calda e melodiosa risponde a suo modo alla sibillina domanda.

"Buongiorno Hadyia… sono Onorata di trovarmi qui alla tua presenza. Tutto è meraviglioso nella terra di Najah, se ad essa sono riferite le tue parole… e tutto è meraviglioso nella tua casa… le statuine e la vita arborea che scorre in quella splendida pianta che pare essere il cuore di questo luogo… ma ecco… ho qui per te un dono, per farmi perdonare del mio ritardo… - e così dicendo Arzhulenn prende dalla sua bisaccia la statuina acquistata da Hussein e la porge con un inchino alla vecchia dama, sfiorandone al tempo stesso la superficie con una lieve carezza - l'avevo presa per me, ma ora comprendo che ella bramava venire da te per unirsi alle altre sue simili. Ti prego di accettarla come un piccolo pegno del rispetto che nutro per la tua venerabile persona."

Ciò detto, la Kentan avanza di un passo verso Hadyia e lì rimane in deferente silenzio, in attesa che Ella le rivolga ancora la parola.
Sono ciò che gli altri vogliono vedere di me.
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Re: [Avventura 5] La Morte della Luna

Messaggioda Chimera » lun lug 19, 2010 4:06 pm

«Tutto a posto, ora arriva la pappa»
Il sorriso del guerriero è disarmante, quasi comico.
Cosi divertente che la mia reazione è quella di balzare via dai cuscini dove credevo di potermi rilassare, giusto il tempo per riprendermi dal lungo viaggio, e guizzare verso la porta che conduce all'esterno. Ora non ho tempo di mangiare, nonostante il mio stomaco non sembri del tutto d'accordo con la mia decisione, nè di discutere su quali possano essere le buone maniere del luogo.
Un attimo di troppo e l'intera Najaah sarebbe costretta a rivedere i manuali di buona educazione per essere del tutto certa che invitare una vipera ad un banchetto per uno straniero non rientri nella categoria di pasto gradito.

Alla meglio, trascino dietro di me la lunga gonna, alzandone un'estremità per non calpestarla sbadatamente.
Ho ancora un certa dignità, io.
Mentre una mano sostiene il più o meno spesso strato di tessuto di un colore tendente al bordeaux, l'altra è impegnata nel coprire momentaneamente la scollatura del busto. Shizsaas è troppo piccola perchè riesca davvero a tenerla a freno, ma non posso rischiare che la vedano.
Inciampando su un cuscino mal riposto, o forse era un tappeto piegato maldestramente? mi dirigo verso una possibile via di fuga.
La porta d'uscita è a soli pochi passi, forse sto per svegliarmi.
Certo, c'è la possibilità che la femmina di Troll diventi troppo curiosa. Ma dopotutto, una donna curiosa non è nulla in confronto ad una locanda curiosa.
"Conosco persone che la pensano diversamente"

Il solo pensiero di doverla ospitare sul collo scatena un brivido, che mi sale lungo la schiena e si placa solamente dove le vertebre si uniscono alla nuca, proprio dove vorrebbe accoccolarsi quella sfacciata.
Giovanni... probabilmente non gradirà. Ma a lui penserò dopo.
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Re: [Avventura 5] La Morte della Luna

Messaggioda pandemyc » mar ago 03, 2010 11:46 am

Personaggio: Shakh
Luogo: Najaah, Contrada del Mercato
Ora del giorno: Prime ore del mattino

La frustrazione non era un'emozione nota a un Sacerdote di Ashkal. Il caldo non aiutava affatto a mantenere lucidità. Ovunque fosse capitato, qualunque beffardo destino si stesse disegnando a lui non importava. Ashkal importava. Soltanto il Dio meritava la sua attenzione e Egli dalla sua grande maestosità mandava segni. Segni di una profezia dove forse lui aveva un ruolo. Lui e quella Troll.

Il Caracse era diverso. Ne comprendeva le leggi e conosceva chiaramente quale fosse il suo dovere. Un Sacerdote di Ashkal non chiede cibo tra i suoi simili ma lo ottiene perché gli spetta. Ma un Sacerdote di Ashkal non viene tollerato fuori dalle sue terre. I corrotti Cavalieri di Couronnia, i folli Nani delle Gallerie, i presuntuosi Efli di Almenion operano persecuzioni. Approfittano della loro magia e del loro ingegno per massacrarli. Ma Ashkal ha dato agli orchi la forza. Ashkal concede la saggezza ai suoi sacerdoti che devono guidare i clan alla vittoria.

Forse vedere se stesso sul campo di battaglia vittorioso e glorioso è un segno. Forse è qui per questo. Per compiere il volere del suo Dio.

Ashkal lo poneva dinanzi a delle scelte e quindi non doveva cedere al suo desiderio di porre fine a tutto ciò. Doveva aspettare e carpire meglio i segni. In questo luogo non sembrano temerlo e forse avrebbe potuto tollerare ancora per un pò questa umiliazione. Se questo era il destino che aveva disegnato per lui Ashkal allora

Che sia fatta la tua volontà!

"Ho fame! Dammi del cibo e dimmi cosa vuoi in cambio! Hassam!"
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Re: [Avventura 5] La Morte della Luna

Messaggioda Barimoor » gio ago 05, 2010 7:16 pm

Personaggio: Giovanni
Luogo: Najaah, Contrada del Mercato - nella Locanda


Non fai in tempo a sederti che in un ampio svolazzo di gonne, la ragazza balza in piedi e corre verso la porta.
Dall'aspetto alterato del volto e dall'espressione degli occhi, si direbbe che qualcuno la abbia appena apostrofata in malo modo, così volgare da offenderla. O forse le si è spezzata un'unghia, si sa, le donne sono così volubili.

Ciò che è sicuro che si è precipitata come un fulmine fuori dalla porta mentre tu ancora ti stavi accoccolando sui cuscini. Intorno a te sguardi stupiti, sospetti, allarmati. Ti senti perforare la guancia perfino dallo sguardo dell'oste.

E il secondo successivo, lentamente, uno degli avventori a te più vicini si alza puntando con aria torva gli occhi su di te. Noti che sono leggermente strabici e paiono osservarti la spalla piuttosto che il volto. E' piuttosto robusto e qualcosa nella sua postura ti rammenta Shakh: forse la mascella pronunciata e serrata e le spalle massicce leggermente incurvate in avanti, con quel linguaggio corporale che già conosci che predispone all'aggressività.

"E' bene che ti tenga stretta al guinzaglio la tua cagnolina", muggisce con voce baritonale, "Anzi, perchè non esci anche tu e non ti trovi un altro posto dove portare quelle chiappe rosa?"


Personaggio: Velien
Luogo: Najaah, Contrada del Mercato - Fuori della locanda

La luce abbacinante fuori del locale ti costringe ad alzare una mano a proteggere gli occhi socchiusi, mentre la porta della locanda sbatte alle tue spalle. Sembra che sia aumentata visibilmente nel poco tempo che vi siete concessi là dentro.

Rapida e sinuosa, Shizsaas fa capolino nella curva morbida dei seni con una incredibile espressione di curiosità sulla testolina da rettile. Ma le badi a malapena, trattenendo a stento le parole con cui avevi deciso di apostrofarla, sorpresa dagli eventi. Tre cose catturano la tua attenzione.

La prima cosa che noti è che nel cielo è ben alto un secondo sole. Brilla e scalda in maniera notevole, e la sua luce bianco-azzurra si sposa con quella dorata del primo sole creando una commistione visiva così potente da poter a stento rivolgere lo sguardo al cielo.
La seconda è che della kentan non vi è traccia.
La terza è che proprio in questo istante le due guardie che avevi già visto si stanno affacciando alla porta della sede della Milizia, insieme al loro capitano. Il loro sguardo è piuttosto accigliato e non promette nulla di buono.



Personaggio: Shakh
Luogo: Contrada de Mercato

L'omaccione amplia il suo sogghigno, gonfiando contemporaneamente petto e bicipiti in un gesto che comprende la sua assoluta mancanza di timore.

"Vuoi dirmi che possiedi anche dell'oro? E dove lo hai rubato, eh?"

Fa un cenno ai suoi due magri aiutanti, che fermano l'enorme spiedo mentre lui gli si avvicina con passo caracollante. Estrae dalla cintola la grossa daga, che si rivela piuttosto bisunta, e con gesti rapidi e sicuri taglia una grossa fetta dalla carne che sta arrostendo. La più grossa bistecca che tu abbia visto, e ha un aspetto così succulento che trattieni a stento l'acquolina in bocca.
La sbatte senza troppa grazia su una fetta di pane leggermente tostato al fuoco e ti porge il tutto con una mano, aprendo al contempo l'altra in un gesto inequivocabile di richiesta.

"Sono tre scudi d'oro, Hassam".

E prima che tu gli possa rispondere, si gira e lancia una occhiata ai due ragazzetti, muovendo rapidamente le labbra.
Ha commesso un errore, perchè tu lo stavi giusto guardando e hai interpretato ciò che vuol comunicare leggendone il labiale: esule.
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Re: [Avventura 5] La Morte della Luna

Messaggioda Sheyraen » ven ago 06, 2010 2:41 am

Personaggio: Arzhulenn
Luogo: casa di Hadyia
Ora: prime ore del mattino

La coppa vuota scivola nel palmo della mano e le dita si chiudono a ghermirla, scricchiolando come sottili rami assetati mentre Hadyia la porta alla bocca.
Prima che però raggiunga le labbra e il velo che vibra davanti al suo respiro pacato, la vecchia la allontana di nuovo, facendole percorrere una sorta di cerchio prima di avvicinarla di nuovo, quasi stesse compiendo un suo personalissimo rituale.
Il sorriso non è mutato quando le hai parlato e sebbene nella luce morbida della stanza i suoi occhi di antica statua appaiano bianchi e vuoti, ora senti che lo sguardo si è spostato nella piccola conca lignea che tiene nel palmo della mano, mentre la dondola quasi a verificare che nulla contenga.
Ne sembra stupita in effetti, a giudicare dallo scatto della testa e dal suo adagiarla subito dopo sul tavolino, accanto alla brocca, con fare dispiaciuto.
La stessa mano ricade in grembo, mentre l’altra che per tutto il tempo è rimasta tesa a palmo in alto verso di te, si piega infine e prende ad accarezzare uno dei cuscini, lisciandolo allo stesso modo con cui ci si dedica a un compiacente animale domestico.
«Quale dei giorni è buono per te, orgogliosa creatura?» domanda con la stessa voce pacata, paziente, dalle vocali prolungate, che ti ha sfiorata prima «I due soli ti saranno propizi se li onori entrambi» per un attimo dondola la testa, musicando a labbra strette una sorta di canto dal ritmo corto e spezzato.
Non sembra volere davvero una risposta.
Poi ride, frizzantina e contenta e torna a scagliare il suo sguardo su di te prima, poi sulla statuina che le porgi, e di nuovo su di te.
«È stato buono il giorno che ti ha portata da loro, io dico»
Il suo volto sembra fisso su di te, eppure gli occhi non stanno mai quieti.
Semplicemente sembrano abbracciare il Tutto e il Nulla, come se entrambi fossero importanti in pari modo.
«Suvvia, perché indugi? Siedi e versami da bere che la pioggia non ha fretta di cadere» sospira e il velo sfarfalla davanti a lei sottolineando un pizzico di impazienza.
«Vedi, figlia…» prende a mormorare in tono intimo, dando per scontato che obbedirai al suo invito «È meravigliosa, sì, sì… lo so… è fatta per te»
Un’ombra scende nella stanza, quasi una nuvola abbia deciso di giocare per un istante sui due soli, e la brezza che lascia rotolare oltre i veli alle finestre discende morbida lungo le pareti, accarezzandoti la schiena come se stesse cercando un tuo brivido.
Hadyia si abbandona per un momento sui cuscini, quasi fosse soddisfatta e lì resta immobile, apparentemente avvolta in un sonno molto profondo.
Non ha preso la statuina dalle tue mani, anche se mentre ti parlava, qualche volta hai percepito il suo sguardo andare su di lei.
Prima però che l’ombra abbia concluso il suo ludico viaggio, la vecchia si drizza di nuovo, assumendo una postura elegante, severa, austera che tanto ti colpisce per la sua familiarità.
Impieghi qualche istante ad afferrare il ricordo che sembra volersi affacciare in punta di piedi sui tuoi sensi, per sfuggirti più e più volte, prima di fermarsi definitivamente: in lei vedi te stessa.
«Sì…» riprende Hadyia in un sussurro complice, allontanando la statuina che le porgi «La brama è la chiave. Ella è speciale per te? Se è così, allora non vorrà compagnia d’altri. Fatte non bene come lei! Tz!» picchia improvvisamente la mano su uno dei cuscini e la sua voce si fa secca e dura «Indegne!»
Quindi si ferma e ti porge il profilo, mento alto e superbo, prima di sciogliere infine le spalle e la schiena in un inchino verso un’invisibile platea.
Sorride dolcissima ora e ti guarda con la coda dell’occhio.
«Pensi sia un caso? Nulla è mai per caso, orgogliosa creatura. Qual è la tua prova per essere degna di tanta meraviglia?»
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Re: [Avventura 5] La Morte della Luna

Messaggioda pandemyc » ven ago 06, 2010 11:19 am

Personaggio: Shakh
Luogo: Contrada del Mercato

Nel trambusto di tutti gli accadimenti recenti non si era reso conto di quanto in realtà fosse affamato. Quel tizio credeva di intimorirlo con la sua stazza e con l'esibizione di una daga. Stupido infedele. Parlava di "scudi" ma poco prima aveva parlato di "oro". Ne disponeva. I Sacerdoti di Ashkal ottengono numerosi proventi dalle razzie dei Clan. Ma l'oro è molto più utile forgiato in ornamenti che in moneta.

La moneta di Ashkal è il sangue.

Shakh porta la mano alla cinta e stacca la sacca con le monete. Prende cinque pezzi d'oro e li porge all'uomo.

"Non possiedo scudi. In che modo forgi l'oro non ha importanza, quello che conta è che sia oro. Prendili e dammi il cibo. E dimmi, perché mi hai chiamato esule?"

Spoiler: show
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